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giovedì 8 settembre 2011

Gli antichi insegnamenti dei nativi americani


Con estremo piacere ospitiamo la presentazione del nuovo libro di Story ai quali insegnamenti ci siamo ispirati come Comunità RNCD

Gli antichi insegnamenti dei nativi americanidi Manitonquat - Medicine Story
Terra Nuova Edizioni
cod. EA083 - pp. 220 - € 12,00
(per gli abbonati € 10,20)


L'autore si ispira agli insegnamenti degli anziani nativi d'America per proporre un percorso di riflessione e cambiamento che coinvolge la vita di tutti gli esseri umani e la salvaguardia del Pianeta. Dalle parole e dagli esempi degli anziani maestri emergono quelle Istruzioni Originarie che, benchè siano tra i principi innati, gli esseri umani hanno dimenticato. Manitonquat sostiene, con passione e devozione, la necessità di recuperare e praticare questi insegnamenti per ricostruire un mondo più giusto per tutte le specie che lo abitano. Un libro delicato e penetrante, gioioso e poetico, intriso di un profondo rispetto per l'Universo e per tutte le creature.

Un passo tratto da pagina 14 e seguenti del libro dal titolo "Gli esseri umani hanno dimenticato le Istruzioni Originarie"

Ho percorso tutto il Nord America per ascoltare le parole degli anziani nativi. Ciascuno di loro aveva immagini, storie e profezie diverse, ma il messaggio era lo stesso. Quando domandavo perchè gli uomini si comportano in maniera così tremenda verso la Terra e tra loro, mi rispondevano che gli esseri umani avevano dimenticato le Istruzioni Originarie.

Era un messaggio che non avevo mai sentito e che quindi non potei fare a meno di ascoltare attentamente. Ogni cosa nella creazione, dicevano, possiede uno spirito istruito dalla Sorgente, lo Spirito della Creazione. Quindi tutto ha lo stesso valore, tutto è sacro. Ciò significa, affermavano, che la creazione è buona e perfetta, affidabile e molto bella. Tutti gli spiriti sono collegati per mezzo dello Spirito della Creazione. Ciascuno funziona e si realizza seguendo le leggi naturali, note a molti popoli nativi come le "Istruzioni Originarie".

Sono queste Istruzioni che fanno in modo che l'erba sia erba e sia verde, gialla o bruna. Che il melo fiorisca e produca mele e non pigne o ghiande. Che in inverno le oche volino verso sud mentre il corvo e la ghiandaia le osservano andar via, ma restano. Il sole segue le sue Istruzioni per elargire luce, energia e calore. La luna, passando lealmente attraverso le sue fasi, permette di segnare il trascorrere del tempo; la Terra segue il suo percorso circolare che porta il rinnovamento delle stagioni.

Naturalmente questo non significa che tutto è qui per noi, che gli esseri umani sono la ragione e l'intenzione ultima della Creazione. Questo è un mistero che gli scienziati e i filosofi più saggi non sono in grado di sciogliere, ma se tu pensi di comprenderlo e di conoscere il suo segreto io rispetterò comunque la tua convinzione.

La vita in tutte le sue forme si sviluppa, si riproduce e decade. Si alimenta e si offre come nutrimento, trasformandosi in nuova vita. Tutto funziona alla perfezione. C'è equilibrio e armonia. Stando seduti su un'altura lontano da tutti potete percepire l'equilibrio, l'armonia, l'interdipendenza, la completezza e la perfezione della Creazione. A quel punto vi accorgerete di non essere un osservatore esterno ma una cosa sola con la Creazione, di esserne parte. Anche tu hai un posto e una funzione, anche tu sei completo e perfetto: sacro.

Lo stress domina le nostre giornate, l’inquinamento le avvelena. Possibile che non ci sia un altro modo di vivere? La ricerca di alternative al nostro sistema di vita è un tema che sta diventando sempre più attuale e condiviso. Diversi maestri spirituali e rappresentanti di culture minoritarie rispetto alla nostra, ci dicono che «si può fare».

Nel suo ultimo libro Gli antichi insegnamenti dei nativi americani, Manitonquat, detto anche Medicine Story, ci introduce ai principi fondamentali su cui il suo popolo basava la propria presenza nel mondo. Li definisce «Istruzioni Originarie», che sono presenti in ogni essere umano e lo orientano verso la cooperazione, la vita pacifica, rispettosa di tutti gli esseri, in armonia con l’ambiente naturale e libera da logiche di sopraffazione, violenza e paura. L’affermazione è affascinante e apre il cuore all’ottimismo e alla speranza nel futuro della nostra specie e del Pianeta.

Con questo atteggiamento interiore partiamo per andare a incontrare Story, in Italia per un ciclo di incontri e seminari. È l’inizio di un fine settimana lungo, sulle strade molte auto, molte persone che viaggiano verso i luoghi di villeggiatura dove concedersi finalmente l’agognato riposo per poi sottoporsi al massacrante ritorno in città, il tutto in poco più di quarantottore… un esempio del nostro stile di vita!

È una mattina ventosa, e Story ci riceve nella cucina della casa in campagna, dove è ospite, accanto a lui, Ellika Lindèn, sua moglie e compagna.
Story è un uomo di ottant’anni, alto, con lunghi capelli grigi. Il suo aspetto è fiero, i modi gentili e la risata pronta. Il viso, segnato dal tempo, esprime la bellezza della vita vissuta con convinzione, come quello di Ellika, che ci osserva con grandi occhi blu, dolci e sereni.

Le curiosità sono tante, e cominciamo con le domande. Story, nel tuo libro dici che gli anziani non davano insegnamenti diretti, ma erano esempi viventi. Oggi, nella nostra società, abbiamo pochi esempi da seguire. Cosa possiamo fare?


Penso che gli esempi positivi siano più numerosi di quello che generalmente si crede, e che tra la gente comune possiamo incontrare tante persone che vivono bene e a cuore aperto. Ammetto che è difficile, perché dobbiamo ricordare che per più di cinquemila anni la civiltà si è basata sulla dominazione mentre noi, come specie, siamo diventati umani attraverso la cooperazione e la collaborazione. Nessuno dominava, né sugli esseri umani né sugli animali, e nessuno possedeva la terra. Per collaborare tra noi avevamo necessità di comunicare sempre meglio e da qui è nato il linguaggio: alla collaborazione e alla comunicazione dobbiamo la nostra sopravvivenza. Poi, mentre ci distribuivamo nel mondo, abbiamo cominciato a vivere in piccole comunità di 150 elementi al massimo. Non dimentichiamo che un essere umano nel corso della sua vita può arrivare a conoscere bene più o meno 150 persone, oltre quel numero diventa difficile. Quando, a causa della pratica dell’agricoltura, la crescita della popolazione è esplosa, le piccole comunità sono scomparse e con loro il cerchio e il gruppo di sostegno. Prima le persone sapevano di essere protette dalla nascita alla morte, prendersi cura gli uni degli altri era la norma. All’improvvisohanno dovuto immaginarsi come sopravvivere circondati dalla paura anziché dalla fiducia reciproca. La paura fa emergere l’aggressività, così da allora in avanti la storia del mondo è diventata storia di aggressione, violenza e conquista. Gli imperi sono sorti e si sono disgregati e tutto quello che è venuto in seguito ha continuato a basarsi sullo schema della dominazione. Osserviamo il mondo in cui viviamo: i governi, il mondo degli affari, il sistema scolastico e quello sanitario, tutte le nostre istituzioni sono basate sulla dominazione.

Secondo te, è possibile vivere in questa società e mantenersi integri e con il cuore aperto?


È possibile, ne sono certo. Conosco molte persone che già vivono così. Ti voglio parlare di un cammino particolare, su cui ho impostato la mia comunità e cresciuto i miei figli, che è quello del co-counseling. Il co-couseling è una comunità internazionale, nata circa sessant’anni fa con la presa di coscienza del fatto che quello che non conosciamo di noi stessi è costituito da cose nascoste, che portiamo impresse dentro di noi da quando eravamo molto piccoli. Sono la conseguenza del modo in cui siamo stati ascoltati o ignorati, abusati o abbandonati.
Crescendo, portiamo dentro di noi senza saperlo tutta questa confusione, che ci impedisce di attingere all’intelligenza naturale, alla gioia per la vita, al pensiero indipendente e allo spirito di collaborazione che avevamo quando siamo nati. I sentimenti e le emozioni forti che affiorano, hanno origine nel passato e se riusciamo a esprimerli profondamente attraverso il corpo, piangendo, tremando, gridando, sentendoci scossi, arriviamo a liberarcene.
Più lo facciamo, più ci liberiamo e ci avviciniamo allo stato originario di apertura, rilassamento e godimento della vita. Sto parlando di persone che come me hanno seguito questa pratica per molto tempo. Questo è un metodo con cui ognuno potrebbe attrezzarsi per sopravvivere nel mondo attuale. Il co-counseling non aspira soltanto alla sopravvivenza, ma punta al cambiamento del sistema, a renderlo più umano, in modo che ci nutra e ci sostenga. A questo proposito sono stati creati i «gruppi di liberazione». Ce ne sono molti, uno per ogni tipo di oppressione, tutte con lo scopo di immaginare come uscire dalle diverse situazioni in cui restiamo bloccati.
Tutti noi siamo vittime di una comune oppressione, l’adultismo. Quando eravamo piccoli nessuno aveva rispetto dei nostri sentimenti, delle nostre sensazioni e dei nostri pensieri, ed essendo cresciuti in quel sistema, tendiamo a perpetuarlo con le nuove generazioni, a meno che non cominciamo a cercare la nostra liberazione. La mia proposta per risanare la società - ma non dico che questo sia l’unico modo, è quello che va bene per me - è di ritirarsi e dare inizio a una società diversa su dimensioni ridotte, tornando al modello della tribù. Ricordate? Centocinquanta persone che vivono insieme conoscendosi veramente bene, con il cuore aperto gli uni verso gli altri, capaci di prendersi cura dei bambini e degli anziani. Piccole comunità che abitano la terra con lievità, producono la propria energia pulita, coltivano il proprio cibo biologico, vivono il più semplicemente possibile alla luce di valori autentici connessi alla profonda relazione che ci lega gli uni agli altri e con tutte le creature.

È vero, è importante lavorare per cambiare se stessi e costruire queste piccole comunità. Ma ci sono questioni ambientali e sociali così urgenti, che molte persone sentono la necessità di agire, prima che i danni diventino irrimediabili…


Sono completamente d’accordo. Non sto suggerendo di andare a vivere in un monastero o sulla cima di una montagna. Personalmente voto in tutte le elezioni, sottoscrivo migliaia di petizioni, appartengo a numerose associazioni ambientaliste e progressiste, insomma faccio tutto quello che posso. Anni fa ho partecipato a moltissime manifestazioni e marce contro gli impianti nucleari e per la pace. Bisogna continuare a insistere e sono grato a tutti quelli che si impegnano in quei settori. Allo stesso tempo però mi piace pensare di creare un modello di mondo diverso, secondo lo slogan: «Un altro mondo è possibile». Mi piace l’idea che ci siano luoghi dove si può vedere concretamente che è possibile vivere in modo diverso. In questa prospettiva, quando ho appreso dai miei anziani che dovremmo vivere in cerchio, ho cercato di creare un modello che integrasse il cerchio con il co-counseling. Il cerchio rappresenta un modo umano di stare al mondo, dove ognuno ha la stessa importanza. Il co-counsling permette di creare relazioni profonde, aiuta le persone a vincere l’isolamento e a darsi reciproco sostegno. Questo è il modello che propongo nei miei scritti, negli incontri e nei campi che conduco.

Che messaggio ti senti di inviare alle persone che cercano di creare comunità qui in Italia?


Le comunità che conosco si muovono generalmente nella direzione giusta, il cuore è al posto giusto. Queste persone comprendono, meglio del resto della popolazione, la relazione corretta con la terra e tutte le altre creature. Cercano di imparare a mangiare in maniera più sana e a prendersi cura di se stessi. L’aspetto su cui potrebbero riflettere un po’ di più o su cui potrebbero ancora fare delle scoperte è quello dei sentimenti, delle emozioni e delle relazioni con le persone che li circondano, partner, figli, genitori e collaboratori. Perfino in comunità come gli ecovillaggi, questo sembra essere l’aspetto che crea più difficoltà. Il fatto di essere cresciuti in un mondo caratterizzato dall’oppressione li influenza ancora, e quindi condiziona anche il modo di educare i bambini. È importante rispettare i sentimenti dei bambini, evitare di dir loro che sono sbagliati o cercare di allontanarli dalle loro emozioni. I bambini hanno delle opinioni, sono intelligenti, non sono dei piccoli esseri umani
ancora informi!

Se tu volessi spiegare a queste persone quanto è importante avere un cerchio?


Per prima cosa, se non hai un cerchio lasci sempre fuori qualcuno. Lo lasci fuori dal tuo cuore, dalla tua comprensione, dalla relazione, dal processo decisionale. Il cerchio include tutti. Come non mi stanco mai di ripetere, nel cerchio tutti hanno la stessa importanza, ognuno ha qualche esperienza particolare, un modo speciale di vedere le cose che è utile all’intera comunità. Quando non c’è il cerchio si ritorna al sistema di dominazione, anche senza averne l’intenzione. Se ci sono delle persone in gamba in cui si accentrano tutte le responsabilità, si crea sempre un sistema in cui c’è oppressione.

Perché una persona dovrebbe leggere il tuo libro, cosa può imparare?


Queste lezioni vengono da un tempo antico ormai passato. Una volta un carcerato mi ha detto: «Tu sei l’unico anziano che mi è rimasto e non ti resta molto… e io non ho altri anziani con cui rimanere in contatto». È stato così che ho deciso di scrivere questo libro, per chi è interessato a sapere che in passato ci sono state delle persone che vivevano in modo migliore di come viviamo noi oggi.
Leggendo questo libro si può conoscere il punto di vista dei miei anziani e anche il mio, che ho attraversato tutti i cambiamenti dagli anni ‘60, quando ho cominciato il mio apprendistato presso gli anziani, fino a oggi. Penso che sia importante fare propria l’idea di vivere in cerchio secondo l’istruzione del rispetto, oltre a praticare l’apprezzamento e il ringraziamento. Già da sole queste istruzioni basterebbero a portare tanto bene nel mondo. Insisto ancora sul cerchio: se lo accetti non puoi uccidere un’altra persona, non puoi andare in guerra perché tutti intorno a te sono parte del cerchio. Allo stesso modo non opprimerai i tuoi simili, non cercherai di usarli per ricavarne profitto economico. Offrirai loro i servizi e i prodotti che hai creato o coltivato a partire dal tuo cuore, non perché vuoi ottenere, ma perché desideri condividere, e questo fa riferimento all’istruzione della generosità.

Un’ultima domanda, più personale. Tu ed Ellika non siete più giovani e siete delle persone molto belle e vitali. Ci vuoi dire qualcosa sull’invecchiare?


La vecchiaia è una fase della vita che spero tocchi a molte persone. Accadono un mucchio di cose buffe. Al tuo corpo succedono cose che non avevi mai provato prima, e ti chiedi: «Ma cos’è questo dolore che sento qua?». A suo modo è una faccenda interessante. È difficile parlare a nome di tutti gli anziani, specialmente perché in passato mi è capitato di visitare delle case di riposo dove le persone avevano più o meno la mia età e la maggior parte erano piuttosto malandate, immobili di fronte alla tv. Mi è capitato di suonare il pianoforte per loro, anche perché le canzoni che conosco e con cui sono cresciuto sono le stesse della loro gioventù. Ricordo una volta in Danimarca, quando mi sono messo al piano c’era un uomo immobile, seduto lì accanto. Tutti insieme abbiamo cominciato a cantare vecchie melodie e lui sempre immobile. Poi quando ho sollevato lo sguardo mi sono accorto che una lacrima gli solcava il viso. La vecchiaia non è divertente per tutti. Una cosa che non mi piace delle attività per gli anziani è che fanno sempre tutto tra loro. Di solito abitano in residenze riservate a persone della stessa età e classe sociale. Lo stesso vale per le gite e gli alberghi. Non incontrano mai altre persone, soprattutto bambini, e questo è veramente sbagliato. Si può parlare di vera vita comunitaria, solo quando persone di età diverse stanno insieme, compresi i bambini.
Per me la vita si mantiene molto interessante, continuo a leggere, studiare, imparare, seguendo quelle che chiamo avventure della mente, poi vado in posti nuovi e mi occupo di cose che non avevo mai fatto prima. Mi piace viaggiare con la mia compagna, insieme ci divertiamo un mondo. È importante apprezzare le stesse cose. Cos’è, che ci aveva divertito così tanto l’altro giorno, Ellika? Ellika ridendo: «Ce lo siamo dimenticato!».
Anche questo è parte del divertimento ma qualche volta mi fa un po’ paura… è necessario molto senso dell’umorismo e a me piace ridere di
me stesso. Occuparmi delle mie dimenticanze significa anche riderci sopra. Ecco una storiella su tre anziane sorelle che vivevano insieme. La prima va in bagno e da lì grida alle sorelle: «Stavo entrando o uscendo?». La seconda risponde: «Non lo so, vengo a vedere». Comincia a salire le scale e si domanda ad alta voce: « Stavo salendo o scendendo?». La terza che è in cucina a prendere un tè, dice tra sé: «Non sono mica come quelle due rimbambite. Tocca legno!». Picchia sul tavolo, toc toc, e subito: «Chi è?». Diventando vecchi si è più rilassati, si è obbligati a rallentare e si notano di più i dettagli. C’è una profonda relazione tra l’anziano e il bambino piccolo che si agita molto, corre e poi all’improvviso si ferma a osservare. Anche l’anziano, muovendosi lentamente, fa una pausa e si guarda attorno. Entrambi si prendono il loro tempo, si divertono e vivono nel momento presente, senza preoccuparsi di dove corre il resto del mondo».

Chi è Manitonquat – Medicine Story
Manitonquat è scrittore, poeta e contastorie. È stato Capo delle cerimonie degli Assonet Wampanoag. Ha collaborato con le riviste di cultura dei nativi Heritage e Akwesasne Notes ed è editore della pubblicazione Talking Stick. Ha preso parte al Movimento per l’unità spirituale degli indiani nordamericani ed è cofondatore del Consiglio di guarigione tribale. Da tempo dirige un programma per portare la realtà del Cerchio tra i detenuti di diverse carceri statunitensi, dove è anche insegnante di co-counseling. Con la moglie Ellika Lindèn conduce incontri e campi estivi in molti paesi del mondo per far sperimentare la vita tribale, la condivisione e la cura reciproca tra persone di tutte le età. Ha pubblicato innumerevoli libri. Sono stati tradotti in italiano: Ritorno alla creazione, Urra Edizioni e Cambiare il mondo, Spirito Libero.

Fonti:
L'INTERVISTA DI STORY ..MANITONQUANT



giovedì 30 luglio 2009

IL CERCHIO, COMUNITA' NAZIONALE DI CLOWN DOTTORI & SOCIALI

Il 25 e 26 Luglio a Flumeri, come ho già accennato e proposto in un post precedente, abbiamo discusso tra l’altro anche della proposta di trasformare il Comitato RNCD in associazione per coordinare le varie attività.
In quest'anno di attività del Comitato ci siamo sperimentati e siamo riusciti nel nostro piccolo a realizzare oltre al raduno di giugno 2009 anche diverse ed importantissime iniziative, come due missioni: AMBULATORIO DI COCCOLE in Abruzzo.

L'ipotesi che si sta valutando è quella di fondare a Gennaio del 2010 un’associazione che dovrà avere solo una funzione di coordinamento e di rete tra le diverse associazioni locali di Clown Dottori e Sociali che manterrebbero la loro identità statutaria.

Insomma, una rete di LillipuZziaMO,...clown che puzzano perché poveri, piccoli, ma belli e con tanta passione di fare le cose.
Il nome di questa associazione proprio per lo spirito che la dovrà contraddistinguere si è pensato che sia quello di: “IL CERCHIO, COMUNITA' NAZIONALE DEI CLOWN DOTTORI E SOCIALI” .

Ho indicato la forma del "cerchio" perché a differenza di altre forme non è piramidale, come ad esempio lo può essere una “federazione”, e proprio per non rischiare di essere verticistica ed accentratrice ed invece nel cerchio ritrovare il rispetto delle diversità e la libertà che deve essere in ogni caso garantita a tutti.

Un associazione nella sostanza che sia si rappresentativa a livello nazionale ma con un cuore che guarda al piccolo, per continuare a promuovere missioni congiunte come quella degli: AMBULATORI DI COCCOLE.

La stessa forma è alla base della stessa esperienza che abbiamo costruito in questi anni con gli appuntamenti fuori rotta e che molte persone hanno potuto apprezzare per la loro modalità.

Una modalità non certo nuova dello stare insieme ma allo stesso tempo avanzata e che ci può consentire di costruire quelle comunità di transizioni, solidali, tra uomini interi: Clown.

La stessa comunicazione all’interno del cerchio è non violenta e si pone l’obiettivo di “riabituarci da ascoltare l'altro”. Oggi comunichiamo molto con diverse tecnologie ma pochi ascoltano riscoprendo ed utilizzando una delle più splendide tecnologie, quella interiore.

L’esperienza che abbiamo portato avanti con "LA BIBLIOTECA dell'ANIMA" ci conforta anche se il percorso è irto d’ostacoli.
Il cerchio di per se già nella sua forma ci consente di sederci tra diversi ma eguali e quindi tra pari. Nel cerchio nessuno è maestro ed il sapere non viene mai utilizzato sottoforma di potere.

In ragione di questi principi cardini gli scopi di questa nuova associazione potrebbero essere sintetizzati così:

  • Costruire una rete delle piccole associazioni locali che a livello di volontariato auto-formando i propri associati condividono solo uno standard minimo generale lasciando ad ognuno anche la libertà di sperimentare nuove materie e nuovi saperi da poi mettere in rete con le altre associazioni nei momenti di incontro;

  • rappresentarci a livello nazionale nel contesto dell’arcipelago clown dottori e sociali;

  • promuovere, organizzare e coordinare eventi, manifestazioni, raduni, missioni umanitarie in Italia ed all’estero e quanto altro utile, necessario e condiviso, per la costruzione di una rete nazionale di clown dottori e sociali;

  • garantire a tutti gli associati uno standard minimo di auto formazione e scambi esperenziali realizzando al proprio interno una “Banca Etica del Tempo e del Dono dei Saperi” con la messa “in vendita” di “AZIONI GENTILI”;

  • garantire l’identità di ogni singola associazioni con le stesse finalità e scopi che potranno aderire per sviluppare e concorrere anche all’azione di riconoscimento della figura e degli stessi percorsi formativi. Nel rispetto dell’autonomia delle singole associazioni aderenti e nei confronti delle parti istituzionali locali e nazionali. Usufruendo delle leggi in materia;

  • nella sostanza non un modello verticistico ma semplicemente di rete “circolare” nella sostanza una "comunità di pari" che sviluppi al suo interno la piena capacità ci ascolto e comunicazione;

  • sono soci dell’associazione “IL CERCHIO COMUNITA' NAZIONALE CLOWN DOTTORI & SOCIALI” i soci fondatori, le singole associazioni aderenti per il tramite del presidente o suo delegato/i.

Signori Clown e Signore Clownesse il battito è aperto.

P.S. un pò come dire che il nostro motto potrebbe essere: Stiamo insieme nel cerchio del dono e dei saperi per realizzare la fiaba della nostra vita di clown e così praticare il sogno" . Nanos


mercoledì 22 luglio 2009

PER IL DIRITTO ALLA FIABA della NOSTRA VITA

Sono quattro anni che insieme a Sidney Journò portiamo in giro per l’Italia il Cerchio, il Council, “la biblioteca dell’anima”, insomma gli “Appuntamenti Fuori Rotta”.


L’esperienza è partita molti anni fa dall’incontro con Manitonquant ed il suo bellissimo libro “Ritorno alla Creazione”. Da lì molti sono stati i cerchi che abbiamo realizzato e che vivono ognuno una propria storia. E, così l’anno scorso, con alcuni di questi amici ed amiche sparse nel globo, abbiamo realizzato anche una comunità “Il Cerchio, comunità libertaria per sognatori pratici” http://sognatoripratici.blogspot.com/ .


In particolare mi voglio qui soffermare su un tema che spesso propongo nei cerchi, quello di trasformare un momento negativo della propria vita in fiaba. Credo che tutti sanno la differenza tra una favola ed una fiaba. Quest’ultima a differenza della prima è priva di giudizi e di morali ed è sempre a lieto fine.

E’ evidente che qui non posso riportare nessun testo di fiabe che in tutti questi anni mi hanno raccontato i partecipanti ai cerchi. E, quando un amico scrittore mi chiese di regalargli un libro gli risposi che i miei sono libri che si possono solo custodire nella “Biblioteca dell’Anima” e che se fosse venuto anche lui una volta al council mi avrebbe regalato il suo ed io il mio.

Una volta con Sidney in Svizzera facemmo un council sul tema “la fiaba della nostra vita” fu bellissimo e, per certi versi, terapeutico per alcuni. La fiaba che cura? Certamente si!

La fiaba è un tipo di narrativa originaria della tradizione popolare. Nella stessa storia dei Nativi d'America si parla di council "delle storie che curano". La fiaba è caratterizzata da componimenti brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come fate, orchi, giganti e così via, ma anche di persone in carne ossa, principi, principesse, donne e uomini normali che per destino diventano eroi.

Ida Magli (antropologa) nel bellissimo libro (purtroppo non più in ristampa) "Onorate il Grande Spirito" (curato da lei nella introduzione) ci accompagna a leggere fiabe fantastiche che loro si raccontavano intorno al fuoco. E, dove il tempo presente, passato e futuro, bisogna consideralo "agente" (nel momento presente).

L’antropologia è scienza dei popoli, e ci ha insegnato anche come le culture (le false credenze, le emozioni negative: attaccamento, invidia, odio, ecc) possono “influenzare lo stato di salute”. L'ambiente quindi non solo fisico ma anche emozionale. L'epigenetica oggi ci conferma come è possibile che attraverso la rescrizione delle nostre "false credenze" possiamo trasformare la stessa chimica del nostro corpo. In proposito potete leggere "La Biologia delle Credenze" di Bruce Lipton o "Chimica delle Emozioni" di Candace Pert e con essa la nostra visione del mondo è la nostra capacità di scoprirci essere umani sani.

Leggendo questo bellissimo libro sulle fiabe dei Nativi d'America ho compreso meglio anche perché Walt Disney non poteva che nascere solo in America, in ragione proprio del quanto, dietro alla sua tradizione di cartoni animati, ci sia la tradizione delle storie “fantastiche” degli Indiani d’America . Certo un po’ consumata e piegata, come ci ha confermato la stessa Ida Maglia, attraverso la metamorfosi dei suoi animali, molto più vicini all’uomo, spogliando, gli animali, della loro “neutralità-istintiva” e dandoci in ogni caso la caratteristica che più ci fa ridere: “non imparano mai”! (loro?!)

Questa metafora, per certi versi la ritroviamo anche nella “Fattoria degli Animali” di Orwell, eppure questa, ancora oggi, non ci ha insegnato niente?

Non so quindi quanti di noi, sentendo questi racconti o vedendo i cartoni animati di Walt Disney siano stati capaci, di ridere di se stessi, perché questa caratteristica “del non imparare mai”, dovrebbe essere una “metafora” (pedagogica) sulla quale l’uomo dovrebbe meglio riflettere anche in ragione del fatto che la “scienza è ignorante”. La stessa malattia è una metafora della nostra vita e quindi essa, molto più vicina all’uomo di quanto si pensi e che al momento, ha perso la sua naturalezza del vivere con gioia e quindi si ammala.

E, così coniamo un nuovo motto “chi non si ferma è perduto”. Fermarsi nel cerchio per riprenderci la vita. Capovolgendo un’altro “paradigma” rappresentato finora dal nostro “chi si ferma è perduto”.

Bel casino, un pò incredulo mi incomicio a porre altre domande: non è che c’è la necessità, di prendere spunto proprio dalle culture più antiche (Indiani d’America, Maya, ecc) e dei motivi perchè questi popoli “primitivi” non hanno mai sviluppato le loro “tecnologie” (di morte) pur essendo stati capaci di svilupparle ? Se pensiamo alle storie fantastiche che circolano su You Tube sull'11 settembre non ci resta che piangere ("september a clus"..questa però non è una fiaba ma una bruttissima favola).

Tutto il mistero della scomparsa dei Maya, degli Inca, resta, e se pure questi fossero riusciti a scoprire la macchina del tempo, come la mia moto da Clown, pensate che l’avrebbero fatta conoscere, come ho fatto io, ai loro conquistatori spagnoli che li rincorrevano per ucciderli ?

Scienza, Fantascienza o Pseudoscienza e lo stesso tema della metafora.
che Ida Magli ci svela quando accompagna i lettori a leggere il suo libro.

Certo, ci si può ritrovare un pò frastornati, quando ci si siede in cerchio, e si inzia a raccontare "la fiaba della propria vita", ma vi posso dire che tutto diventa magico nel cerchio. Non solo voi che la raccontate vi renderete conto di come sia benefica, ma chi vi siede difronte accoglie la vostra fiaba come la creazione di un campo "morfogentico" dove tutto si materializza. E, così possono giungervi all'orecchio consigli di come risolvere una certa questione. O, anche scoprire che difronte a voi è seduta una persona (altra, non quella che in quel momento racconta la fiaba per intenderci ) a noi cara che ci parla, ci interroga, ci consiglia, ci mette alla prova.

La stessa scienza è erede della mitologia greca e latina, che cambia la forma, ma appare uguale, come esperienza, a molti popoli, anche se lontani tra di loro, ma non si fa riconoscere al momento, che la metafora o l’esperienza si compie. Questo è quello che puo capitare a tutti quando si è seduti in un cerchio de "La Fiaba della Nostra Vita".

Qui bisogna rieducarsi però a scrivere le fiabe. Infatti, Ida Magli, ci spiega che: c’è una differenza sostanziale fra i nostri racconti e quelli dei Nativi d’America: “E’ il vissuto del Tempo”.

Nella sostanza, i miti greci li abbiamo fatti uscire fuori dalla storia dandogli il taglio “mitico-fantastico” perché troppo “incredibili e irrazionali”; nel mentre in questi racconti e storie, si avverte il fatto che: “... il presente... il creduto... l’agente” deve essere compreso con la stessa logica del due più due fa quattro e quindi è vero!

Un pò come in questo momento Ida Maglie è uscita dal libro, forse dal libro che è li sul vostro tavolo in cucina, e ci sta spiegando tutte queste cose.

Il tempo “c’è o non c’è” ci spiega Ida e non solo, ma ci invita a credere che il futuro e il passato indichino un tempo che non c’è.

Valle a capire ste donne e per giunta antropologa!

Per favore, Ida, ce la spieghi meglio questa cosa? Gli ho chiesto. E, Lei uscita dal libro si è seduta in cucina e mi ha chiesto di farle un bel te. Era stanca del viaggio che aveva fatto per venire a casa mia, ora mentre vi scrivo sta cosa. E, così riprendendo a leggere il suoi "saggi" appunti mi dice: "A Nanos e me lo chiedi proprio tu?...siamo consapevoli di esistere in un tempo, siamo in grado di distinguere delle fasi: passato, presente, futuro e questa consapevolezza nasce contemporaneamente alla consapevolezza dell’esistenza di ognuno di noi: nel gruppo, insieme al gruppo, ma separato dal gruppo."

“Il tempo... per gli Indiani d’America... è ripetizione... non nel senso che potremmo intendere noi però, ma nel senso naturale del termine, come lo scorrere dei giorni e delle stagioni, sempre uguali ed immutabile, e solo con questo equilibrio, di immutabilità che non significa evoluzione dell’uomo, che lo stesso... tempo... si compie e si manifesta nella sua... evoluzione”.

Questa riflessione propostami così magistralmente da Ida, mi ha fatto pensare di trasferirla nel tempo presente da cui siamo venuti e in cui vi trovate adesso che leggete questa mia riflessione. E, per questo sono tornato indietro con la mia moto del tempo ed ho iniziato a fare questi cerchi usando anche di più le metafore per facilitarli.

Per covenzione dirò: Oggi, adesso, anche se lo dico con un senso di comprensione e angoscia per il nostro futuro è lo stesso tempo, che non possiamo più non credere che non sia dipendente, dalle stesse nostre emozioni e da quello che succede oggi alla natura.

Lo stesso scorrere del tempo, incide sulle nostre emozioni, perchè ricostruisce vissuti. Lo stesso tempo naturale è biologicamente saltato nella produzione forzata dei frutti della terra ed ha prodotto malattie.

Ora quanti di questi vissuti del tempo in negativo (o in positivo) hanno un rapporto, con il nostro contesto ambientale, della nostra vita: casa, lavoro, strada, città, alimentazione, ambienti naturali di vita in genere? Con il nostro stato di salute?

In Spagna hanno fatto una ricerca ultimamente sull'accrescimento dei casi di tumori nella popolazione a causa dei fenomeni sociali di stress, per disoccupazione e per la paura e l'insicurezza nel futuro.

In Psicologia Biosistemica si studia l'incidenza delle emozioni negative sulle patologie e come costruire gli antidoti alle emozioni negative attraverso un processo di trasformazione dell'emozioni stesse. La fiaba?

Ecco oggi abbiamo bisogno di riflettere e quindi fermarci. Fermare la terra e farla rinascere. Lei è incinta. Fermarci noi ed aspettarla che gli vengano le doglie. Fermare la nostra corsa verso un “futuro migliore”, senza riuscire ancora, assolutamente a comprendere appieno, "come fare" per realizzarlo. Per questo c'è bisogno di “fermare il nostro tempo” per riflettere.

Abbiamo perso la capacità di "ascoltare". Ascoltare noi stessi e la terra, oltre che le altre persone che ci sono care, e per questo non riusciamo a fermare il nostro tempo e ritornare in risonanza con il tutto. Ci sentiamo sempre più sballottati tra passato e futuro senza vivere e comprendere il nostro presente.

Credo che le malattie del XXI secolo siano causate sostanzialmente dall'incapacità dell'uomo di trasformare nel tempo presente le sue emozioni negativi ed i suoi bisogni di sopravvivenza. Quindi "fermare il tempo" significa "ascoltarci”, ascoltarci significa guarire.

La fiaba si distingue dalla favola, in cui la componente fantastica è generalmente assente, dalla struttura della narrazione più appunto immaginifica mentre nella favola ha un intento allegorico e morale più esplicito.

Molti pensano che le fiabe sono tradizionalmente pensate per intrattenere i bambini, ma non è del tutto corretto: esse venivano narrate anche mentre si svolgevano lavori comuni, per esempio filatura, lavori fatti di gesti sapienti, ma in qualche modo automatici, che non impegnavano particolarmente la mente.

Quindi non è vero che "sforzarsi" a trasformare un evento negativo della propria vita, attraverso la fiaba e con il lieto fine, significa "andare sul mentale" e quindi uscire dalla logica del council che richiede di agire sul sentito del corpo e sull'emozione. Credo che sia vero il contrario.

Erano per lo più lavori femminili, ed è anche per questo che la maggior parte dei narratori è femminile (le donne hanno maggiori capacità e sensibilità) ; oltre al fatto che alle donne era attribuito il compito di cura- e intrattenimento- dei bambini esse raccontavano le fiabe prendendo spunto proprio dai fatti della vita della vita quotidiana.

Le fiabe tutto sommato erano un piacevole intrattenimento per chiunque, e "davanti il fuoco" erano gradite ad adulti e bambini di entrambi i sessi.

Nel cerchio nella sostanza ho ripreso questa tradizione antica di come forse anche in passato nascevano le fiabe. “Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli e chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra, o episodi della propria vita, dando a volte origine ad un'altra fiaba.”

Tutte le fiabe del mondo hanno caratteristiche analoghe e PROPP definì 31 funzioni narrative per la costruzione di una fiaba. In verità io ne do solo alcune fondamentali - per non complicarci la vita - :

1. trasformare un episodio negativo della vita che state vivendo adesso in questo momento presente in fiaba (qui spiego sempre la differenza tra favola e fiaba);
2. invito tutti i partecipanti ad utilizzaree la propria figura come protagonista e come eroe della fiaba;
3. invito a creare il momento magico di trasformazione ed il personaggio che arriva in aiuto del protagonista (voi);
4. individuare il passaggio della situazione dal negativo al positivo;
5. lieto fine.

Consiglio anche di mantenere indeterminato il tempo, nel senso che passato presente e futuro si confondono e si uniscono nel tempo presente (stesso in cui si racconta la fiaba). Gli stessi personaggi (voi stessi), vivono un epoca e in luoghi che devono si corrispondere all’episodio reale ma possono anche essere fantastici e diversi, nel senso che sono quasi sempre indefiniti (e remoti), mai descritti con precisione, e quasi mai nominati i nome dei luoghi. Tutte le fiabe devono iniziare in ogni caso con il "C'era una volta..." e/o "In un paese lontano..." senza dire ne dove ne quando e finire con "...è tutti vissero felici e contenti.".

I fatti devono essere rappresentati impossibili e i personaggi inverosimili o inesistenti nella realtà quotidiana (molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi esistono solo nella fantasia popolare o mitica, e non di rado sono personificazioni di concetti astratti: il bisogno, il male, il dolore, la speranza, la soluzione, il premio, il lieto fine, ecc.);

E' severamente vietato dare giudizi e inserire aspetti moralistici. E' vietato far vivere al protagonista sensi di colpa. I personaggi sono o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo, la ragione sta sempre da una sola parte;

Inserire con la fantasia frasi o formule magiche;

Apoteosi finale (come ho detto) c'è sempre un lieto fine i buoni, i coraggiosi e i saggi -- o stupidi -- vengono premiati, i cattivi muoiono o vengono allontanati da un incantesimo;

le ragazze povere diventano principesse;

i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono;

la virtù premiata, la bontà vince, sempre.

Lo scopo è evidente: utilizzare la parola, ed in aprticolare lo schema della fiaba come atto terapeutico, la storia che cura.

Lo stesso significato del nome Manitonquant (autore del libro "Ritorno alla Creazione") è Medicine Story. La storia che cura. "La fiaba della nostra vita" che cura (guarisce), questo è un libro che non ho ancora scritto e che non posso scrivere perchè è custodito come già vi dicevo, nella "Biblioteca dell'Anima".

Sull’argomento invece de "la fiaba che guarisce" sono stati scritti molti libri. Se si va su internet è possibile trovarne alcuni veramente interessanti.
Essi però, a mio modesto avviso, affrontano la questione solo da un punto di vista psicologico invece io credo, per l’esperienza che ho verificato personalmente nei cerchi e che ho realizzato attraverso la "Fiaba della nostra Vita", con diverse persone, si produce un “campo” piscomagico ( psicobiologico, psicotranspersonale) che Sheldrake chiama “campi morfogenetici” o Hellinger "costellazioni familiari" e "ordini dell'amore".

Nella sostanza in questi cerchi interaggiscono sempre più "sistemi di comunicazione" (ascolto). Interaggiscono contemporaneamente e quindi non c'è solo una parte cognitiva ma fondamentalmente traspersonale e biosistemica (emozionale) e quindi morfogenetica per me magica.

Così, sia la persona che racconta la propria fiaba, come le stesse persone che ascoltano - con le “intenzioni” del cerchio - ne hanno benefici.

Ne sono certo, per averlo vissuto direttamente, che la nostra stessa percezione subisce un cambiamento che va al di la di noi stessi e si congiunge a quella parte che possiamo chiamare "coscienza universale", quella coscienza che non ci appartiene e dove tutti possono attingere attraverso canali eterei. Coscienza a cui tutti siamo collegati, tanto che persone assenti al contesto e neppure richiamate direttamente dal racconto possono rivolgersi a noi che partecipiamo al cerchio, attraverso un vissuto della persona che racconta la fiaba ed a specchio interagire con noi o con altri. Persone a noi care che magicamente ci chiedono conto e ragione di quello che facciamo e quindi comprendere come è possibile cambiare in positivo la nostra situazione presente.

E, li comprendi che siamo tutti "collegati in rete" in maniera cosi magica che quando ti alzi dalle due ore del cerchio hai consapevolezza di cosa può significare parlare attraverso l’etere e come sia possibile guarire con la fiaba ma anche con quella che ci hanno raccontato le altre persone.

Per questo motivo ho proposto ad un mio amico Medico Oncologo dell'ospedale dove lavoro di realizzare un Cerchio del Clown Scemano che abbia come punti cardini tre aspetti: Il cerchio, La Fiaba, Il sorriso (gioia).

Molte volte mi sono trovato di fronte a persone che in due ore di cerchio hanno focalizzato la possibilità del loro cambiamento e come anche collegato a ciò si sono affievoliti i dolori fisici che avevano all'inizio. Se non scomparsi del tutto.

Questa a mia opinione è la conferma ulteriore di come l’approccio alla presa in cura delle persone deve contenere la comprensione di più sistemi in relazione tra di loro e non uno solo o ancora peggio separati tra essi.

Oggi la iper specializzazione in medicina ha fatto il paziente a pezzi. Lo stesso medico iper-specializzato resta incapace di accogliere la persona nel suo insieme. Credo che il clown dottore debba sviluppare meglio questi aspetti all’interno del proprio intervento.

Ora , ...in verità è prima di adesso, che per voi è passato, ma è già per tutti futuro... per tutelare meglio il "DIRITTO alla FIABA della NOSTRA VITA" ho convocato per domenica 26 LUGLIO a Flumeri (AV) l'Avvocatissimo Gianni Puca, nostro dilettante fiabista, per elaborare un progetto di tutela e presa in cura con "La fiaba della nostra Vita".

Nanos

venerdì 1 maggio 2009

COME LA VITA IN COMUNE PUO' CREARE UN MONDO MIGLIORE?

Crediamo fermamente che è possibile cambiare la realtà che non ci piace ed anche con grande convinzione (personale) ho aderito fin dall'inizio alla costituzione della "Comunità Provvisoria", un "non luogo" dove è possibile confrontarsi tra "diversi" e costruire "castelli in aria" con l'aiuto di poeti, scrittori, imbianchini, contadini, muratori, mierc, fabbri, architetti, filosofi, giocolieri, saltimbanchi, acrobati e clownsm e idraulici, avvocati e scienziamenti vari.

Perchè? Non ero contento di vivere in un mondo di antagonisti e avversari, di violenza e manipolazione, di solitudine e isolamento. Ho sempre saputo che il mondo in cui siamo cresciuti era cosi', ma non necessariamente dobbiamo continuare a viverci.

lo vivo in un cerchio LARGO di persone DENTRO UNA "biblioteca dell'anima" IN COMPAGNIA DI clown dottori ( uomini di medicina) PER REALIZZARE UNA "COMUNITà PROVVISORIA"... LIBERTARIA PER "SOGNATORI PRATICI".....i soli a poter curarare tutti i mali del mondo con un sorriso.....e che sò che la pensano come me, e che vogliono come me un mondo di amore e attenzione e intimita' e supporto reciproco.

Per impedire però che il nostro cerchio comunitario in cui voglio continuare a vivere venga contaminato dal mondo esterno da deliri di potere, di oppressione e lotta e alienazione, ci siamo imposti nuove regole o meglio se volete semplici intenzioni: essere tutti vigili ed esercitare a stare insieme nel rispetto reciproco.

L'evento del Raduno Nazionale Clown Dottore di Flumeri nasce nello stesso contesto e territorio la Provincia di Avellino in Campania e con le stesse motivazioni che sono alla base di quest'altro immaginifico evento che come "COMUNITA' PROVVISORIA" abbiamo costruito ed al quale già come COMITATO RNCD abbiamo aderito e con il quale ci siamo gemmellati.

Ecco perchè vi diciamo che: se vi siete persi la vostra comunità e ne cercate una nuova GIOIOSA ed AMOREVOLE

allora dovete venirci a trovare a Flumeri per il

Raduno Nazionale dei Clown Dottori

dal 25 al 28 giugno

http://www.radunonazionaleclowndottori.org/


ed a CAIRANO dal 22 al 29 giugno


http://www.cairano7x.it/

Un paese in moto 7 giorni, un centro che accoglie e raccoglie, una grande officina con laboratori articolati in 7 temi, che si snodano lungo un percorso processionario di 7 stazioni che sono poi i luoghi topici di Cairano, dall’ingresso-biblioteca alle grotte del Calvario alla rupe del Castello. Cairano sarà così luogo d’intreccio, capitale dei confini.

Ogni arte, ogni persona si sporge sul bordo di se stessa, si pone in bilico, in ascolto di altre arti, altre persone.

Per fare cosa?
Ma che domande fate!
Ma, per darci una mano a costruire ..."
castelli in aria"!

Nanosecondo

martedì 24 febbraio 2009

appuntamenti fuori rotta: LA BIBLIOTECA dell'ANIMA

sabato 14 marzo 2009
inizio ore 16,30
a casa di Antonio a San Nicola Baronia (AV)

Attenzione:
Tra le intenzioni (regole) che ci siamo dati c'è per chi dovesse arrivare in ritardo (senza avvisare prima) mantiene il silenzio e resta fuori dal cerchio come testimone. Solo alla fine può dare una sua testimonianza al cerchio. Per chi non conosce la strada ci contatti.

Storie fantastiche di Nanosecondo
"Vuoi venire a fare un giro con la mia moto del tempo?" gli chiese Nanosecondo.
"Volentieri" ..rispose ..e saltò sulla sella della immaginifica moto.
"Dove mi porti?" chiese un pò incuriosito il viaggiatore, mentre Nanosecondo con una gran botta di gamba mise in moto il possente motore per sconfigurarsi e partire insieme al suo passeggero.
"Ti porterò in un luogo dove i sogni diventeranno realtà e le anime si tramutano in gocce di mare" ....rispose Nanosecondo.
Lui domandò stupito: "Avverto un pò di tristezza nella tua voce? Ma, i sogni che prendono vita non sono doni di vera felicità?"
Nanosecondo rispose: "Non sempre riesco a percorrere le starde della felicità anzi il più delle volte mi accorgo che mi perdo in campi pieni di spine. Qui devi pazientare un pò, prima che la felicità possa essere ritrovata e percorra cosi la strada del tuo cuore".
"Ma, dove si trova questo luogo misterioso, dove i sogni possono diventare realtà?"
Chiese ancora stupito il passeggero.
"Sai a volte ci troviamo proprio al centro di esso, ma non lo vediamo", rispose Nanosecondo.
Brrrmmm... e, partì più che come un razzo come una saetta... alla volta di quel luogo dove le anime si trasformano in gocce di mare ed i sogni diventano realtà.

lunedì 2 febbraio 2009

appuntamenti fuori rotta: LA BIBLIOTECA dell'ANIMA

Domenica 15 FEBBRAIO 2009 alle ore 16,00

Il cerchio del council
si incontra nella "sede ufficiale" della biblioteca dell'anima:
sul terrazzo di casa del miereco Michelino
a FLUMERI (AV)
UN INTENZIONE CHE VALE PER TUTTI NOI CHE partecipIAMO al COUNCIL:
Nel caso che ci sia qualcuno che arrivi in ritardo, o meglio, a council già iniziato, si metterà al di fuori del cerchio senza interrompere e solo alla fine porterà una sua
testimonianza.
..è un ruolo di grande onore.
Adesso, PERò, non arrivate tutti in ritardo!

Avvisa in tempo che ti aspettiamo, compatibilmente CON gli orari che ci siamo dati.

NANOSecondo IL PRIMO BIBLIOTECARIO

sabato 31 gennaio 2009

...come si può sentirsi soli come goccia difronte al mare?

Il 24 Gennaio 2009 a Roma, a casa del nostro fraterno amico e Clown (scemano) Sidney, si è costruito il primo cerchio de “Il Cerchio, Comunità Libertaria per Sognatori Pratici”.
Siamo felici perchè così d'ora in poi…

Come si può sentirsi soli come goccia difronte al mare?
Il Cerchio, che vogliamo costruire insieme a voi è un cerchio fatto a volte più di silenzi che di parole.

Cerchiamo cosi di ascoltare la brezza del mare, assaporandone i suoi profumi, per vedere meglio le sfumature dei nostri cieli.
Il silenzio, più delle parole ci svela il nostro io al quale possiamo chiedere qualsiasi cosa, come invece di parlare, di danzare.
Quello che il cerchio del council ci svela e come riuscire a vedere il mondo con gli occhi di un bambino.
Solo così possiamo guardare al di la dell'orizzonte delle nostre paure e solitudini.

D'altronde come si può sentirsi soli come goccia di fronte al mare?

"Il Cerchio,Comunità Libertaria per Sognatori Pratici"
http://sognatoripratici.blogspot.com/

sabato 13 dicembre 2008

La Biblioteca dell'anima:


"appuntamenti fuori rotta"

il 21 dicembre alle ore 16,30 sulla panoramicissima terrazza di casa del Miereco Michele Ciasullo a Flumeri (AV) - sede socialissima della Biblioteca dell’Anima - si terrà il cerchio council di tutti i bibliotecari.

Mi sono chiesto in questi giorni: potendo rinascere, come avrei vissuto la vita in maniera diversa?

La prima risposta che mi sono dato è stata: facendo il clown, parlando di meno ed ascoltando di più.
E, così ho ascoltato quello che disse un "grande allenatore":

"La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di la di ogni misura. E’ la nostra luce, non la nostra oscurità che ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in se stessi così le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi.Se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alla altre persone il permesso di fare lo stesso.Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri."

Due parole e un sogno: Abbracci Liberi!
Il Bibliotecario Nanosecondo

(La Giotonda è di Andrea Maddaloni)