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venerdì 20 agosto 2010

MUSEO dell'ARIA di Cairano (AV)

La prima realizzazione di Cairano 7x è il museo dell'aria.

Ha sede sulla rupe, sulla nuca del meteorite che spunta nella valle dell'Ofanto, tra il Formicoso e la sella di Conza.

Il museo non ha arredi, ha solo custode (un fornaio) e una direttrice. Per istituirlo ci siamo avvalsi unicamente della nostra immaginazione.


Ci sono tanti musei in giro, spesso sono inutili. Non esisteva un museo dell'aria, un luogo cioè dove le persone possono andare non per vedere qualcosa ma semplicemente per sentire che la nostra vita si svolge nell'aria e che non c'è niente al mondo che sia più importante dell'aria. L'aria è come il mare, non è mai ferma.




(opera esposta nel museo dell'aria di Cairano
Titolo : "INCANTO")
L'aria non è mai nostra, viene sempre da qualche parte. Certe volte quando d'estate soffia il vento da nord est io sento in un quel filo di freddo il respiro di una coppia che si è baciata poche ore prima a Sarajevo, vedo gli occhi di un'anziana donna affacciata alla finestra a Fiume. L'aria è un dono che contiene tanti altri doni.

Dovremmo ricordarcelo ad ogni respiro, ogni volta che ci entra nei polmoni il giro del sangue è più lieto, i pensieri si fanno appena più chiari. Il mondo vive perché è circondato da un filo d'aria, ma noi ce lo scordiamo, perché l'aria non l'abbiamo fatta noi, non è una macchina, un telefono, un cuscino.

Il museo dell'aria a Cairano non dispone neppure di un cartello segnaletico o di guide. È un museo virtuale, nasce nella testa di chi sale alla rupe, non ha orari di apertura e di chiusura. Non appartiene allo Stato e neppure ai privati. Appartiene a chi sa stare all'aperto, a chi sa di essere una piccola parte di questo vorticare perenne a cui stanno appese le piccole scene della nostra vita e di quella degli altri.

L'aria è una bestia colossale e generosa, dà la vita a noi e alle formiche, ai cani e alle piante. Il museo di Cairano è la nostra forma di devozione a questa bestia invisibile e senza forma. Forse quello che chiamiamo Dio è semplicemente l'aria ed è un Dio a cui ci piace credere, è un Dio che ha tanti fedeli inconsapevoli e tante chiese, una per ogni polmone, per ogni acquasantiera del respiro.

(opera esposta nel museo dell'Aria di Cairano (AV)
Titolo : "RUPE IMMAGINIFICA")
(Testo di Franco Arminio)

“Potessimo vedere oltre il nostro sapere, ed anche un poco oltre il baluardo del nostro presagire, forse allora sopporteremmo le nostre tristezze con più fiducia delle nostre gioie : Poiché esse sono i momenti in cui qualcosa di nuovo è subentrato in noi, qualcosa di ignoto ; i nostri sentimenti ammutoliscono in timido imbarazzo, tutto in noi arretra, si fa silenzio, e il nuovo inconoscibile, vi sta nel mezzo e tace” (Rilke)
La nostra identità è sì una seconda pelle e la cultura è sì l’orizzonte di senso in cui fiduciosamente ci muoviamo senza farci fin troppe domande, ma anche che essa è un vestito che può essere cambiato e la nostra cultura è un orizzonte che può mutare. Quello che conta è non perdere il centro in se stessi.
Il senso del “viaggio” ci permette di continuare a vivere o sopravvivere nel deserto della storia cercando di scoprire “i difficili segnavie” tra le precarie e mutabili rotte dei carovanieri viandanti nella storia o nelle storie. In una realtà che non ha strade segnate,definitive e sicure ( se ne vedi una è sicuramente o possibilmente un “miraggio”,l’uomo è sempre più un nomade o un viandante che è sicuro solo di stare in quel posto in quel preciso momento.
Il suo è movimento puntuale , da un punto a quello immediatamente successivo .Il problema è non farsi prendere dalle vertigini dello spazio liscio o dalla paura della solitudine.

Il “viaggio” è anche educarsi a vivere senza mappe dal momento che il contesto sociale non è più in grado di dare senso alle nostre azioni.

Siamo come carovane nomadi che si muovono su un terreno liscio, e non dobbiamo lasciarci ingannare dagli orizzonti in movimento, senza enfatizzare il vestito che indossiamo, non lasciarci sopraffare dalla disperazione,quando manca l’acqua o l’oasi non corrisponde alle indicazione della mappa o delle speranze.
Vivere senza mappe è alienante solo per chi è educato a vivere di mappe e finalismi o verità eteronome. Sicuramente è un vivere con un senso di povertà antropologica e può essere faticoso ma è sicuramente meglio dell’iperattivismo dei nuovi mutanti o delle pigrizie immobilizzanti dei sopravvissuti alle mitologie ,alle metafisiche o peggio alle teologie astratte ed autoritarie.
(dell'Angelo Mercuzio - al secolo Mauro Orlando)
Il MUSEO dell'ARIA da un'Idea di Elda Martino,
DIRETTRICE del MUSEO dell'ARIA di Cairano (AV)
Dottoressa Elda Martino (archeologa)
Custode:
Antonio Perego Luongo, il mio amico fornaio di Cairano. Lui ogni tanto sbriciola molliche di pane per far mangiare gli uccelli che riempiono le sale del Museo dell'Aria di Cairano.

Mi ha chiesto se ci sono amici e/o amiche che gli possono dare una mano per custodire il museo.
Andate a visitarlo è il primo museo realizzato dalla Comunità Provvisoria:
http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/08/19/ripropongo-il-museo-dellaria/

Orario di apertura

dalle ore 00,01 alle ore 00.00 di ogni giorno
ingresso libero

martedì 13 aprile 2010

LA "NUOVA IRPINIA" DENTRO DI NOI

Devo fare una premessa. La mia personale esperienza di clown è nata 7 anni fa, avevo 49 anni ed è un’età che nella simbologia dei numeri sembra che non sia a caso.

Mi ero perso la mia comunità e per questo mi costruii una moto del tempo per andare alla ricerca del tempo perduto e dell’uomo nuovo. In questi ultimi anni sono andato molto in giro per l’Irpinia. Partendo da Taurasi (è già Dionisio) l’ho girata proprio tutta, cosi come il Beneventano e mi sono reso conto che ci sono posti e gente bellissima, certo un po’ accidiosi ma di cuore.

Nel frattempo incontrai anche il mio angelo custode Mercuzio (me lo ero perso) con il quale ogni tanto parlo per far capire anche lui (un po’ incredulo) come è il mondo oggi.

E, così il mio clown Nanosecondo cerca in sostanza di essere espressione di maturità e di saggezza nella sua sana follia.

Oggi sono anche più capace di osservare il mondo lasciando che mi si rifletta dentro, senza giudizio alcuno, ma anche più consapevole delle cose che non mi piacciono e che penso che debbano cambiare.

E’ proprio partendo da queste considerazioni che ho trovato sempre più difficile essere me stesso in un mondo cosi complesso che non richiede più coraggio, ma semplicemente consapevolezza.

Nei principi statutari della nostra associazione ci siamo detti che “il clown mette in luce l’individuo nella sua unicità e demistifica la pretesa di ognuno di essere superiore all’altro.”

“..Il clown (così) può entrare a pieno titolo nel secondo millennio e, nonostante gli enormi progressi scientifici, vivere una civiltà con problemi drammatici, in maniera libera dalle abitudini parassitarie che non ci appartengono per raggiungere il vero “se” …“ (si quello “se” senza accento), nel senso di movimento, congiunzione delle diverse parti, non un sé assolto quindi, ma unitario.

La “psicologia” delle nostre comunità è filosofia pura, la "pedagogia" poi la stiamo riscrivendo almeno del nostro rapporto "biologico" con la natura, perché quelle attuali da un punto di vista materiale, ci fanno vivere nella condizione di “…uccidibilità e mortificazione degli esseri umani: guerre e terrorismo, devastazioni ambientali, piaghe sanitarie, profonde ingiustizie sociali, ecc. La maggioranza della popolazione mondiale vive senza protezioni sociali, senza sufficienti mezzi di sussistenza”.

Gli stessi fenomeni sociali incidono negativamente sulla nostra salute “…da un punto di vista esistenziale, pur vivendo in società sempre più popolose, (almeno lungo la costa) soffriamo di solitudini infinite. Disgregazione, senso di abbandono e di vulnerabilità colpiscono milioni di persone. Viviamo male le nostre relazioni sociali, all’insegna di incomprensione e insoddisfazione. In una parola non ci sentiamo felici”.

Gli stessi paesi abbandonati dell’entro terra a questo punto già per alcuni di noi “comunitari provvisori” e “sognatori pratici” già rappresentano il futuro possibile. Il luogo per eccellenza dove ritornare a vivere. Pochi lo sanno, ma in Irpinia c’è un paese Calitri (AV) che è uscito nella cronache del TIMES (Inghilterra) come uno dei sette luoghi al mondo in cui andare a vivere, oggi molti inglesi sono venuti a vivere qui.

Nel frattempo però come abbiamo scritto nei principi del nostro statuto che vi invito a leggere (è uno statuto un po’ sui generis http://www.radunonazionaleclowndottori.org/base.asp?http_request=statuto ) restiamo ancora “…in molti a cercare delle risposte ma sembriamo capaci di riproporre quasi sempre vecchie e dannose logiche di competizione e potere. Tutti ne risentiamo, in ogni angolo della società, dalla famiglia, al lavoro, all’educazione, al tempo libero. Globalmente avremmo enormi conoscenze, mezzi e risorse in più di un secolo fa, per stare tutti meglio, ma diciamo la verità: stiamo sempre peggio, dal punto di vista materiale, ma soprattutto della esistenza umana. Crescono insoddisfazioni e malesseri.”

“È opinione comune che le colpe di questo degrado della società siano da addebitare “agli altri”. Passando da un’opinione all’altra è colpa del “mercato globale”, oppure del “sistema politico-economico dominante”, o ancora di questo o quel gruppo di potere. Tutti abbiamo una soluzione in tasca, una specie di “lista della spesa” in cui sono elencate le cose che non vanno, quelle da cambiare, insomma un modello sociale alternativo e indichiamo la strada per realizzarlo. Ma è proprio così ? E’ tutta colpa di questo o quel governante ? Di questa o quella ideologia e partito ? E la soluzione sta nell’avere la “lista della spesa” giusta ?”

La domanda che ci dovremmo porre tutti e che noi ci siamo posti come clown tanto da scriverla nel nostro statuto “… e se fossimo noi la causa dei nostri mali ?”

Bene vi parlavo prima del mio angelo e con lui insieme a tanti altre persone in Irpinia e nel Beneventano (terre che ancora resistono nella tutela ambientale) - partecipiamo alla costruzione di una “Comunità Provvisoria” fatta di molti “sognatori pratici” che continuano a credere che l’Utopia è l’unico strumento per costruire prima della comunità un nuovo uomo.

Per questo sono fiero ed onorato di avere un angelo custode Mercuzio(*) come Lui. Lui è nato moltissimi anni fa a Grottaminarda (AV):

“La ‘nuova Irpinia ‘ dentro di noi”

(del mio Angelo Mercuzio*)

Oggi tra gli analisti del territorio tradizionali o dei “paesologhi” in modo paradossale si parla di “non luoghi” riferendosi a spazi metropolitani privi di identità e di memoria ma soprattutto scarsi di relazioni. Dove vive una “collettività senza festa” e si soffre la “solitudine senza l’isolamento”. Si vive in un epoca del “tempo veloce, accelerato”. Il futuro è sempre più alle nostre spalle, in soggezione ad un presente che ci sommerge e ci virtualizza. E persino la storia è diventata un fatto mediatico. Il futuro non solo sembra senza senso e fine ma ci carica sopratutto di ‘paure’ e nel suo orizzonte esclude le categorie di ‘progetto’ e ‘speranza’.Paure economiche, sociali,ecologiche e perfino “metafisiche e religiose”.L’avvenire è rubato soprattutto ai più giovani. Una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica toglie potere e crea esclusione in quelli che non si ritrovano in questi poli. La rivoluzione informatica aiuta e favorisce i meglio tecnologizzati e i già informati o i ‘già formati’.

All’interno di questo quadro analitico e concettuale con originalità e profondità si sono poste le proposte e le provocazioni culturali di Franco Armino e il suo libro “Vento forte tra Lacedonia e Candela” (Ed Laterza).

Un testo non solo originale letterariamente ma per la oggettiva ricchezza di categorie conoscitive, antropologiche e politiche che potevano essere utili non solo per capire il nostro territorio irpino ,ma sopratutto il nostro “io” schizofrenico e scisso e per un possibile e necessario progetto di cambiamento di noi e delle nostre comunità e le comunità dei “piccoli paesi” delgi appennini d’Italia e del mondo.

Il nostro “io” occidentale e moderno svuotato di senso è costretto a cimentarsi con i pieni dei poteri economici e culturali a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi. C’è oggi la necessità di coltivare una ragione che si fa “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati economicamente e terremotati interiormente o lontani dai centri decisionali dei poteri.

Il suo compito precipuo e costruttivo è non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone ma di suggerire altro. Creare aspettative e possibilità è già costruire presente e precostituire futuro. Ripropone una caratura politica molto complicata,complessa e sottile che va al di là del sociologismo astratto e il meridionalismo politologico e di maniera se pur nobile. Tuttavia non è il suo “stile” poetico o letterario che ha creato un caso o aspettative. Insomma a me e ad altre persone irpine e non solo ha interessato una sorta di richiesta di superamento ,filosofico direi, dell’Illuminismo non ideologico e dottrinale dove il rifiuto delle “magnifiche sorti e progressive”, delle utopie astratte e ideologiche e delle speranze universali e necessarie nel futuro ci impone una idea più che di recupero o di salvezza delle persone ,delle cose e della natura, di amore di esse ma non più per indicare il loro possibile futuro ma perla vivibilità del loro presente reale e per un rispetto per il passato che non passa e non ritorna nello stesso tempo.

Puntando soprattutto a far crescere una capacità personale di guardare le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse. Una riproposizione esistenziale ,vitale e attiva della ’modernità’ non necessariamente contrapposta alla ‘antichità’ ma nella sua capacità intellettuale ed umana di vivere l’antico, il tradizionale, il periferico,l’emarginato, l’escluso,l’altro da sé insomma come un possibile “inizio”, tutto autenticamente non tecnicamente “politico”, non mitico e meno che meno ideologico. Curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità. Questo poteva e può dare inizio ad un processo per definire nuove categorie mentali per una possibile agenda culturale e politica dell’intera ’intera comunità nazionale e locale che di fatto escludono il vecchio nazionalismo e localismo appesantiti dalle ideologie e dai riscontri politicisti. E’ per questi motivi che mi sembra ingeneroso ,pigro , preconcetto e inutile costruire una “polemica” che racconta l’esperienza della “Comunità Provvisoria” e la “paesologia” secondo clichè e luoghi comuni personalizzati già consumati con stile e qualità nella lunga storia della intellettualità meridionale da Gramsci , Dorso fino ai giorni nostri.

(*) l’Angelo Mercuzio è Mauro Orlando - Presidente Onorario “Comunità RNCD”

P.S. Anche quest’anno saremo a Cairanox7

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/




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giovedì 18 febbraio 2010

ELISIR D'AMORE per il "vivere" prima del "fare".

In piazza i vecchi stanno chini
senza dolcezza o ira.
Il giorno porge il fondo
e si ritira.
Tutti (….)
stanno chiusi nell’armadio
e portano in giro
una controfigura,
un sosia deprimente,
un lampadario
(…..)
Al mio paese si è vivi fino a sei anni
e dopo gli ottanta.

di franco arminio


-Abbiamo perso l’amico, si dice in questo secolo. .

-No, il nemico, dice una voce, sul finire di questo stesso secolo.

Ed entrambi parlano del politico, ecco quel che vorremmo ricordare

Noi lavoriamo per pensare ad un nuovo tipo di comunità.
Non una comunità anacoretica di quelli che amano allontanarsi, di singolarità solitarie con vocazioni a ritirarsi in una sorta di slegamento sociale senza appartenenze e legami.
Non siamo per una ‘singolarità” qualunque in nome di una identità comune al di la della forma in cui essa sia modulata.
La esperienza della Comunità Provvisoria, di Cairano, la ricerca conoscitiva della “paesologia” rispecchia lo spirito leggero, provvisorio, creativo, che vuole espressamente evitare finalità,modelli,formalismi già consumati nel passato.”
"Un luogo per chi ha due minuti tra le dita per sè”. Un luogo dove si possa comunicare e “conversare non sotto il peso delle nostre parole e dove si possa passeggiare con la naturalezza e la leggerezza di un passero sopra il ramo” . Dove viviamo la vita e …noi che ci conficchiamo in essa istante per istante”…Nell’impazzare ‘ideologico’ dell’uomo del fare come il ‘passepartout’ di tutte le pigrizie,le lentezze,arretratezze di un umanesimo che confligge con una idea di modernità che ci vede non solo sospettosi ma contrariati e resistenti.

La nostra parola magica e ….è inoperosità comunitaria . Se abbiamo scelto la parola «comunità», ci accorgiamo che essa è riconducibile, in definitiva, ad un duplice senso: ciò che è in comune ed essere-in-comune.
L’essere-in-comune rappresenta la modalità di esistenza del libero individuo che partecipa direttamente, insieme agli altri, a ciò che è in comune.
L’essere-in-comune è appunto riferito ai componenti della comunità. Ma gli stessi componenti, sebbene fondamentali per l’esistenza della comunità, possono essere gli artefici di un ribaltamento dialettico un cambiamento di visione che li deve condurre da una modalità disgregativa a una aggregativa. È una dimensione plurale della comunità in cui la “molteplicità” fa intravedere una dimensione in cui la persona non è separata dalla vita, o da se stessa, ma coincide con essa in un sinolo inscindibile di forma e forza, di esterno e d’interno, in cui il soggetto è finalmente norma a se stesso e non deve nulla ad istanze trascendentali o trascendenti. In altre parole, un unicum, o singolarità, che coniuga il singolare e il plurale nella stessa persona..
Ed ecco allora il paradigma o la categoria originale e diversa della provvisorietà e ….della inoperosità. L’improduttivo spazio e tempo dell’inoperoso non è delimitabile da un opaco dispositivo di miscelazione di desideri arcani, pulsioni di fuga, resistenze inerziali, eremitaggi esistenziali, silenzi e rifiuti assoluti, immobilismi estremi. Volendo far uso di un lessico più squisitamente filosofico, possiamo peculiarmente qualificare l’inoperoso come la prevalenza dello stare dell’essere sul divenire dell’essere: esso è il sottrarsi giocato contro l’esporsi. In tal senso, è la faccia speculare del potere: l’abbandono simmetrico alla cattura.
Noi vorremmo scongiurare l’abbandono delle emigrazioni,le fughe nella propria autosufficienza intellettuale o sociale,la cattura nelle neoideologie postmoderne del “fare” come variabile indipendente della producibilità umana universale e necessaria.Dobbiamo pensare per non disperare che possa esistere o essere pensata una possibile nuovo modo di fare economia.Si parla di economia ‘noetica’. Una possibile nuova situazione in cui le visioni, i miraggi, le speranze segrete e inconfessabili, le introflessioni integrali, i mutismi e gli arresti incondizionati, le resistenze estreme e l’estrema inarticolazione dell’inoperoso diventano la prassi possibile per vivere e pensare “i piccoli paesi” dell’abbandono, e dei “terremoti”,delle emergenze o delle urgenze naturali o meccaniche.
Essa, grazie alla sua razionalità metapoietica, fa dell’inespresso,del fantasioso,del sogno e del non pianificabile il suo oggetto perspicuo, che non lega le proprie sortie le sue finalità alla esplosione consumistica e sublimazione riproduttiva . L’inespresso e l’inarticolato non necessariamente devono essere letti nell’ottica sublimato, modificato e riprodotto. Attenti e sospettosi che anche l’inoperosità può essere trasformata in mercato operoso che mette in scena il fantasmagorico teatro della fruizione consumistica dell’inespresso.
Che l’inerzialità, l’inespressività e l’inappagabilità dei desideri possono diventano sempre riproducibili, attraverso sequenze/figure immaginifiche: replicanti che si spacciano per mutanti. In queste condizioni inedite e nuove rifiutarsi di pensare che non v’è alcuna speranza di poter ingabbiare anche l’inoperosità nel ciclo o della salvezza o nell’orizzonte della linea di fuga.
Anche per questo scriviamo in questo Blog e ci prepariamo per Cairano!
Primun vivere deinde …….philosofare e ….. fare!

mauro orlando*


(*Presidente - "provvissoriamente" - Onorario "Comunità RNCD")

http://elisiramore.blogspot.com/?zx=4a5332346f596954


http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/

lunedì 28 dicembre 2009

LA NOSTRA E' PURA UTOPIA!


Carissimi/e,

nella prima discussione sui principi “costituenti” fatta il 27 dicembre 09 della nostra “nuova” associazione ci siamo consultati con alcuni dei soci fondatori dandoci appuntamento sia in rete che in cerchio per il 10 gennaio, per lavorare sul testo definitivo auspicando il contributo di tutti. Insomma le consultazioni sono aperte ufficialmente il testo base resta quello che ognuno può scaricare e leggere sulla HOME PAGE del sito http://www.radunonazionaleclowndottori.org/ a parte qualche aggiornamento che sarà apportato in questi giorni anche in relazione alla discussione emersa il 27 dicembre.

Voglio ringraziare tutti i partecipanti per i contributi dati alla discussione. In particolare però voglio ringraziare Squasapasa che oggi mi ha inviato una bellissima e mail nella quale secondo me sintetizza un po’ il percorso che abbiamo fatto fino ad oggi e che per me ha rappresentato un po’ l’anima del mio Clown e del percorso fatto insieme a voi fino ad oggi e quello che spero potrà essere nel prossimo futuro.

“ Caro Enzo, quando ci siamo conosciuti sono stata colpita da questo mondo magico, senza etichette, senza limiti e pregiudizi di amore e gioia, libertà , risate. Stasera mi sono accorto che in questo mondo ci possono essere conflitti di svariati tipi, questa cosa mi ha un po perplesso, perché il nostro mondo clown li può affrontare cioè vivere e trasformarli, se non ci riusciamo è inutile ………. le associazioni non reggono i principi…….”.

Qui cerco di rispondere alle preoccupazioni (legittime) di Saquasapasa. Ho sempre detto che l’immaginazione è più forte della volontà ed io immagino un’associazione che si propone non le solite cose, se vuoi un po’ anche scontate, ma un’associazione che voli alto che guarda al futuro e che attraverso una grammatica della fantasia scriva dei principi a cui, non adesso, ma fra cent’anni tutti potranno aderire.

Tutti noi possiamo vivere in un mondo fantastico, scoprendo la bellezza di questo mondo ogni giorno, a patto di non vivere in una società repressiva, in una famiglia repressiva, in una scuola repressiva questo significa sostanzialmente una cosa: vivere in una società “creativa”.

Insomma organizzare una società dove è possibile sviluppare i talenti fuori dalle logiche di potere, o peggio dei “micro poteri” (come sosteneva Foucault).

Per fare ciò c’è bisogno a mia opinione di essere impegnati e ben disposti ad eliminare ogni repressione alle potenzialità creative dell’essere umano. FRIEDRICH SCHILLER sosteneva che l’uomo gioca unicamente quando è uomo (essere umano) ed è pienamente uomo quando gioca. Fu il primo che parlò della necessità di costruire uno “stato estetico”, al quale riservava il compito di “dare la libertà attraverso la libertà”. In verità quella per molti fu idea sbagliata e così nacque lo “stato etico”: e sappiamo tutti quanto c’è costato in sangue e lacrime.

Quindi attraverso il clown, il “prendersi cura” (attraverso la creatività) assume un significato specifico: assumersi un compito di vita, dove non è predominante né l’esterno (aver cura di qualcuno) ne l’interno (curarsi qualcosa), bensì l’impegno che si prende è il senso ed il valore che si dà. In questo caso il valore che possiamo dare noi al “prendersi cura” è costituito dal senso della corresponsabilità. In questo principio che spero sia stato espresso in maniera chiara nella proposta dei principi, c’è un aspetto emancipante dell’educazione che come associazione ci dovremmo far carico: il “prendersi cura dell’altro” diventa un “prendersi cura di se stessi”.
Questo dovremmo intendere come “prendersi cura”. Lo stesso amare significa voler bene gli altri, e far loro del bene, vuol dire riconoscere come legittimo l’egoismo degli altri. Lo spirito e quello dell’ascolto. La stessa via del cerchio ci può venire in aiuto in alcune intenzioni.

Certo il rischio è fondato. Un associazione come la nostra non può reggere principi che stiamo dando, o meglio offrendo. E’ vero! Ma, ciò dipende da come la stessa disciplina del potere o semmai del micro potere si svilupperà al suo interno. Anche in questo caso abbiamo cercato di indicare una strada possibile che è quella che abbiamo detto prima. Ma non solo.

“Koinomia” è un termine (greco) che designava il concetto di comunità e venne poi assorbito dal latino attraverso la parola “communio” e cioè società/comunità.

Ora se è vero che molti di noi si sono persi la comunità e l’attuale società sembra più attenta ad educare i nostri figli alla competizione, alla matematica, alla scienza, ai diritti, all’ambiente ed alla geografia, chi si preoccuperà di far sentire meno soli tanti giovani che vivono ai margini di questo modello di società - non più comunità – ma fatta di non luoghi?
L’aggettivo latino “communis” a sua volta è alla base del verbo comunicare composto dalla proposizione “cum” e dall’aggettivo “munis”, il cui iniziale significato era quello di “condivisione di una carica”.

Figurati siamo arrivati al dunque. Le cariche sociali? Presidente, direttivo, ecc. Ma no scherzo...Io credo che il valore fondamentale che abbiamo inserito o che forse dovremmo meglio precisare nei nostri principi e scopi statutari deve essere proprio questo: “idea di reciprocità = bisogno di comunità” una condivisione vera di una carica, nella sostanza di un voler immaginare insieme.

Una comunità che utilizzi, mai come in questo momento della nostra storia: la storia, la letteratura, la geografia, i principi delle scienze, ma anche la geometria, come fa il mio amico Renato Palmieri con la sua “quadratura del cerchio” che ci ha svelato alcuni giorni fà a Napoli, per trattare una quantità di argomenti su cui la questione fondamentale è che deve operare non la nostra volontà ma solo la nostra immaginazione.

Questo è un altro dei fondamentali motivi per i quali all’interno dei principi e degli scopi della nostra associazione dovremmo tutelare non solo il “patrimonio immobiliare” quando ne avremo (ed è giusto che sia così) ma fondamentalmente il “patrimonio creativo dell’essere umano”.

Il conflitto pure legittimo in questo caso dovrà essere affidato, così come possiamo spero condividere, ad una "comunicazione fatta in cerchio”, non finalizzata al confronto come possibile conflitto tra diversità, ma, gelosa e rispettosa della ricchezza cognitiva ed esistenziale dell’individualità di ognuno e della libera scelta del proprio stile di vita e degli autonomi percorsi personali della propria esistenza, senza mai essere strumento o struttura di micro poteri tra gli associati. L a stessa funzione del direttivo diventa di fatto opera di facilitazione "burocratica" e anche strumento di rappresentanza ma non di rappresentatività , quest'ultima affidata ad ogni singolo socio.

E’ un utopia? Si, certamente!

Ma come accennavo prima è proprio l’utopia che rappresenta o meglio la dobbiamo immaginare oggi come unico strumento reale del cambiamento. Certo a partire da noi, da me!

Ecco spero che il 10 gennaio 2010 possiamo affrontare tutti insieme una discussione o meglio condividere “quell’idea di reciprocità” per costruire la nostra comunità di clown: “uomini interi”.

Nanos

lunedì 6 aprile 2009

Cairanox7=49

Elimina formattazione dal testo selezionato “L’uomo di età avanzata non esiterà a chiedere a un bambino di sette giorni dov’è il luogo della vita, e quell’uomo vivrà. Perché molti dei primi saranno ultimi, e diventeranno tutt’uno.” (Jesus)


Cairanox7=49
Quando li ho compiuti ho compreso meglio cosa significava, per me, questa frase che avevo letto, alcuni anni prima in un vangelo che mia madre aveva sul comodino. Poi mi fece piacere quando la risentii gridare in un corteo “…e gli ultimi saranno i primi”. Questa frase mi è ritornata in mente in questi giorni. Nulla è a caso!…mi sono chiesto….... e, ho pensato alle coincidenze, ai motivi che avvicinavano sempre di più due eventi anch’essi un pò “bambini”: Cairanox7 e il Raduno Clown di Flumeri tutti e due in terra d'Irpinia. La terra dove quando arrivi devi lasciare solo le impronte dei piedi e quando te ne vai portarti solo il ricordo dei panorami infiniti, dei muri delle case che ti parlano delle persone che ci abitano e, non dimenticarti i tuoi rifiuti.

E, già la storia è sempre la stessa ..
“ ..che i grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta” (A. de Saint-Exupery)
...e cosi ci riproviamo a fare un .....

"appuntamento fuori rotta" a Cairano (AV)
sabato 18 aprile 2009 inizio ore 9.30/18,30
e domenica 19 aprile 2009 ore 9.30/17,00
LABORATORIO alla RICERCA del Tuo bambino interiore:
Il TUO CLOWN...
Il laboratorio è promosso dal comitato RNCD per l'occasione dell'evento Cairanox7 evento che si terrà quasi in parallelo al nostro di Flumeri, dal 21 al 28 Giugno 2009 a Cairano.
Alcuni di noi hanno un bellissimo ricordo di quando, agli inizi del 2008, fu allestito un "AMBULATORIO di COCCOLE"... qui alcune immagini del mitico evento.....
Info sull'evento di Cairanox7:

Cosa serve per chi partecipa al laboratorio:
panni vecchi, scarponi vecchi; colorati e non; una pallina da tennis; un quadernone ed una penna sacco a pelo; indumenti comodi per la due giorni clown;

Cosa non vi serve:

Parrucche colorate; farvi accompagnare dalla mamma se siete maggiorenni.

Per info sul laboratorio:
Il laboratorio è dedicato ai Comunitari Provvisori e cittadini di Cairano (da 16 a 90 anni se accompagnati dai genitori) è aggratis. Max 18 partecipanti. All’atto della prenotazione specificate se avete bisogno di dormire la notte del sabato. Ci sono letti in case, che mettono a disposizione gli abitanti di cairano, a 10 euro e non c’è bisogno di portare lenzuola e coperte. Per la cena del sabato sera, che faremo comunitariamente, si prevede un contributo di 10 euro per altro si fà alla romana. Se ci sono altre esigenze sparatele nell’email che speriamo di potervi esaurire meglio!
per prenotarvi inviate un email congiuntamente a: