giovedì 3 settembre 2009

Gli angeli sono immortali..perchè tengono la moto del tempo!

Siamo tornati tutti con le macerie nel cuore dall’ultima missione in Abruzzo. Questa mattina mentre scendevo le scale di casa un altra scossa: ore 7,35 del 03/08/2009.

Appena accendo il cellulare per andare in ospedale, un messaggio da Clown Tigrotta (Tiziana Iervolino - Presidente dell’Associazione Arcobaleno Marco Iagulli di Battipaglia-SA) :





“2 AGOSTO E’ MORTO UN ANGELO ENZIX..CLOWN DOTTORE KIRIKI RIKI".
(Clown KIRIKi RIki al secolo Pontillo Consiglio detto Enzix).
Una botta al cuore, me la sono sentita tutta. Cuore, occhi e lacrime ormai hanno via diretta. Le lacrime mi scendevano a fiume. Non le controllavo più. Non avevo fazzolettini in tasca. A piedi mi sono fatto i duecento metri da casa fino alla fermata dell’autobus. Ho la macchina dal meccanico in questi giorni, ad averla avrei potuto piangere senza sforzarmi per trattenerle. Cosa peggiore non tenevo manco i miei occhiali da sole. Continuavo a piangere. Veniva tutto giù come un torrente in piena, non potevo farci niente. Ho solo comprato i biglietti per l’autobus ed i fazzolettini dal tabaccaio li vicino. Tutti mi guardavano ma io non vedevo più nessuno. Era più forte di me non riuscivo a nascondere il mio dolore. Non mi sento più capace da anni di nascondere il mio dolore, ormai Nanosecondo, il mio clown, mi ha fatto superare anche la paura peggiore per un uomo: la vergogna di piangere.

Pensavo a quando, sei anni fa, insieme a lui provammo per la prima volta la mia moto del tempo.

Con mille altri ricordi sono finalmente riuscito salire sull’autobus almeno qui mi sarei riuscito a nascondere.

Ma che! Mi ha salutato una signora che non avevo neppure riconosciuto in quel momento.


Era Anna, una collega. Lavora con me in farmacia. Mi ha visto piangere e mi ha chiesto: “Enzo che ti è successo?” Ho pensato che diamine non riesco a sfuggire a nessuno stamattina ...e, così gli ho risposto… “E’ morto un Clown….si chiamava KiriKiriki.”

KirikiriKi è stato il mio primo coopilota collaudatore della mia moto del tempo…il primo giro di prova l’ho fatto con lui.

E’ stato lui che mi disse: “Nanos t’arraccumann nun’vulà chiù dell’angelo”; ed io: “che ti cachi sotto? Dai mettiti il casco questo è speciale è ad effetto memoria solo se sbatti si fa duro…". Con una botta alla leva della messa in moto ed un accellarata del motore vibrazione emozionale celebrale specchiandoci simultaneamente ci SCONFIGURAMMO nello SPAZIO TEMPO per la prima volta….uaooooo
(era il primo anno di Taurasi a destra nella foto lui era il mio coopilota collaudatore)
UAOO! Fu bellissimo, uno sballo!

La gente che era rimasta nella piazza ad assistere alla nostra partenza, li vedemmo al nostro ritorno, che si stavano schiattavano sotto dalle risate, gli prestammo i pannolini.

Dopo alcuni giorni mi chiamò a telefono e mi disse: "..a Nanos ti dispiace se me la faccio anch’io la moto del tempo? Ed io "aho! Ma, si scem?" E, lui: "lo sapevo che ti dispiaceva! Nel gioco degli equivoci gli diedi corda: lo sai l’ho dovuta brevettare ho speso un sacco di soldi." E lui: “adesso non tengo una lira per pagarti il brevetto.. però se mi dai un po di tempo, potrò pagarti. Sai pensavo di fare degli spettacoli a cappello per strada e guadagnare un po’ di soldi (stava sempre al verde)". Ed io, "..e, va bé! Me li dai quando li tieni". E, lui: “mi hai fatto l’uomo più felice del mondo.”

“Non esageriamo adesso però!” gli risposi... e, così ci mettemmo a ridere come forsennati!

La mia bastardaggine e la sua disarmante semplicità mi diedero modo in seguito di assistere alla scena clown più bella che ho mai visto fatta da lui.

Un giorno mi chiamò e mi disse: “Nanos posso venire a casa tua? Ho trovato i pezzi per farmi la moto del tempo anch’io, ma non ho capito ancora come metterli insieme…e poi il primo giro me lo voglio fare con te."

"Uaoo!!!… - gli risposi - per me è un onore costruirti la tua moto del tempo."

Arrivò alle 15,00 puntualissimo alla stazione di Salerno. Faceva dei giri impensabili per venire da Capua in treno fino a Salerno. Era un viaggio vero il suo...per non parlare del ritorno: ai confini della realtà.

In verità ero arrivato anche io puntuale. Ero uscito dal lavoro in ospedale in tempo utile. Lo andai a prendere alla stazione, ma la scena che mi si parò davanti al parabrezza fu di una comicità estrema, e così mi trattenni dal chiamarlo.

Stava fermo sul marciapiedi con una valigia di cartone. Teneva un cappotto (normale) esageratamente clown. La sua figura veniva fuori in quella situazione come un clown a prescindere, ma che dico lui era un uomo senza tempo e per questo clown.
Non vedevo nessuna distinzione tra lui persona e il suo clown. Aveva un cappotto di misure spropositate per la sua statura, scarpe del nonno e una cravatta inverosimile del simil elegante. Valige e sacchi con ferri che venivano fuori in malo modo. Un faro di una vecchia moto ed altri attrezzi strani.

Al solo guardalo fermo sul quel marciappiedi sotto la stazione, con tutti gli accessori clown, con la gente intorno che lo guardava incuriosito, mi tenne li mezz’ora inchiodato, mentre lui non mi vedeva …a godermi quella scena di un estrema e struggente comicità. Nessuna foto potrebbe darvi l'immagine e le sensazioni che provai quel giorno. Era un turbino tra tristezza, pietà, ironia e gioia immensa.

E, si lo ammetto si tratta proprio di essere bastardi a farlo aspettare in quel modo, ma che volete era troppo bella quella situazione per non poterne approfittare. Ridevo ed anche quella volta mi vennero le lacrime agli occhi ma ero seduto in macchina e solo come uno scemo, ridevo e piaggevo.
La gente che gli stava intorno o che passava di li in tutta fretta si fermava di botto e se lo contemplava con una faccia che cambiava emozione ogni tre secondi: seriosa, sorridente, curiosa, impacciata, incazzata, insomma alla fine ridevano. Ma la cosa che mi accorsi subito che lui era veramente capace di ridere di se, si stava divertendo davvero tanto anche lui.

Li mi accorsi che lui era un clown vero. Non costruito. Non c’era bisogno che si vestisse da clown, lui era clown e basta. Con qualsiasi abito che indossava. La gente lo guardava e rideva e lui rideva con loro della sua goffaggine. Lui rideva di se.

Da lontano godetti, con il mio margine di bastardaggine ormai al limite della creanza, di questa scena, senza nessuna aspettativa, se non la sua di me. Era troppo bella per interrompermela. E, quando mi resi conto che non era così solo per me, prolungai la mia attesa anche per il suo divertimento.

C’è un esercizio che faccio fare nel mio laboratorio alla ricerca del tuo clown che si chiama la metropolitana ….e li nacque anche questa riflessione sulla figura della neutralità del clown. Il non fare niente ma, semplicemente aspettare che accada e semmai o passi la metropolitana o che qualcuno passa a prenderti, come nel caso io allora.

Anche i tassisti in questo gioco degli equivoci pensavano che avesse bisogno di loro e lui gentile faceva cenno di no ed i clienti si dovevano districare tra i suoi bagagli inverosimili accatastati li sul marciapiede che intralciavano anche un pò l’uscita dalla stazione ferroviaria di Salerno.

Lui non faceva assolutamente niente, eppure era proprio questa sua assurda dimensione di naturalezza seriosa e di neutralità che dava un immagine grandiosa della forza del suo clown. Lui non doveva far niente per far ridere, bastava solo che fosse lì, con tutto se stesso e la voglia di costruirsi la sua moto del tempo questo era il suo alto ideale!

Per questo ho pensato stamattina che gli dei non lo possono uccidere: lui era già un angelo prima; angelo con il naso rosso.

E, fu così che il suo spettacolo inconsapevole, ma non so fino a che punto perché ad un certo punto incominciò con la sua imbranatezza ad interagire con la gente che rideva di questa scena, sorridendo anche lui e consapevole della sua coffaggine e della situazione strana che si era creata, rideva divertito anche lui.

Quando misi fine a questa situazione, avvicinandomi a lui gli dissi: “Scusami se ho fatto tardi?”
E, lui “non ti preoccupare mi sono divertito ad aspettarti!”

Non so dirvi se lui era stato al mio gioco. Non mi ha mai detto se mi avesse visto arrivare anche se in quel suo dire lessi la sua capacità di percezione della realtà ed ebbi la conferma della sua grandezza di Clown.

Ecco perchè spesso ripeto la frase detta tanti anni fa da un'altro grande Clown ...Walter Chiari.... "Clown lo si è tutti i giorni o non lo sì è" e così ho capito anche perchè quando esci sul palco della vita, come uomo e/o clown devi avere sempre un grande ideale se non gli dei ti uccidono. Lui questo ideale lo aveva sempre, anche adesso e per questo che lui non può morire.

In quel momento il suo alto ideale era: costruirsi la moto del tempo! Io credo che adesso ne abbia un'altro: la sta usando!

E, così finalmente salì in macchina, andammo a casa mia a Pontecagnano e gli costruii la sua moto del tempo. Passammo mezza giornata insieme. Mezza giornata che non ricordavo manco più e che oggi di botto mi è tornata vivissima, lucidata.

Il primo giro ce lo facemmo giù nel cortile del mio palazzo. La sera lo riaccompagni alla stazione aveva il treno alle 22.00 circa, lo vidi da lontano con i pezzi ormai assemblati. Lo vidi sorridente girarsi a salutarmi e ringranziare: "Grazie Nanos...adesso ho anch’io la moto". E, scomparve su per la scala che porta ai binari.

Il giorno dopo lo richiamai, mi disse che aveva perso il treno e fu costretto ad aspettarne un altro che partì alle 03,00 del mattino. Mi incazzai di brutto e gli dissi: "ma perchè non mi hai richiamato a casa o sul cellulare! Te ne venivi a dormire a casa mia? Mi sentivo anche in colpa per non essermi assicurato della sua partenza."

E, lui candidamente mi disse: “.. ma, non ti preoccupare Nanos sono stato in compagnia di altri amici, nella sala d’attesa della stazione di Salerno e gli ho spiegato come funziona la mia moto del tempo...”.

E, così anch'io stamattina in compagnia di Anna (la mia collega) e di questi ricordi, il mio viaggio in autobus da casa fino in ospedale è durato una vita. E, si per ogni clown 1 nanosecondo ho mille anni è lo stesso, per questo lui è immortale nel mio cuore.

Certo, diciamo sempre quando ci muore qualcuno a noi caro che se nè andato o che è morto un pezzo di noi.
Io, invece oggi, ho provato che non è così, esso vive attraverso noi. Oggi ho più consapevolezza di questo, anche perchè so dove lo posso ritrovare................uaooo! E, poi lo sanno tutti che gli angeli con il naso rosso sono immortali!

E, così il torrente è diventato un laghetto, sui miei occhiali da "vicino", che tengo appesi con un laccio al collo. E , mi sono speccchiato in questo laghetto ed ho visto "lontano". Mi salutava mentre correva in una goccia d'acqua con la sua moto del tempo. Come un fermo immagine ho pensato (chi sà perchè) ai culi di bottiglia, e mi sono messo a ridere da solo.
Eravamo arrivati davanti l'ospedale, siamo scesi con Anna.

E, così ho risposto al messaggio di Clown Tigrotta: Ma sei scema non lo sai ancora che gli angeli non muoiono mai…..!”.

Approposito, ora devo chiamare Mercurzio, il mio angelo custode, devo chiedergli se l’ha visto arrivare, così prima di accoglierlo, anche lui, si godesse come me l’attesa d’incontralo alla stazione: si sganascerà dal ridere!

State tranquilli Lui è andato solo alla ricerca dei colori e dell’armonia: alla ricerca del Meraviglioso Melograno per rigenerare il colore rosso; nel villaggio dei Sioux per prendere il colibrì, l’uccello magico che vive nella landa indiana, per far risplendere l’arancione ed infine, a Castel del Monte, dove è nascosto il prezioso Nautilus d’oro, dal quale sgorgherà di nuovo il colore giallo” e così con tutti questi colori potrà costruire tante altre moto del tempo, per tutti noi.

Enzix , che la bellezza ti circondi,
Nanos

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