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domenica 17 luglio 2011

LA RIPA dell'UTOPIA, "carbonaria" Aquilonia (AV) 2011

"LA RIPA DELL'UTOPIA"
dal 4 al 7 agosto - Aquilonia (AV)






è un evento delle "COMUNITA' PROVVISORIE" realizzato
nell'ambito della manifestazione

"CARBONARiA" di AQUILONIA
dal 4 al 30 settembre con diverse e bellissime iniziative. http://aquilonianews.it/aquiloniamusei/



come raggiungerci mappina:
http://maps.google.com/maps?hl=it&tab=ll&q=Aquilonia%2C+Italia

l'evento è patrocinato
dal Comune di Aquilonia
Assessorato alla Cultura
http://aquilonia.asmenet.it/

Nel dialetto di Aquilonia "RIPA" significa "FRANA"
(un pò forse anche a suggellare il momento, utopico!)

....ma, come Clown Dottori siamo sempre del parere che:

"Quando lasciamo che il vento accarezza i nostri sogni, la fantasia si addormenta accanto. E, così gli orizzonti mutano. E, le nuvole riprendono a danzare leggere, diventando messaggere d’amore."



.....ad Aquilonia soffia sempre questo vento ......

il programma del nostro incontro con i cittadini di AQUILONIA e "forestieri"

4 al 7 agosto 2011

PROVA IL TUO CLOWN

IL CORPO DEL CLOWN è UN ORCHESTRA....

METTITI UN PAIO DI SCARPE E VOLA SUL VENTO!!!!!

n.b. attività di strada possono partecipare tutti.

dal 11 agosto ore 17,00 al 15 agosto ore 19,00

"ALLA RICERCA DEL TUO CLOWN ... SE TROVI QUALCOS'ALTRO VA BENE LO STESSO"

Il laboratorio è a numero chiuso: minimo 6 max 10 partecipanti. Il Laboratorio in primis è rivolto a ragazzi e ragazze minimo 18 anni max 101, quest'ultimi se accompagnati dai genitori, residenti ad Aquilonia. In secundis a paesi vicinori. In caso di numero maggiore a max 10 partecipanti sarà fatto una selezione a cura del facilitatore il primo giorno del lab. giovedi ore 17,00 (appuntamento il primo fissato per tutti) sempre ad Aquilonia dvanti scuol elementare piazza principale del paese.

info e prenotazioni lab. clown:
info@radunonazionaleclowndottori.org

oppure
FORUM GIOVANI AQUILONIA
Presidente Michele Caputo
michele.caputo@gmail.com
3470791642

L'iniziativa è patrocinata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Aquilonia (AV)

http://aquilonia.asmenet.it/

Per chi viene da fuori deve considerare che il lab è aggratis ma deve garantirsi una soluzione di soggiorno. Stiamo verificando alcune a basso costo.

info@radunonazionaleclowndottori.org

+39 338 4122630 Nanosecondo

IL VIAGGIO

Mettersi in viaggio verso l'Irpinia di Oriente o in treno ...per le ferrovie dimenticate o in macchina ..in bici ..o con la molgofiera è.....come mettersi in viaggio verso gli amici, i familiari, verso un ricordo, una donna, una terra, verso un sogno già praticato alcune volte, una poesia, un sentimento, una idea....come un pellegrinaggio.

Mettersi le scarpe ai piedi ed iniziare un cammino, un viaggio e perchè no anche alla ricerca del nostro clown.

Clown deriva più che dall'inglese dal latino "colonus":il contadino, lo zotico, l'inurbano.

E, già questo clown che venuto giù dalle campagne (migrazione). Che tempo fà abbandono la terra dove era nato per sfamare i suoi bisogni nel circo equestre, nei teatri di corte, nelle strade e poi anche negli ospedali oggi lo riandiamo a cercare li da dove era partito.

IL RITORNO

In questo viaggio che stiamo facendo dobbiamo essere coscienti che non ci sono carte geografiche, tom tom: per il pensiero, i sentimenti e i sogni.



LA RIPA DELL’UTOPIA

E' come scrivere una poesia, mai la stessa con le stesse emozioni. Le poesie non descrivono o raccontano il luogo,il paesaggio, le storie ma vivono e sentono il "genius loci", lo spirito di quel luogo....la grande vita che c'è nei piccoli paesi.

Petrarca sentiva il Monte Ventoso, Leopardi "il formidabil
sterminator Vesevo" e Napoli passeggiando in compagnia di Shelley a ragionar di bellezza e amore, Omero partendo da Itaca veleggia verso Troia e il mediterraneo.

Il viaggio insieme come possibilità o una ossessione per divenire uomini consapevoli e responsabili e divenire 'seme', testimoni provvisori per una nuovo umanesimo delle alture in compagnia di "una scienza arresa"...la paesologia.

Uno stile di vita e di pensiero convinto che le culture che si possono incontrare e le persone che si possono incrociare sono sempre condizionate da "una perdita" oltre che da "un arricchimento".

Un viaggio è solo per conoscere e riconoscere altre culture, altre esperienze, altre persone per meglio conoscere la propria e se stessi nel rispetto e nell'ascolto dell'altro......E' un esercizio di "democrazia" per il proprio animo...un sogno creatore che si serve anche di parole, ma per costringerle ad assumere il loro dovere di vivere il tempo, la bellezza, liberandosi delle maschere che l'uomo assume nella vita di tutti i giorni immergendosi in una sorte di 'atemporalità' e ambiguità...un sogno insomma che è "al tempo stesso il nostro lato più soggettivo: perché è spontaneo, perché è pura azione senza pensiero, perchè tutto in esso ci è immediato e aproblematico" (Zambrano)....

I sogni sono nati per svanire.Ma noi siamo "sognatori pratici e provvisori senza tempo ma con una paese e una terra da vivere. Noi sappimo che nei sogni non esiste tempo e spazio...ma solo mentre si sogna ..al risveglio - sappiamo- ci verranno restititi sia il tempo sia lo spazio con la speranza che siano un poco cambiati.


E' prevista nell'ambito dell'iniziativa l'inaugurazione del:

"MUSEO dell'ARIA"

"MUSEO DEL BUIO"

"MUSEO DEL SILENZIO"

"MUSEO DELLA LUCE"

(di Mauro Orlando* - l'angelo Mercuzio in incognito di Nanosecondo)
(Presidente Onorario Comunità RNCD


P.S.
L'evento, e gli incontri nell'ambito dell'inizitiva di Aquilonia "CARBONARIA" e che prendono il titolo "LA RIPA DELL'UTOPIA" vedono come Direttore Artistico Franco Arminio, mio carissimo amico, poeta, scrittore, paesologo dell'Irpinia d'Oriente e tanti, tantissimi altri amici che sarebbe lunghissimissimooooo fare l'elenco, nonchè la partecipazione delle "COMUNITA' PROVVISORIE".

Se non tenete la moto del tempo, ditemelo che vi faccio venire a prendere da Clown Bullone perchè qui vivrete in un'altra dimensione spazio-tempo, su "La RIPA dell'UTOPIA" ad Aquilonia.

vi aspetto, aspettiamo
Clown Nanosecondo
Presidente Comunità RNCD

IL CORPO DEL CLOWN: L'ACROBATA

Il clown acrobata lavora sul corpo, sul sentire il suo filo, il sul peso, la terra per entrarci.

Un pò come aprire il sipario e fare il primo passo (un uscita, non uscita).

Il corpo del clown si accompagna sempre con gesti semplici (quotidiani) sottolineati dalle sensazioni a cui aggiunge una vocale. Si! Una sillaba alla volta, come il soffio del respiro che ci accompagna tutti i giorni ed al quale non facciamo più caso.

Il clown non sta mai seduto, se si siede lo fà dentro di se e si osserva per vedere il “suo” spettacolo.

Trova un significato nel suo gesto. Egli va all’essenza, senza trascurare il particolare. Non si supera, se il pubblico non vuole. Sta li fino a che il pubblico non gli dice basta. Una semplice trombetta e il suo corpo è in movimento per comprendere come può trasformarsi nello strumento migliore che lui può avere a disposizione. L'oggetto stesso diventa corpo, semplicemente traducendo il suono in movimento ed emozioni.

Il clown è ostinato ed egocentrico perchè si diverte all’infinito.

Anche in compagnia di un altro clown riceve un ritmo, partendo da un gesto involontario. Lo accoglie e rende partecipe il suo amico in un dialogo tra corpi. Dove il semplice "tu" li avvicina in un cammino senza mai toccarsi, ma solo sentendo l’emozione che sale su dal corpo.

La famiglia clown quando si riunisce in gruppo si presenta per lo spettacolo fatto solo di gesto, una sola parola e l'emozione che si prova accompagnando il gesto. Emozione che può essere di rabbia, di amore, di paura.

Nel medioevo il gesto veniva considerato come coinvolgente tutto il corpo e l’essere nella sua volontà. Ogni gesto era classificato, tanto da arrivare poi alla stesura del Galateo nel 1600. Non sembra a caso che la stesura del primo galateo si data in quel periodo, tardo medioevo, inizio della "era moderna". E, non a caso forse il primo galateo fu scritto da un prete Giovanni dalla Casa.

L’espressioni esteriori dell’uomo (foris) comunica le disposizioni e i moti interni (intus/dell’anima) ma occorre distinguere, come accennavo prima nella nota sul mio clown acrobato, tra gesti (gestus) e gesticolazione, cioè agitazione gestuale e altri contorcimenti, salti capriole ecc. che potevano far pensare al... diavolo!?

Per un verso in quel periodo lo stesso ridere a squarcia gola non veniva preso come una cosa giusta, ma come un indemoniamento. La gestualità veniva da una parte esaltata, ma anche vista con diffidenza. Il corpo non si poteva dichiarare vinto.

E, così in nome della ragione e della morale vennero anche messi al bando, in alcuni casi, le deformazioni della bocca e del volto. La stessa danza oscillerà tra due modelli biblici ed antagonisti l’esempio positivo è la danza del Re Davide e l’esempio negativo la danza di Salomè. Ne derivò così in quel periodo (1100-1300 d.c.) la condanna stesso del teatro comico da parte della chiesa.

Il corpo fu rivalutato con San Francesco che lo chiamò “fratello corpo” e anche i gesti del corpo assunsero un forte significato "rivoluzionario" per l'epoca. La nudità di San Francesco resta il simbolo della sua rinuncia alla ricchezza e di per se un'atto appunto "rivoluzionario".

Lo stesso corpo venne indicato nelle fasi della vita di un uomo da Pitagora con il numero quattro, che a quanto scrive Diogene Laerzio, ogni parte della durata di vent’anni sono corrispondenti ai quattro umori descritti dalla medicina di Ippocrate:

Il bambino umido e caldo;
• Il giovane caldo e secco;
• L’uomo adulto secco è freddo;
• Il vecchio freddo e umido.


Tutto ciò in sintonia con le quattro stagioni, create da Dio secondo la Genesi. Il quattro significava anche il microcosmo, e come l’uomo per questo somiglia al cosmo ed è fatto della stessa materia dell’universo. La stessa medicina dell'epoca non separava il corpo dallo spirito, cosa che in futuro è stato fatto dalla scienza che ora sta risconprendo nuove frontiere.

Oggi sappiamo che la stessa postura del corpo ha significati profondi e diversi per la vita dell’uomo. Nel processo dell’analisi bioenergetica Reich sviluppata poi da Alexander Lowen si parla di un viaggio alla scoperta di sé, quel "se" che io definisco senza accento perchè capace di "congiungerci". In certi casi può prendere l’intera esistenza dell’uomo, ma pare che la ricompensa sia il sentimento che la vita non sia passata invano.

Ecco il corpo, i gesti, la postura, le sensazioni che ognuno può vivere nella propria esperienza di ricerca del proprio clown racchiudono in maniera forte questi "misteri" e questi "pregiudizi" nei suoi approcci. Il dolore non è estraneo e qui bisogna aver coscienza che le stesse lacrime sono un dono: parlo di lacrime non metaforiche, ma di lacrime fatte di acqua e di sale, che salgono agli occhi e scorrono sulla viso fino alla bocca. Di quelle che quando le assaggi con la punta della lingua dici che buone che sono, devo piangere più spesso.

Il riso, non solo il sacrificio ed il pianto, fu rivalutato da San Francesco “giullare di Dio” e mentre prima il corpo era diviso in parte nobili e parti non nobili lui gli attribui il nome di "fratello corpo".

La parte alta con la testa il tronco erano indivuate come buone mentre le parti basse braccia, mani, ventre e il sesso, male. Insomma la testa è sul versante dello spirito, il ventre su quello della carne.

Questi significati hanno condizionato nel bene e nel male la stessa nostra epoca, che sempre più però tende oggi ad unificare il corpo e la mente. Arrendersi al corpo può significare comprenderne i motivi delle sue tensioni e così prendersi cura (autentica) di se stessi.

L’anima e il corpo non più separati. Il corpo è strumento per la realizzazione dell’anima. Lo stesso rito dell'eucarestia invita a mangiare il corpo come atto sacro, nel senso non del sacrificio ma come gioia di dividere un miracolo di rinascita e quindi di gioia.

Lo stesso periodo nuovo a partire dal 1500, l'età moderna, farà agire i cinque sensi all’interno di un umanesimo attento a valorizzare l’uomo nella sua interezza. Un corpo civilizzato resta anche nell’arte e nella creatività del medioevo.

“Orecchi e bocca, voi occhi e naso , e il sensitivo inoltre” sono versi di una poesia di Francois Villon che sembrano rappresentare in maniera perfetta gli strumenti del clown, gli stessi che furono messi al bando in quel periodo di grandi "rivoluzioni".

Francois Villon esprime in altre sue poesie e scritti magnificamente la tensione esasperata tra un corpo bello e gaudante e un corpo deteriorato. Lui allevato nella stessa chiesa conosce la quaresima, anche se con pochi risultati, canta ed esalta il carnevale. Il suo “testamento” imita gli antichi, ma si chiude con una processione burlesca che abolisce le gerarchie sociali e la pregnanza dell’animalizzazione diviene il mezzo per introdurre le attività fisologiche del corpo, ricondotte tutte alla sfera universale. Lo spirito e il corpo cosi iniziano a riappacificarsi.

Il percorso del Clown è una danza tra lo spirito ed il corpo. E’ la consapevolezza dell’interezza, del come la mente può influenzare il corpo, e di come il corpo può influenzare la mente. Lo stesso comportamento è fisiologia, é biologia. Se attraverso il gesto, le sensazioni riscopro l’interezza del mio corpo posso modificare il pensiero, e così posso migliorare il funzionamento del mio corpo ed anche il mio comportamento. Se il mio corpo è un microcosmo attraverso la ricerca del gesto (giusto) e della sensazione (giusta) posso contattare il tutto, e comprendere cosi che l’universo è amore.

Ogni nostra debolezza crea insicurezza, ma la stessa insicurezza è solo retaggio di un comportamento che blocca e condiziona il corpo, se sblocco il corpo, sblocco la postura e la stessa consapevolezza. Per questo il clown è sempre alla ricerca dell’essenzialità del gesto. Perché lui sa che il corpo è terra, è cosmo.

Il corpo del clown è vuoto, ma lui sa che il vuoto è una cosa che appartiene a tutta l’umanità. Lui così usa il corpo come un "bio-potere" , cioè di un potere "la cui funzione suprema ormai non è più forse uccidere, ma investire la vita in ogni suo aspetto". (M.Foucault)

Nanos l'acrobata


LA BALLATA DELLE COSE DA NIENTE
(F. Villon 1548)


So vedere una mosca nel latte,
So riconoscere l'uomo dall'abito
So distinguere l'estate dall'inverno
So giudicare dal melo la mela
So conoscere dalla gomma l'albero,
So quando tutto è poi la stessa cosa,
So chi lavora e chi non fa un bel niente,
So tutto, ma non so chi sono io.


So valutare dal colletto la giubba
So riconoscere il monaco dall'abito,
So distinguere il servo dal padrone,
So giudicare dal velo la suora,
So quando chi parla sottintende,
So conoscere i folli ben pasciuti,
So riconoscere il vino dalla botte,
So tutto, ma non so chi sono io.


So distinguere un cavallo da un mulo,
So giudicare il carico e la soma,
So chi sono Beatrice e Belet,
So fare il tiro per vincere ai punti,
So separare il sonno dalla veglia,
So riconoscere l'errore dei Boemi,
So che cos'è il potere di Roma,
So tutto, ma non so chi sono io.


Principe, so tutto in fin dei conti,
So vedere chi sta bene e chi sta male,
So che la Morte porta tutto a compimento,
So tutto, ma non so chi sono io.

venerdì 15 luglio 2011

CLOWN ad APICE LUGLIO 2011



“Quando lasciamo che il vento accarezza i nostri sogni, la fantasia si addormenta accanto.”





















altre immagini dell'evento

raduno clown 2011 di APICE (bn)

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2093520311903.114328.1662164760


domenica 17 aprile 2011

Il Clown acrobata

Tempo fa mi sono chiesto: “se io fossi un motociclista del tempo?”, in questi giorni mi sono chiesto: "voglio essere un acrobata!"

Il clown non è una risata di derisione, ma è il rivelare se stessi per se stessi a gli altri. Questo è il motivo per cui molti hanno paura dei clowns, perché l'uomo saggio (il clown) non ride con tremore.


L’acrobata è strappato dalla tristezza del circo, ambiguo nel suo mostrarsi capace di grande acrobazie, è così umano nel suo fallimento.


Ecco! Si.... geniale!! ..Così posso “umanamente” dedicarmi ai miei fallimenti e ridere di me senza neppure più tremore di cadere.


Certo è una ricerca attraverso un’esercitazione dei propri limiti, affidata alle miei fantasie, al sogno del continuare a praticare “acrobazie”, addomesticandomi al domestico, come una tigre, una foca o addirittura una pulce?


Il mio non è un lavoro di un clown professionista, ma ogni esercizio ogni acrobazia vuole essere ricamata su miei ricordi e stati d’anima personali.


La stessa voce di "russo” è il mio stare nel sogno con rumore, quasi ad impadronirmi del mio stesso suono, respiro, voce, che non riconosco più.


La distorsione della voce, come limite del mio essere nel quotidiano lontano da tutti perché insopportabile. E, già! Non mi sopporto manco io a volte, figuriamoci gli altri!


Non è più un prendere la parole per raccontare le proprie origini, ma trasformare un proprio limite, una propria paura, e semmai riuscire a stare con gli altri.


La prima sera che sono arrivato allo stage con Jan Mening al Cerquosino i miei compagni di stanza: Cesaro Jorilis e Francesca hanno potuto verificare di persona le mie “origini internazionali” di clown… e così la mattina dopo mi hanno detto: ”Nanos ..ma tu russa!” (tutti con un accento francese, per genitilire la comunicazione).


Ed io: "Si! Tutta mia famiglia “russa”...." (con accento russo….. e loro si sono messi a ridere).


"Mio nonno russo, faceva cameriere su Orient Express, mia nonna pure lei "russa" bisticcia ogni giorno con sindaco paese perché lui non voleva dare casa più grande per sua numerosa famiglia, mio padre pure russo faceva autista di camion andava avanti e indietro in steppa con renne; solo mia madre “fiorentina” era di origine italiana. La gentilezza dei suoi tratti mi hanno sempre fatto sembrare bambolotto “russo” ...più che “matriosco”."


E, così “specchiandomi” ho beneficiato della straordinaria libertà di liberarmi dal pregiudizio delle mie origini e dei difetti del mio corpo “arrendendomi” ad esso.


E, così è nato l’acrobata Nanosecondo. Mi sono reso osservabili, comprensibile, non solo in psicologia, ma anche in biologia, e quindi nel comportamento, nelle azioni e reazioni di un clown di un circo più grande che è quello della vita.


Qui non c’è tecnica teatrale che tenga si tratta solo di un gioco. Un triangolo tra l’emozioni il corpo ed il clown, con il suo “pubblico”. Non ci può essere più nessuna parentesi, tra il dire e il fare. La stessa emozione si trasforma in gesto ed il gesto da giustificazione al corpo, ai nostri istinti per provare cosi a sedersi dentro di "sé" (ops "se" senza più nessun accento) per guardare il più bello spettacolo del mondo: se stessi.


E, così provare, nonostante tutto, a passare un'emozione, una sensazione.


Il clown così, il mio clown, non appartiene più al mondo dei burattini, anche se lo sembra in apparenza, ma è la caricatura di se stessi in un esagerato affresco a pittura bianca, rossa e nera.


Come ogni affresco così può raccontare una storia, la sua. Può raccontare la verità, per parlare delle sue più grandi aspirazioni: saltare dal punto più alto nel collant senza rete appeso solo con ad filo di nailon.


L'uomo e le sue sofferenze, d’amore.


E, semmai poi perdersi il filo del discorso ..stando per un attimo sul filo del rasoio …ed anche se le viene in aiuto Arianna si perde anche il suo filo, ritrovando solo più tardi tra i denti lasciato li da un bacio.


Arianna la sua amata non fa nulla per liberarlo. Se non dirgli fai presto devi iniziare!


"Va bene " penso “questo è buono” lo spettacolo continua!


E, così si trova un albero bello al quale si aggrappa con un nuovo filo di scozia. La storia sembra poter essere divertente, e più che convenzionale, emozionale, non c’è nessuna cattiveria? Dice il maestro! Ma tu sei troppo buono. Riflette: un atteggiamento. Ariane non è più coinvolta nel lavoro come è, così si lascia perdere nel labirinto. La segue il lavoro, note, commenti. Il ruolo di osservatore esterno, sì, ma che non esclude il dialogo pensa lui sconcertato e così si lega ad una imbracatura. Vino veritas è già quando è vero per ogni clown. D’altronde per questo i clown hanno sempre naso e scocche rosse: sono sempre imbriachi.


Lei replica, ma io non bevo. Sarebbe quasi un suggerire a fare la stessa cosa per mantenersi lucidi? Ma lo potrà mai convincere?


Ma che cosa allora sarebbe bene e cosa male per il futuro acrobata? Fare la pulce, con le loro scarpe troppo grandi, non sembra una felice idea. Sarebbe uno spettacolo grottesco. Uno spettacolo di se basato su un risultato di umorismo feroce sarebbe un clown che sradica, i suoi piedi dalla pista di un circo equestre per scendere in strada inadeguato, solo diventando goffo, grottesco, un buffone può finalmente decidere di giocare a "se fossi "o" volessi essere": inimitabile purezza e pura leggerezza per questo acrobata.

sabato 19 febbraio 2011

MISSIONE TERABITHIA III - 26 APRILE / 5 MAGGIO 2011

26 APRILE / 5 MAGGIO 2011

VALONA - ALBANIA




OBIETTIVO DELLA MISSIONE:

La Missione Terabithia rinnova il suo impegno in Albania con un aiuto concreto: la formazione di clown di corsia.

Nelle prime missioni i dottor-clown si erano recati a Valona al fine di donare un sorriso e dei giocattoli usati ed anche un ecografo all'ospedale di Valona.

Perché dei giocattoli usati e non nuovi? Perchè per aiutare gli altri abbiamo già tutti gli strumenti di cui necessitiamo, ma li conserviamo sotto la polvere, attendendo che il tempo li rovini.

Ed ecco che nella terza missione c'è la svolta; non regaliamo pesci ma insegniamo a pescare.

Il corso si svolgerebbe presso gli spazi concessi dalle suore della Comunità SMR Buon Consiglio di Valona , interessate a migliorare le attività di animazione presenti nel loro asilo, e disposte a far frequentare alle loro quindici docenti le lezioni.

Proprio per assicurare a loro, ma anche agli studenti e a chi fosse interessato, la frequenza si è pensato di fare il corso di pomeriggio.


COME E QUANDO:

La missione dura dal 26 aprile al 5 maggio quindi 10 giorni in tutto.

Il corso avrà una durata di 32 ore e si svolgerà dalle 08 alle 14 nel periodo 27 aprile /5 maggio 2011 e SARA' TOTALMENTE GRATUITO.

Durante le lezioni saranno presenti i bambini dell’asilo per studiarne le reazioni ai vari giochi proposti. Il sabato e la domenica saranno dedicati a delle escursioni fuori porta con i partecipanti del corso al fine di conoscerli meglio e indicarli quali caratteristiche, del Clown che è in sé, mettere in risalto.

I partecipanti al corso saranno ogni giorno osservati e valutati quotidianamente nei laboratori.

Solo dopo la terza lezione, se idonei, potranno accompagnare i clown nel reparto di pediatria dell'ospedale di Valona, dove osserveranno in cosa consiste il servizio di clownterapia.

La prima mattina verrà invece dedicata alla consegna ai bambini di giocattoli donati dai bambini di Brindisi.


LE ASSOCIAZIONI PARTECIPANTI:

I docenti verranno scelti tra le associazioni organizzatrici : Sprofondo Imperia Onlus,Naukleros s.r.l e Comunità RNCD e La Compagnia del Sorriso Campania , Arcobaleno Marco Iagulli - Battipaglia.

Durante le lezioni i clown verranno aiutati dagli studenti per le traduzioni dall'italiano in albanese.

Ogni associazione può portare al seguito altri clown che presteranno servizio in pediatria, affiancando i corsisti sia in ospedale che durante le lezioni in aula.

Sarà cura dei responsabili far rispettare orari e codice deontologico degli operatori umanitari data la permanenza in strutture religiose e/o di cura.


COME E DOVE SI PUO' DORMIRE E COSTI PER I SINGOLI VOLONTARI:

Per chi non volesse pernottare in albergo le suore mettono a disposizione dei volontari alcuni posti letto.

Il viaggio in nave verrà effettuato con la compagnia Red Star Ferries.

Il pernottamento verrà effettuato presso l'hotel Riviera al costo di 10,00 euro a notte a PARTECIPANTI IN DOPPIA (COSTO DOPPIA 20 EURO cadauno 10,00 euro) con colazione compresa.

Le prese della corrente elettrica non necessitano di adattatori. L'hotel non fornisce asciugacapelli, e dispone di Tv con canali italiani in camera, aria condizionata e riscaldamento autonomo.

Data la scarsa scelta di prodotti farmaceutici si consiglia a tutti i partecipanti di dotarsi dei propri medicinali e si consiglia l'uso di farmaci contro diarrea, stitichezza, allergie, mal di testa e enterogermina .

Ricordiamo che in Italia vige l'obbligo di assicurare i volontari per le missioni.


TUTTI I PARTECIPANTI DEVONO VERSARE COME IMPEGNATIVA per le spese di prenotazione alberghiera la somma di EURO 100,00 (Cento/00) al coordinatore della missione ANDREA RUBINO sul conto corrente IT90Q0301503200000003235043 intestato ad Andrea Rubino

ENTRO LE ORE 18:00 del 10 marzo 2011 con la causale :

Terabithia 3 – sig. tizio caio, sig.ra sempronia nana hotel + nave.

La cifra verrà interamente restituita se entro il 17 aprile verrà data comunicazione, per giusta e comprovata causa, al sottoscritto


COORDINATORE MISSION III terabithia : Andrea Rubino,

contattabile al numero 335/7260112 o 349/0937852

andrearubino81@hotmail.com


Coordinamento Generale ATS - Missione III Terabithia

Andrea Rubino - Sprofondo Imperia - Onlus

Angelo Birimbao – Naukleros s.r.l.

Cristiana Zongoli - Naukleros s.r.l.

Enzo Maddaloni - Comunità RNCD


Responsabili associazioni aderenti MISSION:

Dott- Andrea Rubino - Sprofondo Imperia Onlus

Dott.ssa Cristiana Zongoli – Naukleros s.r.l. - Brindisi

Enzo Maddaloni - Comunità RNCD - Benevento

Di Nardo Paola Giordana – La Compangia del Sorriso Campania -

Tiziana Iervolino - Arcobaleno Marco Iagulli - Battipaglia


INFO COSTI NAVIGANTI :


Bisogna considerare i 10 giorni di permanenza:

a 10 euro a notte = 100 euro (compreso solo la prima colazione);

+ mangiare 10/15 euro al giorno e quindi altre 150 euro +/- ;

+ viaggio in nave da brindisi/valona o in aereo (dipende da dove si parte), il costo della nave da Brindisi e di circa 90/100 euro +/- A/R c'è il costo dogana (senza macchina) + macchina altre 70 euro circa.

Insomma considerato il tutto, il costo TOTALE per volontario da preventivare è di circa 350/400 euro a partecipante, a parte gli extra non inclusi (souvenir e materiali vari).

Per ogni ulteriore informazione contattate direttamente ANDREA RUBINO coordinatore missione.

info più aggiornate anche sul gruppo facebook MISSIONE TERABITHIA

http://www.facebook.com/event.php?eid=152715728118175


giovedì 17 febbraio 2011

UNA NUOVA STRATEGIA D'AMORE - "ALBERIBELLI"

il 5 Marzo 2001
dalle ore 10.00 alle ore 17.00

“Masseria Centrone Piccolo”
Strada Comunale Centrone Piccolo
Castellana Grotte (BA)



“Una nuova strategia d’amore”
EVENTO PER APPRENDISTI CLOWN DOTTORI per Alberibelli & Dintorni


Evento di promozione sociale organizzato e promosso
DAL GRUPPO CLOWN ”AlberiBelli” di Alberobello
in collaborazione con l’associazione COMUNITA’ RNCD



Se hai piu’ di 18 anni vieni a trascorrere una giornata in compagnia del Clown "Dottore" “Nanosecondo” che ci proietterà nel fantastico mondo della Clown Terapia… Potrai scoprire com’è bello regalare sorrisi a chi ne ha bisogno…!!

La partecipazione prevede un piccolo contributo per le spese organizzative.
E’ facoltativa la scelta di pranzare in loco ad un prezzo limitato.

Come raggiungere la Masseria?
http://www.centronepiccolo.it/come-arrivare.html

Affrettati a prenotare!!
Entro e non oltre il 26 febbraio 2011


Info

ANNA +39 333 3626287

annatau@hotmail.it

lunedì 22 novembre 2010

LUNGA VITA AL FORMICOSO

Se si desidera volare e pensiamo a come farlo non riusciamo a volare. Se invece uniamo animo e ragione resta solo l'agire con le BUONE INTENZIONI.

La gratidudine credo che sia un'emissione di energia
creativa e ricreativa a differenza del semplice desiderio che a volte può diventare un ostacolo.


A volte non serve solo dimostrare o lamentarsi, ma (forse?) c'è bisogno anche che che un clown, ...ops.... una Clownessa e per giunta pure Dottofessa ....Neny Nennella (al secolo Antonella Pasqualicchio), salisse su lì in cima al Formicoso...in Irpinia d'Oriente ....e poi ancora più sù ....sulla "soma" di una BALLA di PAGLIA per riuscire a toccare con la sua bacchetta magica.... il cielo, le stelle e quello che ci sta in mezzo......per augurare cosi ...

"LUNGA VITA AL FORMICOSO"


Qui, si potrà continuare
a seminare il grano,
per fare il pane.








(foto di Angelo Verderosa)
ancora altre foto...
http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/

LA COMUNITA' PROVVISORIA
http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/no-alla-discarica-del-formicoso/

Ve l'avevamo detto che i clown fanno un sacco di magie gentili?











(la foto del logo della nostra Comunità RNCD è di Mario Perrotta)
http://www.facebook.com/group.php?gid=60258100629&v=app_2344061033#!/photo.php?fbid=1644551204002&set=a.1077069857323.2014119.1543530937

lunedì 15 novembre 2010

MI CHIAMO NENY


No, no è unica cosa........quella che avvolge tutti ....che è dentro di noi.... dentro tutti noi .....e che possiamo trovare.
Dobbiamo solo provare a cercarla....


Alla ricerca di che cosa?

Dello "Io Sono..." ma se l'io è soltanto vuoto ...non vi può essere nessun io?
Ma se non c'è nessun io ...ma allora io chi sono?

Sono solido, acqua, fuoco, vapore, energia, forse io sono luce? Ma cosa viene ricercato qui? E, che cos'è questa cosa che cercate qui a terra?
Ma tu chi sei ...sei una sarta che cuce, o un cuoco che cuoce …… un vestito che stira o uno stiro che che veste? O, sei cosa che non può essere visto dall'occhio, udito dall'orecchio, annusato dal naso, gustato dalla lingua o toccato dalle dita.

E, se quel qualcosa che qui cerchi di ricomporre con frammenti di stoffa non è per nulla una cosa? .......

E, già...ma allora...?.. "io sono" semplicemente grazia, ...“io sono”, in compagnia ....della mia dolce amica Geggella, ma allora quando sono nata a giugno del 2010 a Cairano, ...o sono nata molti anni prima, ...così per caso da un frammento di stoffa, da vecchi ritagli di giornali ….. o pezzi di vestiti vecchi incollati su un foglio di carta bianca….oppure sono uscita dall'immaginazione e dalla fantasia … o da un sogno …. da cui può nascere, e puoi vedere, qualsiasi cosa?


Ma no non può essere un mistero ....è qualsiasi cosa... e ci "avvolge" tutti,... qualcosa dentro tutti, ....qualcosa che possiamo trovare dentro ognuno di noi. E' così reale che è cresciuto e non mi sono accorta, di niente.

O, si una casa tutta per me .....sola... per alcuni giorni a disegnare questo oggetto che è il mio corpo....così posso considerarlo finalmente da un altra prospettiva .....e provare a mostrare un altra parte delle mie verità.
Così il mio interno ed il mio esterno risultano "vuoti". E, cosi scoprire finalmente di cosa si è fatti realmente...di pura illusione? O, di una dimensione di immaginifica emozione ...o pura coscienza..... o consapevolezza di scoprire così.... di quest'essere indifeso ....l'essenza del mio clown, ed in tutta quiete salire su un palcoscenico vuoto....e, presentarmi ad esso ....con il mio nuovo nome...



..."BUONASERA ...MI CHIAMO NENY Nennella ....,e
lei è la mia amica Geggella."

e cosi giungere in un posto che si chiama stato di grazia?







(Nanos)

martedì 2 novembre 2010

CARTOLINE DAI MORTI

Negli antichi miti greci il nostro corpo, privo di vita, riveste la forma di una realtà a due facce: una è la psyché termine da collegare con psýchein “respiro, soffiare”, inconsistente, invisibile, inafferrabile, fantasma, sogno, ricordo ad immagine e somiglianza del corpo ma pur sempre ombra, quindi vuoto, evanescenza; L'altra è il kolossós (pietra grezza non iconica) che invece si presenta compatto, duro, massiccio, presente e che, al contrario della psyché, non ci rimanda l'immagine del corpo vivente ma il suo essere di altra natura, la sua non-forma, la sua assenza.

Il desiderio però ad un certo punto prende corpo e potrebbe essere rappresentato dal rinascere con migliori speranze?

Questo mio passaggio è una “riflessione” sulla "morte cercandola", e della possibile rinascita.

E’ un percorso che va oltre il disfacimento fisico del proprio corpo (perché per il clown il corpo è tutto, in tutte le sue forme) inteso, non soltanto come morte del fisico, ma anche, e soprattutto, come “morte sociale” come crisi della speranza.

"Morte sociale" come "abbandono di uno stato sociale", appunto, per passare ad un altro più evoluto, attraverso un percorso di "meditazione corporale" che diventa esso stesso rito e mito, per ognuno.

La morte è quindi (in questo caso) una specie di prolungamento della vita.

In effetti nei vocabolari più antichi il concetto di morte non esiste : se ne parla come di un sonno, di un viaggio, di una nascita, di una malattia, di un incidente, di un sortilegio, di un ingresso nella dimora degli antenati.

Il Clown come il bambino non ha coscienza della morte. Per lui un secondo o mille anni è la stessa cosa. E, quando noi creiamo la coscienza del nostro individuo nel "sé” (con l’accento) che diventiamo mortali.

Per questo il Clown è un “se” - senza accento - perché è un andare verso, un “se” non statico, non mascherato, ma dialettico: “emozionato”, non nella paura, ma nella gioia, nell’ironia.

Egli si prende gioco di “se” di quello “io sono” che resta ancorato per tutta una vita a false credenze. Quindi ogni uomo, contro ogni “buona regola”, non deve diventare quel cadaverico, rattrapitico adulto che è, ma prodursi sempre con spirito gioviale di fanciullo.

La sua stessa vecchiaia non deve necessariamente essere una triste stagione d’inarrestabile decadenza, ma l’estremo limite della sua gioventù.

Gesù disse: "Un vecchio che nei suoi giorni non esiterà a interrogare un bimbo di sette giorni riguardo al luogo della vita, vivrà. Giacché molti primi saranno ultimi, e diverranno uno solo." (Vangelo Apocrifo di San Tommaso)

La nostra gioventù che dura tutta la vita, come nel ricordo indelebile dell'estremo saluto da lontano - di noi stessi già morti -, che si legge nelle “Cartoline dei Morti”.

L’ironia delle “Cartoline dei Morti” di Franco Arminio (poeta e scrittore Irpino, e mio caro amico), a mia opinione ci riconduce a riflettere sulla nostra vita, spingendoci a prolungare la nostra infanzia, attraverso proprio la rappresentazione della “nostra morte”, nell'estremo saluto da lassù, che in maniera cosi fortemente “auto ironica” (da scombisciarsi dalle risate) ci fa scoprire d’un tratto come abbiamo perso molte occasioni per venirci incontro a volte, anche con “autoironia”.

Spero che la stessa coscienza della morte, così rivalutata, dalla nostra capacità residua di autoironia ci possa farci sentire così anche “immortali”, e nasca in questa fase una vita per ognuno senza più creare rancori, angosce e paure.

La stessa consapevolezza che la morte è un pezzo della nostra vita, vivendo in gruppo, in una comunita come la nostra di clown, o come nella "Comunità Provvisoria", ci dovrebbe spingere ad augurare a tutti noi, attraverso l’amore, di rientrare nell’utero materno per farci rinascere tutti nella gioia.

In questo credo che oggi siamo tutti un po’ facilitati perché, lo dico sempre: la terra incinta!

E, qui “eros” diventa non più conflitto e lotta di conquista e/o di sopravvivenza, ma ci prepara per “il ritorno”.

La “psicologia” delle nostre “comunità" o meglio di una nuova comunità che superi lo stesso concetto di dualismo (architetti contro poeti; clown contro architetti; architetti contro archeologi; filosofi contro l’angelo, etc etc..scusate il raffreddore…ma ci sono molte “escursioni termiche”) ci può far superare a tutti (spero) l’ossessione della morte e con essa lo stesso bisogno di “ritornare” nell’utero materno, perché cosi possiamo nascere da “se”, e così diventare padri e madri di noi stessi.

Il principio del piacere di Freud guida l’uomo verso l’infanzia; il principio di potenza lo guida nell’adolescenza, mentre la volontà del significato e dell’immaginazione verso l’uomo intero, che resta il futuro dell'uomo.

Ad esempio il piacere è un effetto collaterale della relazione di un compito. Esso si realizza però nella maniera più autentica solo quando si realizza un significato un senso e non un obiettivo di volontà o di piacere e basta. Quindi dovremmo percepire anche l’ironia delle “cartoline dei morti” come nuova ricerca di senso delle nostre “comunità".

Ritornando all’argomento “psicologia della comunità e paura della morte”, se ogni nevrosi è un tentativo regressivo di riconciliarsi con l’ambiente, allora lo stesso suicidio (per assurdo inteso come: "morire prima per non morire") – diventa una forma più estrema di rottura, di fuga dalle “tradizioni” (false credenze), perchè non ci è rimasta nessuna possibilità più di ridere della nostra vita e quindi rappresenta al tempo stesso la più alta, disperata, forma di riconciliazione con il mondo e con se stessi e quindi un prolungamento “tradotto” della vita.

Credo che le “Cartoline dei Morti” di Franco Arminio intervengono ora, dopo l'ipocondria paesologica, e mai come in questo momento, a “prendersi cura autentica” (Heidegger) di "se", anticipando con ironia la stessa illogicità della morte, e come non possiamo più perdere occasioni per incantarci davanti alle bellezze del mondo, e per questo, vale - in ogni caso - sempre e comunque vivere la vita, con ironia e gioia.

La nostra “comunità provvisoria” fa i conti anche con certi fenomeni di “suicido” e/o “morte sociale” a cui tante volte ci siamo appellati disperatamente, e di come è oggi possibile, guardando il mondo con altri occhi, abbandono una forma arcaica di “stato sociale” comprendere le nostre incapacità ad affrontare il "passaggio", dalla “tradizione” alla “traduzione”, riproducendo qui finalmente una “permanenza provvisoria” su quello “stato di margine” ai confini tra cielo, terra ..."e quel che ci sta nel mezzo" a partire semmai dal Museo dell’Aria di Cairano, e come oggi "io clown" Nanosecondo possa vivere con permanenza questo lutto, nel tabù della morte comunitariamente provvisoria.

Crisi? Morte = separazione; rito = margine; risoluzione/rinascita = reintegrazione.

Urge una rinascita! O meglio, un ritrovarsi, che possa far incontrare i nostri bambini, il nostro “bambino interiore”.

“Neotenia= crescere restando giovani"... credo che sia ancora possibile!

Questa teoria scientifica individua nella specie umana una prolungata permanenza in età adulta delle caratteristiche infantile, e grazie a questa cosa che possiamo “tradurre” le “tradizioni” in: curiosità, immaginazione, flessibilità, tolleranza, adattabilità, desiderio di amare, ma cosa più importante di tutte, desiderio di giocare, apprendere, scoprire sempre cose nuove, e come a questo punto la password per evitare tutti gli “spam” sia la nostra “immortalità”, in poche parole : ridere di se!

Ecco credo (e per questo scrivo) che il nuovo libro “Cartoline dei Morti” (uscito in questi giorni) di Franco Arminio che ci ha donato a tutti noi, è anche la nostra occasione di essere “provvisoriamente immortali” nell'essere capaci d'ironizzare sulle nostre disgrazie.

Anche per questi motivi e per altri ho introdotto nell’esperienza formativa della nostra associazione RNCD di “Clown Dottori” …“Alla ricerca del tuo clown ….ma se trovi qualcos’altro va bene lo stesso” la lettura (di alcuni passaggi) delle "Cartoline dei Morti di Franco.

Insomma, credo che ogni atto creativo passi attraverso una crisi “una morte”, vista con l’ironia del clown e stavolta anche con l'ironia di un grande poeta e scrittore dell'Irpinia d'Oriente onorandomi della sua amicizia.

Clown Nanosecondo

venerdì 22 ottobre 2010

DICHIARIAMO ILLEGALE IL GRIGIO NEGLI OSPEDALI!


Lo sapevano da tempo i nostri antenati, lo hanno scritto molti scienziati, Norman Cousins in “VOGLIA DI GUARIRE” ce l’ha raccontato e si è pure salvato la vita da solo, uscendo dall'ospedale dove era stato ricoverato con una prognosi a tre mesi di vita, e scegliendo di curarsi da solo, (ricordate Heidegger ci parla della "cura autentica" e delle "cura inautentica") "ricoverandosi" in una pensione e sparandosi dosi massicce di vitamina C ed ore di film comici, e adesso ve lo annunciamo anche noio!!!

Ci voleva la prova scientifica e finalmente è arrivata proprio in questi giorni da una ricerca fatta dall’Università di Udine che ha utilizzato anche uno speciale software di una Risonanza Magnetica ad Alta Campo Funzionale che ha registrato come la parte frontale del cervello modifica le proprie reazioni agendo anche sul sistema limbico.
Insomma, l’effetto placebo sia per somministrazione di sostanza farmacologica che non, funziona per d’avvero.

Lo studio dell’Università di Udine è stato realizzato su 31 volontari nei quali il dolore è stato indotto. Nell’esperimento è stato rilevato anche l’effetto così detto “memoria”, nel senso che se c’è stata una precedente esperienza funziona ancora meglio, non deriva da una semplice suggestione psicologica (che il paziente crede di provare meno dolore) ma deriva da una modifica delle reazioni corticali del cervello (parte pre-frontale) sia per effetto farmacologico che non.

Inoltre i risultati di un'altra sperimentazione a doppio cieco svolta dall'Universita di Uppsala (Svezia) hanno mostrato che la risposta al trattamento placebo era associata a una ridotta attività dell'amigdala, regione cruciale per l'elaborazione delle emozioni.
Tuttavia, la ridotta attività dell'amigdala si riscontrava solo in quei pazienti caratterizzati da due copie della variante G del gene TPH2.

In pratica il polimorfismo del gene TPH2 sarebbe un predittore significativo della risposta al placebo e sarebbe associato a miglioramenti significativi dei sintomi ansiogeni.

Per la prima volta si dimostrerebbe quindi il collegamento tra la modulazione serotonergica dell'attività dell'amigdala e i benefici ottenuti con un trattamento placebo.

Ma vediamo ora che significa per noi Clown “Dottori” questo “non”.

Insomma lo abbiamo sostenuto più volte che la mente può influire positivamente sulla nostra salute, ma ora ci sono le “prove scientifiche”.

Qui occorre fare una piccola premessa per spiegare che cos’è l’effetto placebo.

Più dettagliatamente si tratta di sostanze totalmente ininfluenti a livello fisico (in pratica acqua fresca, semmai insaporite con gusti di caramelle o altri sapori del tutto innocui) che vengono utilizzate, all’insaputa dei volontari, durante le sperimentazioni di farmaci o cure naturali.

Tuttavia accade che molto spesso, a livello psicologico, i placebo funzionano proprio come i farmaci dando risposte fisiologiche reali ed inaspettate.

In pratica quest’ultima ricerca dell’Università di Udine ha chiarito - come già accennato in precedenza - il vero volto delle sostanze placebo: tutt’altro che farmaci terapeuticamente inattivi, ma che il cui effetto sarebbe basato "non solo" sulla sola suggestione psicologica del paziente che crede in quella cosa, ma con dati fisiologici concreti.

Proprio per questo alcuni ricercatori hanno iniziato da anni a prestare attenzione alla cosi detta “variante placebo” che, molto spesso, come sostengono anche gli stessi ricercatori, può arrivare a falsificare gli stessi dati di una ricerca.

Nel frattempo un altro gruppo di ricercatori, questa volta dell’Università di San Diego, ha analizzato 167 trial clinici pubblicati su riviste scientifiche prestigiose ed affidabili e visto che in molti casi il placebo usato è a sua volta in grado di sortire qualche effetto fisico sull’organismo, hanno osservato che ciò potrebbe ridurre l’attendibilità delle stesse sperimentazioni cliniche di molti farmaci.

E qui hanno fatto anche qualche esempio: i malati di Aids sono spesso intolleranti al lattosio, quindi usare questo zucchero come placebo per studiare farmaci anti-Aids significa dare un “vantaggio” fittizio ai farmaci, cioè sovrastimarne l’efficacia perché risulterà che i pazienti che hanno assunto placebo lamentano più problemi gastrointestinali, quindi sembra che il farmaco difenda da tali problemi, quando ciò non è vero.

In altre ricerche sui farmaci per il cuore venivano testati contro placebo, in questo caso olio d’oliva o di semi.

Ma adesso si sa che l’olio riduce il colesterolo cattivo e quindi questo trial potrebbe aver portato a una sottostima degli effetti dei farmaci nel proteggere il cuore.

Ma non è tutto, il problema, sottolineano questi ricercatori, è che non ci sono regole, nessuno stabilisce quale placebo bisogna usare e quale no, e per di più in molti casi non è resa nota l’identità del placebo usato.

A questo punto un altro ricercatore dell’Università di Oxford Jeremy Howick sostiene che ”Questo è ovviamente pericoloso per la salute pubblica poiché potrebbe portare all’uso di terapie inefficaci, e impedire invece di riconoscere e portare sul mercato quelle efficaci”.

Anche una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali “The Lancet” ha pubblicato di recente uno studio di un altro ricercatore, Damien Finniss della Sydney Medical School dell'Università di Sydney sull'effetto placebo.

Sono due le osservazioni principali che emergono dal lavoro di Finniss. Anzitutto il placebo è un effetto fisiologico genuino di cui sono almeno in parte note le basi biologiche.

Inoltre, nota il ricercatore australiano, questo fenomeno è comunemente usato dai medici nel trattamento di una vasta gamma di disturbi.

Vista la diffusione della pratica Finniss solleva in questo caso una questione etica: "è giusto mandare a casa un paziente ignaro dopo avergli somministrato poco più che una caramella?"
"L'effetto placebo è un genuino fenomeno psico-biologico attribuibile al contesto terapeutico nel suo complesso", osserva Finniss, e ciò significa che dipende non solo dalla convinzione del paziente riguardo l'efficacia di un trattamento, ma forse soprattutto "dall'ambiente medico" in cui viene somministrato, nel senso che l’ambiente lo stesso ospedale deve realizzare un contesto di fiducia e di speranza (aggiungo gioiosa) di vita.

E qui è la parte del “non solo" (sostanze) a cui facevo riferimento prima, ed è quindi importante alla luce delle osservazioni e ricerche scientifiche qui riportate costruire "ambienti salutari" insommza è importante creare un giusto contesto aggiungo io qui: “colorando la vita”.

Infatti è vero anche che alcuni studi dimostrano che un'iniezione fatta da un medico o da un bravo infermiere è fino al 50 per cento più efficace rispetto a un'iniezione eseguita in maniera automatica e semmai controllata da un computer.

E, proprio questo aspetto della ricerca che ci sostiene nell'affermare la validità della relazione empatica che il clown dottore crea nel suo giro viosite con la persona adulto o bambino che sia ricoverato in una corsia di ospedale.

Se ulteriori studi confermeranno l'effetto modulatorio dell'ambiente, (è l'ambiente stupido sostiene Lipton - ricercatore e biologo americano . nel campo dell'epigenetica, in futuro sarà forse possibile somministrare una cura basata sul placebo a un paziente informato, a patto anche di creare un ambiente molto "convincente e piacevole" come se lo creo Norman Cousins.

Ecco perché ...

“DICHIARIAMO ILLEGALE IL GRIGIO NEGLI OSPEDALI

Qui la trasmissione di LEONARDO rai tv del 21 ottobre 2010 che annuncia il risultato della ricerca dell’Università di Udine:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f2374d45-f2ec-4ffb-bae9-18c060def361.html?56258890

lunedì 27 settembre 2010

KHESED (tenerezza di Clown)

Il clown non è un “guru” se non vogliamo farlo essere, anzi il clown è di per "se" il contrario del "guru".

Egli irride il “re”, ma in quest’epoca che i “re” non ci sono chi è il“re” se non io. E, già “io sono” !

Il Clown in questo caso può far chiudere gli occhi all’uomo (se stesso) sul suo mondo per fargliene vedere uno nuovo, e porlo oltre "se" stesso. "Trascendere": uscire dai suoi confini, attraverso una sana follia che si prende cura di “se”, quel "se" (senza accento) quel “se” congiunzione quel "se" che unifca senza nessuna affermazione di "se".

Un uomo quindi intero che non si pone di educare l'altro, ma semplicemente se stesso. Un uomo che unifica quindi il suo male per trasformarlo in bene. Il Clown è un essere che per sua natura si muove verso. Il Clown come stato di grazia verso "se" e verso gli altri.

Mio padre che faceva l’autista di camion mi diceva sempre: "quando il camion si guasta non è morto, deve solo essere ricoverato in officina" , e molte volte se lo aggiustava da solo.

Heidegger parlava di "cura autentica" ed di "cura inautentica" . Per cura autentica egli intendeva quando l’uomo riesce a prendersi cura di “se” (senza accento) senza delegare nessuno (fin dove è possibile). Per cura inautentica intendeva quando l’uomo delega alle “tecniche” e qui l’uomo diventa macchina.

Ora considerato che non sono un camion mi sono chiesto qual è l’officina migliore dove posso essere ricoverato per curare i miei mali? Dentro di me!

Gli stessi riferimenti di valori prestazionali oggi di un ospedale, in mancanza di un vero è proprio “governo clinico” che pone “sotto esame” l’efficienza e l’efficacia di un intervento di carattere sanitario hanno trasformato gli ospedali in “aziende”. L’azienda di per se è valida sé produce un bene, ma in questo caso il valore del bene è l’uomo, e l'uomo non è una macchina. Il clown cerca nella sostanza di promuovere un'azione che recupera "arte & scienza" due componenti che sono alla base di tutte le medicine.

In questo senso il clown attraverso il suo intervento nell’ambito della comico terapia prova a trascendere il corpo attraverso un sorriso, trasformando la macchina in persona, in essere umano intero. Il clown "solleva" il corpo fisico e cerca di riallienarlo ad una eperienza un pensiero positivo.

Il sorriso come scintilla che unisce al tutto, in cui tutto è possibile anche “volare” (qui il volare resta non solo metaforico, ma esperienza di percezione e di vita del mio essere clown nel momento in cui effettua un intervento in ospedale. Molte altre sono le possibilità e le "tecniche" di volo che si possono esperienziare). Il clown non è in questo caso il forzato della risata anzi in alcune condizioni aiuta a far piangere perchè lui sa che il dolore è come il nocciolo di un frutto, si deve rompere per essere esposto di nuovo ai raggi del sole e germogliare.

Ognuno di noi è istinti e spiritualità, d’altronde lo spirito mette a dura prova sempre il nostro corpo nella sua dualità. Un nascosto nella trascendenza come lo definiva Freud, ma egli si sbagliava, perché è nascosto dentro ognuno di noi, ed ognuno di noi è trascendenza. Ognuno di noi è spirito e corpo insieme e allora il problema rimane la scelta di andare verso qualcosa.

Ma dov’è oggi questo qualcosa?

Non è più nella tecnica ma nel senso e nell’alto, qui la metafora del “volo”. Se la materia è un vuoto l’unica cosa che la può riempire è lo spirito: l’eros, l’amore nel senso più antico del termine.

Hegel sostiene che l'amore supera il diritto, è qualcosa che va oltre ed è più importante. È pertanto auspicabile uno Stato, una Comunità società e famiglia centrate sull'amore piuttosto che sulle leggi. L'amore non ha i confini del diritto, fatto di opposizioni e bilanciamenti tra poteri e continue distinzioni; l’amore è antitesi a tutte le opposizioni e a tutte le molteplicità. È nell'essere la rinuncia a sè stessi per un altro che porta all'identificazione del soggetto in un’altra persona, e, ugualmente nel pensiero, al fatto che il soggetto perde la coscienza di sè e diventa cosciente di questa identità, di essere tutt'uno e di non poter vivere senza l'altro:

«L’amore esprime in generale la coscienza della mia unità con l’altro, per cui io, per me, non sono un isolato, ma la mia autocoscienza si afferma solo come rinuncia al mio essere per sé e come unità di me con l’altro » (Filosofia del diritto, pag. 158)


«La vera essenza dell’amore consiste nell’abbandonare la coscienza di sé, nell’obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest’oblio. Quindi è identificazione del soggetto in un’altra persona, è il sentimento per cui due esseri esistono solo in una unità perfetta e pongono in questa identità tutta la loro anima e il mondo intero » (Lezioni d'estetica)


Tutta la nostra scienza si è affidata alla tecnica considerando l’uomo una macchina. La medicina cosi ha fatto l’uomo a pezzi affidando ogni pezzo ad una tecnica, con tutto quello che ne è derivato, in questo ha rinunciato, la stessa medicina, ad una delle sue più potenti medicine: l’amore.

Le ultime scoperte nel campo della fisica quantistica e delle neuroscienze e della biologia, ci stanno facendo comprendere sempre più che la mente “ è un energia non localizzabile” e ciò non può interessare né la psicologia classica, ne tanto la biologia materialistica.

Purtroppo queste credenze attuali della scienza si sono rilevate palesemente errate in universo quantistico dove conta la percezione e l’intuito più che la tecnica.

Oggi ad esempio più che di effetto placebo bisognerebbe parlare di un “effetto percezione” o “effetto credenza”.

Insomma l’effetto placebo viene trattato in malo modo nelle facoltà di medicina affidando il tutto alla farmacopea e/o alla chirurgia, inserendo con ciò dei parametri “scientifici” di valutazione dei livelli di “produttività” (efficienza-efficacia delle prestazioni sanitarie) producendo nelle strutture come gli ospedali contraddizioni enormi anche di natura etica con aberranti conseguenze: il caso della Clinica Santa Rita di Milano di alcuni anni fa resta emblematico anche in assenza di strutture deputate al controllo del: “governo clinico”.

Un po’ come dire che il vigile del fuoco prende lo stipendio se spegne incendi.

Insomma una medicina non basata sull’evidenza ma sulla cocorrenza.

In questo si inserisce la responsabilità della "cura autentica" ed "inautentica" e quindi la malattia come metafora della vita e dell’essere e non come guasto di un pezzo della macchina.
Quando per spiegare un fenomeno, secondo la regola filosofica e scientifica di Occam “il rasoio di Occam” vengono proposte ipotesi diverse, quella più semplice è l’ipotesi più probabile, e va considerata per prima, quando la fisica quantistica unita ai principi spirituali di alcune antiche filosofie o le stesse diverse religioni offrono spiegazioni semplici non solo alla medicina allopatica, ma anche della stessa filosofia e delle pratiche alternative e delle guarigione spirituali, il tutto non viene affatto considerato.

Il problema è ora comprendere che noi siamo immortali, perchè siamo esseri spirituali che esistono (non) separatamente (non) localmente e che la morte fisica è solo l’inizio di una nuova vita.

Quando pensiamo che una tribù di 40 nativi della Colombia come gli U'WA vanno “accompagnati” e difesi nella loro unicità, siamo consapevoli del fatto che essi sono gli unici tra i popoli arcaici della terra che pensano che l’universo è uno.

Essi non fanno distinzioni tra le rocce, l’aria, le piante, l’acqua e gli esseri umani. La materia è l’energia sono in perfetta interconnessione.

C’è stato un momento che gli scienziati sono stati costretti a separarsi dallo spirito. Copernico ruppe questa separazione affermando coraggiosamente che non era la terra al centro dell’universo (conosciuto) ma era il sole. Giordano Bruno fu bruciato come eretico. Un secolo dopo Renè Descartes insistette sul metodo scientifico per esaminare la validità di tutte le “verità” precedenti, escludendo da queste però le forse invisibili del mondo spirituale. Quando poi alcuni scienziati furono incoraggiati a studiare il mondo naturale e le “verità” spirituali, gli stessi furono definiti “non scientifici” perché la loro verità non poteva essere dimostrata anche se era la più semplice.

Darwin poi diede il là ad una vita che avesse senso solo se si ha e non se si è. La competizione ed il merito hanno posto l’uomo nelle stesse condizione dell’animale nella giungla. Ma noi siamo fatti ad immagine e somiglianza dell’universo! E, allora?

Certo resta ancora difficile pensare ad un tempo in cui ogni uomo potrà decidere di guarire da solo, ma dobbiamo pur cominciare da qualche parte ed in questo la terra ci sta aiutando perchè adesso: la terra è incinta!

Per il momento, considerato che siamo tutti angeli caduti proviamo almeno ad imparare a volare. Credo nella sostanza che solo se riusciamo ad imparare a volare con qualsiasi altro espediente riusciremo a vedere e realizzare anche un mondo più pulito.

Nota di precisazione sul termine eros e amore:

Nel greco antico i termini utilizzati per definire i vari sensi con cui attualmente si usa la parola "amore" sono maggiori e perciò più precisi, rispetto sia all'uso comune in italiano che in molte lingue moderne, per questo vi cito i significati in greco ed in ebraico, in particolare proprio Khesed "tenerezza" mi è sembrata la parola più giusta come titolo di questa mia nota:

Agape (αγάπη) è amore di ragione, incondizionato, anche non ricambiato, spesso con riferimenti religiosi: è la parola usata nei vangeli.
Philia (φιλία) è l'amore di affetto e piacere, di cui ci si aspetta un ritorno, ad esempio tra amici.
Eros (έρως) definisce l'amore sessuale.
Anteros (αντέρως) è l'amore corrisposto.
Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente ed immediato che chiede di essere soddisfatto.
Pothos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo.
Stοrge (στοργή) è l'amore d’appartenenza, ad esempio tra parenti e consanguinei.
Thelema (θέλημα) è il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare.

Anche nel greco antico non è comunque possibile tenere i vari sensi ben separati e così troviamo agape talvolta con lo stesso significato di eros, e il verbo “agapao” con lo stesso significato di “phileo” (come nell'antico testo greco della Bibbia).

L'ebraico contiene la parola “ahava” per "affetto" e "favore", ma la più importante è la parola “khesed” che combina i concetti di "affetto" e "compassione" e viene talvolta tradotta con "tenerezza".

"Lo spirito è davvero come un alito di vento: soffia dove vuole, e tu ne senti la voce soltanto, ma la sua mente non arriverà mai a capire da dove viene e dove va. E da questo Spirito occorre che tu nasca , e che ti accorga che il tuo "io" (non noi) vero è della stessa natura dello spirito" ...."...Tu impara perciò ad ascoltare l'Io (te stesso/a), invece di farti maestro d'Israele , e maestro di un Noi..." ...."perchè quel che nell'uomo può salire in cielo (e volare) è soltanto quell'Io, (se stesso) quel figlio dell'uomo che dal cielo è disceso , e che apprtiene al cielo" . "Occorre adesso speigare cos'è l'Io (se stessi) , il figlio del Dio e dell'uomo, cosi che quando qualcuno comincerà a scoprirlo in se stesso , sappia cos'è e lo riconosca" ..."Ma in ogni caso , non è possibile che un Noi si coverta all'Io, nè che un uomo possa capire l'Io e sentirsi in pace con il Noi al quale vuole appartenere. Tu sei un maestro di Israele: se vuoi restare maestro d'Israele , ciò che ti sto dicendo non è per te" (Nicodemo 3,1-15; Numeri 21 e 9).

La nostra Comunità di Clown & Sognatori Pratici è fondata sulla libertà, perché ogni uomo o donna, clown e non, si decide di volta in volta per “se” e per la stessa Comunità.
Proprio in questa decisione si nasconde il fattore di libertà. Così tra questa libertà e la stessa Comunità nasce un rapporto autentico, di consolidamento, e non di semplice appartenenza o attaccamento.
Possiamo dire che la nostra Comunità garantisce il significato della individualità delle singole persone che vi partecipano perché solo la tutela della individualità delle persone garantisce la comunità.
Ciò distingue il senso della Comunità che vogliamo realizzare dalla "collettività" (qui la differenza tra “io sono” ed il “noi”) o dalla "massa", per promuovere proprio quella ricerca sull’io sono, non atomistico o asociale, ma fondamentalmente unico e per questo unitario perché và verso l’altro.
In questo senso l’occhio del clown riconosce sempre il “suo maestro” in tutte le persone che incontra, perché siamo tutti angeli caduti, e ciò è possibile perché davanti alla punta del suo naso c’è il paradiso.
Il percorso del Clown quindi è un "viaggio", un "percorso", e la stessa percezione del volo è una metafora per una ricerca del proprio “se”.
In questo senso l’io sono và “percepito” ed “intuito” perché così ci renderemo conto che siamo tutti maestri e che non abbiamo bisogno di nessun “guru”, anzi come dicevo all'inizio: siamo tutti angeli caduti.

"Se siamo uniti tutto si risolverà....."