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sabato 3 marzo 2012

LA CO-SCIENZA DI SIMONE (filosofia e matematica dell'amore infinito)

l'EQUAZIONE COSMOLOGICA di
www.renatopalmieri.com



A Mauro, amico caro,
che mi parla indossando vesti d’angelo e dicendo,
come angelo, di chiamarsi Mercuzio.
Mercuzio, personaggio scespiriano
considerante la vita come sequenza pura di episodi e,
nell’episodio, rappresentante se stesso,
ispirato ad allegria, a sensualità, a gioco.
Un Mercuzio, quello scespiriano,
che piroetta mattacchione sul palcoscenico della vita
nascondendo così il suo pessimismo doloroso.
Ridi pagliaccio sul tuo amore infranto!
Ridi del duol, che t'avvelena il cor!
Altro è il discorso di Mauro in veste d’angelo,
pur se il suo è un piroettare filosofico allegro.
A Mauro, e ai suoi amici,
non piacciono
meditazioni austere, noiose.
da affiliati alla trappa..
Mauro lo sa e quindi inventa ossimori
come quello dell’angelo cogitante
che ha nome Mercuzio, angelo scherzoso,
allontanante da sé vaniloquentia et iactatio.
Discorso sereno, gioioso il suo,
che nasconde con astuzia la tristezza,
come il Mercuzio scespiriano,
la tristitia rerum tenuta a bada finché può;
il suo è frugamento dell’anima braccante
qualcosa che doni al dubbio parvum amuletum
ad animum nostrum modice confirmandum,
rincuorante noi, amici suoi,
rimestanti lepidezza e seriosità insieme,
bevitori d’indiche, aromatiche tisane fumanti
intercalando senza metodo cartesiano
parvenze di sillogismi e facezie,
distesi su divani in salotto d’ospite
discepola di Jungo in raffinato bar mittel europeo,
all’ora solita, cotidie, noi, soggetti smarriti.


Caro Mercuzio,
ho letto con invidia la tua capacità di comporre un dialogo di tipo platonico mischiato con sprazzi pirandelliani (“Ciò che raccontiamo di noi è realtà, pura realtà. È realtà!” “No, no, è fantasia, siete tutti matti. Via di qua!”), condito con il riso multicolore di un angelo/clown, come si fa di solito con amici che soprattutto amano calorosi rapporti umani.Amici disdegnanti aride solitudini e stupide presunzioni.Risponderti non è facile dopo la lettura di vorticose illuminazioni. Io sono invece un vulcano in via di spegnimento, al fondo del quale ci sono braci esalanti spirali di fumarole. In verità l’immagine del vulcano è ben lontana dall’esprimere quel che sono stato nella vita.

Nella vita ho amato le quiete distese del mare, i soffusi tramonti color pastello del mio lago, i sereni pendii dei monti e le rocce, quiete nel tempo che irreparabile fugit.Parto dalla fine del tuo dialogo dove ad un tratto parli dell’amore, esperienza umana tra le più belle e più rare. Una parola (l’amore) che non è semplice flatus vocis, ma è realtà pervasiva che ci ha dato la vita (siamo nati in seguito ad una attrazione amorosa sprigionata dai sensi) e che “muove il sole e l’altre stelle”: L’amore è sempre stato, per me, un tranquillo flusso che mi ha legato ad alcune esistenze sotto il segno di Venere che ad “amar conforta”, ovverosia “esorta, sollecita”. Questo è il maggior bene che abbia avuto dalla vita, molto più del sapere. Non mi importa affatto conoscere le mirabili scoperte matematiche di Gauss, se nel contempo non avessi l’amore; e potrei proseguire, sull’esempio di Paolo di Tarso (vedi Corinzi), nell’elenco dei saperi. Non potrei lasciarmi affascinare dalle Disquisitiones Arithmticae di Gauss se non mi innamorassi della loro bellezza. Su questa mia asserzione il nostro amico Sebastianus, mathematicarum artium peritus, at a philosophiae cogitationibus abhorrens, senz’altro ─ opinor ─ sarà d’accordo. Ne sarei felice.


Penso che il fluire dell’amore nella sua completezza, cioè se è corrisposto, lo si ravvisi, sia pure allo stato apparentemente elementare, nella natura inorganica. Il mondo atomico è un microcosmo di relazioni incredibilmente complesse in cui particelle subatomiche chiamano altre particelle. L’acido solforico è un’unione di elementi ( H2SO4 ). Certo, siamo nel regno della necessità; questi legami sono forze che, necessariamente, in date circostanze, si attraggono e si uniscono. Mi viene il desiderio di leggere, a sostegno della correlazione fra mondo fisico e mondo umano in tema di attrazione, lo scritto di Goethe le “affinità elettive” dove si allude a quel particolare fenomeno chimico per il quale due elementi associati, sotto l’azione simultanea di due altri elementi dotati di certe determinate proprietà, si disgregano, associandosi con questi ultimi in due nuove coppie, per legge di reciproca attrazione (è la storia raccontata nel romanzo, la storia di Eduard, Charlotte, Ottilia e il Capitano), per necessità, come se il carattere di ineluttabile necessità, che è proprio delle leggi della natura, si sia trasmesso anche al sentimento degli uomini. È come se una forza magnetica, analoga a quella che impera nel mondo, agisca anche sopra le anime, entro le anime.Non dice forse Francesca che “Amor,… al cor gentile ratto s’apprende” (Inf. c. V, v. 100), cioè che Amore trova facile accesso in cuore gentile? Il cor gentile è l’ animo nobile. Poi (v. 103) Francesca esclama: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, Amor che non permette (perdona) che chi è amato non ami la persona che l’ama.In verità, amore è forza primigenia, che è un tutt’uno con l’istinto di vita, il desiderio, la volontà di vivere. Si ama, si desidera vivere. La radice di amare sembra derivare dal sanscrito ka, kam, che significa appunto desiderare, amare; e dal greco maomai “bramo”, connesso con menos “animo, principio di vita e di forza; principio di volontà, brama”. L’infante appena nato s’attacca alla mammella della madre per trarne alimento e vita. Le carezze della madre lo rassicurano dopo il trauma di apparire alla vita.Amore quindi è energia che percorre il nostro esserci; forza che permette a noi di esserci, non in modo caotico, confuso, disordinato, informe (un qualcosa che è simultaneamente orecchio ed occhio oppure lingua e naso, e così via). Una energia intelligente, nel senso che si muove secondo strutture razionali, funzionali, in cui agisce il caso, a sua volta condizionato dalla selezione naturale secondo la quale una farfalla sopravvive perché con i suoi colori si confonde con la corteccia di un albero e quindi facilmente non diviene preda di uccelli predatori. Il colore delle ali della farfalla non è voluto consapevolmente dalla farfalla stessa, ma dal caso. Ciò nonostante, al caso si unisce la necessità che sopravviene con le sue leggi fisiche, chimiche, biologiche per cui una farfalla è una farfalla, e non un gatto. Quindi, le farfalle e i gatti hanno una loro storia, benché di questa essi non siano consci. Ecco, appare per la prima volta il termine coscienza, dal latino conscire, “aver coscienza, consapevolezza di”. Ma sulla coscienza, dopo.Quando si parla dell’amore, lo si deve intendere come forza che si dispiega in mille forme, da quella semplice che si identifica con l’amor vitae (istinto di sopravvivenza), all’amore materno, filiale, coniugale; l’amore/amicizia tra persone che non hanno legami di parentela, Comunque abbiamo a che fare con un sentimento che è definito con parole contenenti la stessa radice, am─.


Si può anche amare un paesaggio, il proprio paese, che è diventato un luogo dell’anima, il ricordo di un viaggio che suscita visioni che fanno parte essenziale della nostra vita; si può amare un animale e piangere sulla sua morte; si possono amare fiori e piante con cui alcuni sono addirittura capaci di porsi in comunicazione. L’amore per il Bene e la Giustizia può essere tanto forte da spingerci ad offrire la nostra vita, a testimonianza, dinanzi a chi perversamente li nega, della loro presenza sacra in noi. So benissimo che qualcuno può qui obiettare che, quando parliamo di Bene e di Giustizia, entriamo nella sfera della soggettività. Questo è un altro problema da discutere a parte per la sua complessità. Qui mi limito a dire che, allorché si parla di Bene, si dovrebbe fare riferimento a un bene concreto, non ad una idea astratta, che per la sua astrattezza è vuota. Si può invece, analizzando la realtà e utilizzando quindi gli strumenti scientifici della ricerca antropologica, che nell’uomo esiste l’impulso alla conservazione di sé all’interno di una società non conflittuale in cui emerge la consapevolezza di darsi delle leggi.

Quali leggi? Vi sono leggi buone e leggi non buone. Le leggi sono soggette ad evoluzione storica.

Dovremmo parlare di evoluzionismo culturale. Per il momento parliamo dell’impulso alla vita e all’amore. Quelli che faccio sono rilevamenti desunti da fenomeni. È un metodo pragmatico. L’amore è una energia che percorre la nostra esistenza biologica, come la corrente elettrica fluisce lungo i filamenti di rame o altro materiale per dare luce. Per nobilitare questa forza, questa energia (en─, “dentro”; érgon, “opera, fatto azione”) è stata assegnata ad essa una parola, che muta nelle varie lingue e che significa “spirito”.Lo spirito di vita. L’amore che muov soli e stelle, e ci dà la vita, non solo quella biologica, ma pure quella psichica (sentimenti, affetti, desideri …).Vero è che l’amore è multiforme. Può essere passione coinvolgente i sensi, dolce contemplazione di persone, di esseri od oggetti che ci affascinano. L’amore è relazionalità; una relazione può interrompersi, svanire, sostituita da un’altra. Caratteristiche dell’amore sono la specificità e la prossimità. L’amore è specifico perché le varianti delle esperienze individuali sono infinite, non imitabili se non con artificioso imitazione. Inoltre, l’amore tende a porre in atto tutta la sua energia solo in rapporto al suo prossimo (Ama il tuo prossimo come te stesso). In questo caso il prossimo non sono tutti gli altri, ma solo quelli o quello/quella che sono vicini a te.


Prossimo infatti deriva da proximus, “vicinissimo”, contenente la radice di prope, l’avverbio significante “vicino, presso”. L’amore, icona della massima prossimità, è quello ricordato con struggente nostalgia da Francesca da Rimini, e cantato con passione solare nel Cantico dei Cantici, canto sacro e sublime, che ha il grande privilegio, secondo la interpretazione ebraica, di essere simbolo dell’unione di un popolo con Dio: ciò significa che l’amore tra uomo e donna, da cui è generata la vita, è il vincolo più grande e più bello di tutte quante le relazioni umane, ove l’attrazione sessuale si coniuga con il sentimento dell’amicizia, che qui raggiunge l’acme dell’intensità, ove l’uno non può far a meno dell’altra. Poi vi sono gli altri, più o meno prossimi, vicini, meno vicini, lontani, più lontaniCosì s’allontana l’oggetto del nostro amore, e appaiono tutti gli altri, sterminati, lontanissimi, non più visibili, ma di cui abbiamo sentito vagamente parlare, tutto quello che comunemente, ma erroneamente, chiamiamo prossimo; erroneamente, perché prossimo non è. Questa lontananza spaziale si riduce e quasi scompare; quando, però, si creano rapporti culturali, per cui si può amare una lingua diversa dalla nostra, si conosce l’arte di un altro popolo, il suo modo diverso di vivere, e così via. Si può arrivare ad amare una persona lontana e non mai vista. Jaufré Rudel cantò un “amore di terra lontana”, un amore irraggiungibile. Si può amare, attraverso parole che superano i secoli, una poetessa lontanissima nel tempo, Saffo.Ci si accorge che la vita su questo piccolo globo lega i popoli fra loro, avviati verso un futuro che attende tutti. Un futuro da noi creato.Che cos’è allora l’amore verso la specie umana, se non un amore intellettuale che s’identifica con quello di cui parla Spinoza quando definisce l’amore di Dio verso le sue creature un “amore intellettuale” ? “Dio ama se stesso, non in quanto infinito, ma in quanto può esplicarsi attraverso l’essenza della Mente umana, considerata sotto specie d’eternità”(Spinoza, Etica, parte 5(a), prop. XXXVI). Concludendo, e riassumendo, l’amore è una forza che tutto pervade, anzi è l’essenza, l’elemento base, costitutivo di tutti gli esseri inorganici e organici, dell’aria, dell’acqua, della terra, dell’ameba, del tentacolo del polipo, del bacherozzolo che è immerso nel molle terriccio e non vede mai il sole senza sentirsi minimamente triste, del nostro cuore e delle nostre dita.L’amore spinse Botticelli a dipingere Afrodite che nasce dalle acque. L’amore spinse Mendel a studiare i piselli e l’impollinazione dei fiori.Veramente l’Amore muove tutto ciò che esiste nell’Universo infinito ed eterno. È un tutt’uno con l’Universo. È l’Universo, la Totalità che è (voce del verbo essere), vive, esiste, qui, ora: la vediamo in quel piccolo sasso arrotondato che fu portato dal ghiacciaio sulla spiaggia del nostro lago.L’Amore è ll fiume eracliteo, l’Uno plotiniano, l’ipostasi trinitaria cristiana, il Dio come natura increata e creante di Scoto Eriugena, che contemporaneamente è natura creata e non creante,il Deus contractus di Cusano, il Dio di Giordano Bruno che è anima delle anime, vita delle vite, essenza delle essenze. il Dio spinoziano, natura naturans che si identifica con la naturata naturata, l’Assoluto di Hegel che si realizza nella storia.Dio è parola inflazionata.


Il secondo comandamento biblico (Non nominare il nome di Dio invano), prima di essere inteso come divieto morale di non pronunciare il tetragramma, con cui lo si raffigura, come una parola qualsiasi sminuendo in tal modo la sua immensa sacralità, innanzi tutto dovrebbe essere interpretato teologicamente, nel senso che il tetragramma, significante Io sono colui che è, si pone, nella sua incomprensibilità, totalmente al di sopra della nostra esistenza, sicché è vano nominarlo, in quanto vuoto di significato, pura emissione di voce, cui ci riferiamo per analogia, rapportando all’Essere tutto quello che consideriamo buono, bello, giusto. In fondo è quello che poi dirà Kant con i suoi postulati (Dio, l’immortalità dell’anima e la libertà del nostro agire morale).


Possiamo procedere solo per aenigmata. Ci soccorre l’Uno plotiniano che genera tutte le cose in un processo di emanazione. Queste sono considerazioni nostre (vale per Plotino e per tutti gli altri) che non si identificano con il pensiero dell’autore citato: è il nostro metodo, interpretare cioè i Maestri, con tutto il rispetto loro dovuto, per farli nostri.Precisato il metodo seguito, possiamo paragonare l’emanazione plotiniana con la sequenza infinita dei numeri che seguono all’infinito, sicché la mia identità è rappresentata simbolicamente con il numero 2 elevato ad una potenza n.L’Uno è l’unità assoluta, l’Essere che tuttavia, per essere deve diventare molteplice, deve essere seguito dagli altri numeri, ossia, fuor di metafora, dagli altri esseri per comporre la propria Storia, Historia Dei per animalia inanimaque, parafrasando la celebre storia di Gregorio di Tours (“Historia Dei per Francos”).L’Uno è presente come essere in ciascun numero: l’ 8 contiene, per esempio, otto volte l’uno. L’Uno è l’essenza di ogni numero, all’infinito (∞), e quindi è Totalità, che, per esistere, diventa necessariamente pluralità, senza la quale rimane un Deus otiusus (“Privo di forma” dice Plotino, riveduto e corretto, “non è nulla di determinato, né qualità, né quantità, né intelletto, né anima, né mobile, né immobile, né in luogo, né in tempo, ma è in sé stesso uniforme, anzi informe”); in conclusione, sarebbe il Nulla, se dalla Totalità potenziale (l’Uno) non seguissero .innumerevoli serie di esseri. Seguendo il metodo della conjectura (metodo suggerito dal nostro Cusano), Dio è il Pater procreator omnium rerum visibiluim et invisibilium: energia in potenza non oziosa, ma necessariamente, in aeternum, attiva. Le creature, inorganiche e organico, sono il Figlio, se vogliamo usare una allegoria cristiana.Poiché Dio non può non amare se stesso, così ama le proprie creature con cui si identifica, senza le quali non può essere. L’Essere esige necessariamente la pluralità degli esseri; inoltre l’amore per il proprio Figlio non può non concedere a questi la libertà, altrimenti il Figlio, cioè noi, saremmo semplici marionette che si muovono in seguito agli impulsi di un burattinaio che ha già scritto il copione di una storia infinita. L’emanazione plotiniana è un processo di degradazione.


L’esistenza del singolo essere non può giungere alla perfezione; se ciò avvenisse, sarebbe un duplicato della Totalità pura, cioè il Nulla. Non si può pensare il non essere perché il pensiero e l’essere sono la stessa cosa. Così dice l’altro nostro amico, l’eleatico Parmenide. Il Padre emette lo spirito suo nella storia; anzi, è Spirito d’Amore che partecipa alla Storia, è storia, è l’Uno che diventa Altro e, quindi, per necessità intrinseca all’Essere, che deve manifestarsi uscendo dal Nulla della Totalità, subisce la contractio, la degeneratio. Lo Spirito divino, per amore di sé, non può accettare di rimanere nella ipotetica staticità astratta. Lo impedisce la potenza immensa di energia di vita, una potenza che dovremmo misurare con un numero avente come esponente l’infinito (∞).


Lo Spirito divino è in noi, anzi, lo Spirito divino è tutta la nostra struttura fisica/biologica/psichica. Ciascuno di noi è figlio/emanazione di Dio.


Queste mie considerazioni possono essere utili per comprendere l’intuizione cristiana della Trinità.Nelle nostre discussioni appare il dilemma riguardante la concezione di un Dio impersonale o personale. Se assumiamo la concezione panteistica, come avviene in questo mio ragionare, parrebbe che la impersonalità di un Dio che, come Potenza/Energia/Spirito, costruisce il mondo secondo sequenze logico─matematiche obbedienti a rapporti di pura necessità, sia la ipotesi più probabile. Il grado di consapevolezza di sé in un sasso levigato da antichi ghiacciai su una delle spiagge del nostro lago, è del tutto assente. Almeno così sembra; lo stesso dicasi di un’alga che ondeggia nell’acqua del mare; credo che la vita psichica in un nido di processionarie verosimilmente abbia un tasso assai debole di vita psichic, prevalendo una attività regolata da istinti, e quindi assai scarsa, se non priva, di autocoscienza. Per concludere, il problema dell’immanenza dello Spirito nella contingenza storica, con la quale si identifica, va visto in un’ottica evoluzionistica.


Abbreviando il discorso arcinoto sull’evoluzione naturale (arcinoto in una semplificazione elementare), affermiamo che nell’uomo nasce l’autocoscienza, di cui la scienza ci spiega o spiegherà il meccanismo, senza che, con questa spiegazione scientifica, l’autocoscienza cessi di essere tale.Il paesaggio che vediamo dal nostro lungolago (la distesa dell’antico Benàco e i monti che lo circondano) ha una storia geologica di cui i monti e il lago non sono consci, ma che noi raccontiamo, inserendo la nostra storia nella loro. Il Dio persona − il Dio incarnato − è la nostra persona. Nessuno di noi ha mai visto Dio; per conoscerlo devo vedere in faccia un uomo. Gesù, cioè ognuno di noi, è vero Dio e vero uomo. Il fallimento nostro è il fallimento di Dio. Il dolore nostro è il dolore di Dio. La felicità nostra è la felicità di Dio. La Totalità, inverata nella storia, non può, essendo Totalità, non conoscere la deminutio. Il Male morale è l’ irrazionale che mette sottosopra il nostro mondo interiore, né più né meno di una imperfezione della sequenza del DNA che provoca una inerzia biologica di fronte all’attacco di virus e batteri, oppure è responsabile di deficienze biologiche gravi, tali da distruggere la persona. Nel Cottolengo di Torino si potevano osservare mostri, aborti della natura.


La contractio, necessaria allo Spirito per esistere nella pluralità delle cose e degli esseri, riduce lo Spirito a vivere nel tumulto della Storia. Non esiste un piano divino, una Provvidenza che tutto regoli, che tutto alla fine giustifichi. Il Regno della libertà si evolve conoscendo naufragi e lieti approdi. Il dubbio, l’ansia, la paura, lo smarrimento sono realtà della vita dello Spirito, come sono reali le opposte e complementari esperienze quali la certezza del conoscere e dell’agire, la serenità, il coraggio, la fede. È l’umanità a decidere della stessa sorte di Dio, perché essa è Dio, sia nel bene, sia nel male. “Siccome i mortali … invecchiano tutto dì, e finalmente si estinguono, così l’universo, benché nel principio degli anni ringiovanisca, nondimeno continuamente invecchia. Tempo verrà che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta. E nel mondo che di grandissimi regni ed imperi umani e loro meravigliosi moti, che furono famosissimi in altre età, non resta oggi segno né fama alcuna, parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio, ma un silenzio nudo, e una quiete altissima empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell’esistenza universale, innanzi di essere dichiarato né inteso, si dileguerà e perderassi.” (Leopardi, Cantico del gallo silvestre).


Lo splendido brano di Leopardi, caro Mauro sotto la specie di angelo, ci fa sentire il dramma esistenziale della incomprensibilità del mondo in cui viviamo, quando rinunciamo a voler dare un senso al mondo, alla nostra vita. Il bisogno dell’uomo di capire come è fatto il mondo, di fare progetti, di guardare al futuro, di fare ipotesi non irragionevoli, questo bisogno, che è elemento essenziale della natura umana, come ci insegna una analisi antropologica condotta secondo un metodo pragmatico, basato cioè sui fatti, sulla realtà, è la risposta all’angoscia leopardiana, che è pure la nostra.I cosmologi ipotizzano che l’Universo sia in espansione e che al termine di essa vi sarà una lentissima contrazione, alla fine della quale tutta la materia/energia/spirito si ridurrà al punto iniziale precedente il big-bang, un punto iniziale avente una massa enorme, inimmaginabile.


Questo punto in cui si riduce tutta la materia dell’Universo (galassie, stelle, pianeti, satelliti, e tutta la materia vivente) è il raggio di luce che vide Dante nella sua trasfigurazione mistica: “Oh luce etterna che sola in te sidi, / sola t’intendi, e da te intelletta/ e intendente te ami e arridi … dentro da sé, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige” (Par, XXXIII, vv. 123-131).Saremo là, eterne effigi, ātman, epifanie dello Spirito che in noi si è incarnato, nelle nostre essenze individuali, che, irripetibili, sono e saranno parte di quella Totalità, di quel fulgore di luce che vive eterno nella storia infinita degli esseri Pure Emanuele Severino si rivolge ai suoi eterni, nella sua recente rimembranza della moglie, scomparsa di recente (Il mio ricordo degli eterni, 2011), Cosmologi hanno recentemente teorizzato universi paralleli seguendo le tracce di Giordano Bruno che intravide con la fantasia mondi infiniti; già Origene, uno dei Padri della Chiesa, nel II/III secolo d.C., scrisse di mondi che concludono la loro storia e di altri che si formano. Esempi questi di intuizioni poetiche o di visioni profetiche che sono servite di stimolo a ricerche scientifiche o a successivi mutamenti culturali essenziali nella evoluzione della cultura umana. Vorrei citare, caro Mauro, per non apparire sognatore farneticante, un maestro del pragmatismo americano, William James, “la cui tesi, in La volontà di credere, è che, poiché la funzione del pensiero è quella di servire all’azione, il pensiero non ha il diritto di inibire o bloccare credenze utili o necessarie ad un’azione efficace nel mondo. Ciò non implica certo il diritto di credere a tutto ciò che si vuole. Occorre che l’ipotesi prospettata nella credenza sia di quelle che non è possibile dimostrare né vera né falsa; occorre pure che sia un’ipotesi viva cioè che faccia un reale appello allo spirito di chi se la prospetta; e occorre infine che essa sia importante, cioè decisiva per la vita dell’individuo e non si riferisca a questioni banali.. Ma se un’ipotesi ha questi tre caratteri, l’uomo ha il diritto di credere, senza aspettare che essa diventi un’ipotesi dimostrata … Mentre la rinuncia alla fede è rinuncia a tutti i vantaggi eventuali che da essa possono derivare, la fede invece ha questo vantaggio: può provocare la propria verificazione.


Questo è vero soprattutto nei rapporti fra gli uomini. La simpatia, l’amore si conquistano con la fede nella loro possibilità. E ogni organismo sociale, piccolo o grande che sia, si regge sulla fiducia che ognuno farà quello che deve, ed è quindi una conseguenza di questa fiducia. Ma James estende il principio anche alla struttura morale dell’universo. Anche qui l’uomo ha da fare con un può essere e deve assumersi il rischio della fede. Che, per esempio, la vita sia degna d’essere vissuta, è cosa che dipende unicamente dalla fede, giacché la vita è tale quale noi la facciamo dal punto di vista morale. Certamente, la fede nella bontà del mondo visibile si può verificare solo sul fondamento della fede in un mondo invisibile. Ma James ritiene che questa fede stessa possa, in certa misura, produrre la propria verificazione e che l’uomo si trovi anche qui di fronte a un può essere, di cui gli convenga accettare la responsabilità e il rischio” (cfr, The Will to Believe & other Essays, Watchmaker Publishing, 1919; il brano citato sopra è tratto dalla Storia della filosofia di N. Abbagnano, vol. VI, cap. VIII, pp. 222-223). Il grande compito che attende le prossime generazioni è quello di liberare le concezioni religiose dai miti che si sono fossilizzati nel tempo a supporto del potere ecclesiastico che fa da stampella a quello politico, precipitante spesso in forme totalitarie cui il dogmatismo religioso è un utile alleato. Più che liberarsi dai miti, sarebbe fondamentale, ai fini di una riforma religiosa, rendersi consapevoli che essi sono tali, cioè espressioni poetiche, nate in altri tempi, da interpretarsi ricorrendo ai progressi della scienza moderna.Nietzsche annunziò che “Dio è morto”, ma questo suo annunzio è da intendersi nel senso che “la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile” (La Gaia Scienza, par. 108, 125, 343). Esso è stato assunto come impegno di un rinnovamento del cristianesimo per ricuperare la purezza del suo messaggio. È nata così una nuova teologia di cui i massimi esponenti sono Bultman e Bonhoeffer. Questa teologia contrappone la fede alla religione istituzionalizzata, nega la trascendenza di Dio ed è quindi un panteismo, che trasferisce nel mondo della storia la speranza escatologica.Penso, tuttavia, che in una visione panteistica in cui la storia è eterna, la visione escatologica non può essere intesa come fine della storia, ma come progressione temporale i cui esiti ad infinitum se non sono inseribili in un disegno divino predeterminato, soggiacciono comunque ad una evoluzione in cui dalle forme più semplici si è passati a quelle più complesse, più evolute sino all’apparizione dell’autocoscienza e della libertà. L’umanità, in cui s’è rivelato lo Spirito di Libertà (ecco il vero senso della rivelazione cristiana) ha la caratteristica precipua di progettare e di realizzare il Regno di cui parla l’Apocalisse che, per inciso, non significa “fine del mondo, catastrofe”, come nell’accezione comune, ma rivelazione.


Lo stesso calcolo della probabilità, in una serie infinita di possibilità, dovrebbe confortare e rassicurare la nostra fede secondo la quale l’uomo, antropologicamente mutato, costruirà un mondo migliore. Teilhard de Chardin, antropologo e teologo, sostiene che la terra, in un processo ascensivo (dagli atomi, alle molecole, alle cellule e così via) è stata avviluppata da una nuova sfera, la noosfera, al di sopra della biosfera. Il Regno esiste già; iniziò ad esistere molto tempo fa, quando i primi uomini di Neanderthal e di Cro-Magnon cominciarono ad avere la conoscenza del Bene e del Male. Furono i primi Adami. Dovettero porsi i primi problemi riguardanti la responsabilità delle scelte: “Faccio bene, faccio male?”. Teilhard de Chardin ( in Il fenomeno umano ) ritiene che l’evoluzione, nei suoi momenti successivi di materia (H2O), vitalizzazione della materia (l’ameba delle origini), l’ominizzazione della vita, non sia ancora terminata, e che l’umanità si diriga verso una super-umanità futura, costituita da persone mosse dalla solidarietà e dall’amore. L’amore fra gli uomini, sostiene Telhard de Chardin, trova il suo centro e la sua meta nel punto Omega, che è il termine inscritto nella materia primordiale ed il fine immanente dell’evoluzione. Egli identifica il punto Omega con Cristo e con l’incorporazione dell’Umanità in Lui, concepito come coscienza e Persona infinità che fonda e dà un senso a tutte le coscienze e le persone finite. Penso che, in una concezione panteistica, si debba rettificare la conclusione cui arriva Teilhatd de Chardin. Innanzi tutto non esiste una meta nel ciclo evolutivo. La storia di Dio, che si identifica nella Natura, è una manifestazione di Dio che è tale (Dio rivelazione) perché è potenza che necessariamente diventa atto. È Dio che parla creando un cristallo, un prato di margherite, un ciuffo di viole, una distesa di fiordalisi, un lombrico, il pelér, vento che spira ogni mattino sul nostro lago quando v’è il bel tempo. La Totalità non è un libro con pagine sulle quali non è scritto nulla. Il microcosmo è tale (cioè Totalità che s’evolve nel tempo) perché infinitamente ricco di individualità. Il macrocosmo (la Totalità) contiene il microcosmo, anzi è il microcosmo. Macrocosmo e microcosmo sono la stessa cosa. Il Cristo di cui parla la mitologia cristiana è ciascuno di noi, figlio di Dio e figlio dell’Uomo, come si legge nei Vangeli parlando di Gesù, che può essere inteso come icona vivente dell’Umanità. La Totalità è il Tutto che non ha avuto inizio, ma è sempre stato, è, e sempre sarà. Il nostro atman (l’essenza di noi che sopravvive perché nulla si dilegua nel nulla) rimane nello svolgersi dell’evoluzione in quanto particella necessaria al Padre che, nella sua intelligenza e nel suo amore (qualità inscindibili) non può abbandonare il frammento prezioso della nostra vita, svoltasi nel bene e nel male, quest’ultimo patologia diffusa negli esseri che non conoscono la purezza totale. Nessuno è santo. La santità nella contingenza della storia non esiste. Esiste solo, in quelli che vogliono essere buoni, solo l’aspirazione ad essa, ammesso che s’intenda la santità nel suo giusto significato, come dedizione agli altri, come amore. Noi sempiterni siamo destinati a nuove vite trascinati dal fiume eracliteo che ci condurrà verso una evoluzione di noi, come tutte le cose. L’evoluzione, per la sua intrinseca necessità, ci condurrà verso maggiori consapevolezze. Così è capitato nel passato quando un animale a quattro zampe ha cominciato a pensare e a volere. Così, non alla fine dei tempi, ma in un tempo futuro (alcuni milioni di anni?) avremo possibilità, ora inimmaginabili, tra cui ritrovare il nostro passato che è eterno, non per ripeterlo, in eterno ritorno, ma per custodirlo e ammirarlo come un’opera d’arte. Anche oggi si cerca di custodire il bello creato dall’uomo e di rappresentare artisticamente il male per rispetto di quelli che lo patirono, nel perdono/comprensione di coloro che lo compirono, vittime, a loro volta, di una patologia biologica e spirituale.L’evoluzione in atto ci spinge verso una fede che il nostro esserci si spiritualizzerà in forme diverse, molto più complesse, più ricche di vita, incomparabili con quelle attuali dove la morte ci angoscia. La nostra storia non finirà. L’universo, meglio sarebbe dire “gli universi”, è eterno. Il Padre di tutti noi esiste, quel Padre che mia moglie un giorno disse di essere accolta, dopo la morte, tra le sue braccia come una bambina.Che vi sarebbe stato prima del big-bang? Perché qualcosa sarebbe apparsa 13,73 + / − 0,12 miliardi anni fa? Perché l’Energia, che è vita, non avendo avuto inizio. ma è sempre stata, dovrebbe a un certo punto finire?Verrà giorno in cui sapremo molto, molto di più di quanto ora sappiamo, compreso il nostro essere eterni. Rinascerà Pitagora a spiegarci il significato vero, per ora nascosto, del cerchio e del perché la luce viaggi alla velocità di 300.000 al m/s. Sapremo che vi sarà pure la velocità del Pensiero nell’immensità dello spazio (immenso significa, lo sappiamo bene, sine mensura), Pensiero che vedremo coincidere con l’Essere. Non vi sarà né passato, né presente, né futuro che ci potranno arrestare, cancellare e ridurci a nulla. È assai probabile, anzi è deduzione ragionevole che universi infiniti paralleli al nostro mondo esistano già ab aeterno. Sono universi già divenuti paradisiaci. Anche il nostro lo sarà: Il Regno che ci trascende nel tempo che verrà in cui l’Umanità futura sarà una Super−Umanità, costituita da individui uniti fra loro da solidarietà e da Amore..


Mitologicamente parlando, questo Creato superominizzato sarà il Pantocrator.Un nuovo concetto di trascendenza appare senza essere affatto una realtà diversa dall’immanenza in cui il Creatore si identifica con il Creato.Ateisti aborrenti dal profetismo, quello sorretto da fede libera, serena e dotata da conjecturae rationales, questi ateismi ipocondriaci, gioiosamente e dogmaticamente proclamati, non sono in grado (per un loro complesso ipocondriaco e masochistico) di elaborare progetti e speranze riguardanti la sorte dell’uomo. Il risultato di rifiutare la virtù della fede (jamesianamente intesa) provoca quella cultura diffusa e dominante che Emanuele Severino ha chiamato tecnocrazia.

IL CLOWN E IL SUO ANGELO MERCUZIO

Sono alla conclusione del mio conversare e mi accorgo di aver solo accennato alla coscienza il cui problema occupa tanto le tue pagine di risposta all’amico Clown.Mi sembra che lui, l’amico Clown, e tu andiate in cerca del freddo nelle lenzuola. Con ciò non voglio dire che il tema dell’Io e della Coscienza non siano complessissimi e suscettibili di diverse ipotesi. Sono d’accordo con te che l’Io, cosciente o non, è un contenitore multiforme, una specie di Proteo.Ma, vivaddio, l’Io dell’uno è diverso da quello dell’altro. L’Io è pure Persona, cioè un individuo che ha avuto dal momento in cui è stato concepito, esperienze completamente diverse da quelle di tutti gli altri, a cominciare dall’eredità genetica.


Poi, dalla prima infanzia sino alla vecchiaia, siamo i recettori di stimoli, informazioni, contenuti provenienti dall’ambiente in cui viviamo, e da altri tempi e spazi: sono gli Altri che ci parlano. Quante volte abbiamo discusso sull’alterità, sulla relazionalità! La relazione tra Io e Tu è fondamentale per la crescita e lo sviluppo della nostra persona, sempre uguale e sempre diversa. Noi due siamo diversi perché, ad esempio io, fra mille e mille esperienze, non conosco l’Irpinia se non dai tuoi racconti e da quello che mi dice la storia, qualora volessi approfondire l’argomento; ma non potrò mai conoscere la Tua Irpinia che fa parte integrante della tua esperienza. Ecco in che consiste l’identità di una persona. Giambattista Vico non è Emanuele Kant.


Tu, Mercuzio, non hai fatto la mia esperienza di guidare, all’età di nove anni nel 1938, il battello a pale Zanardelli, nel tratto tra Castelletto e Gargnano sorretto dal marinaio-timoniere Ceccon perché le mie braccia di fanciullo non riuscivano da sole a sorreggere il timone. Un’esperienza che ha contribuito a costruire la mia vita. Te lo immagini un bambino che guida un grosso battello della flotta del Garda? Siamo uno e centomila perché innumerevoli furono le esperienze e le conoscenze che via, via aggiunsero qualcosa di piccolo o di grande alla nostra persona senza con questo disgregarla, perché il pilotaggio che feci sullo Zanardelli lo conservo gelosamente nell’animo come conservo il ricordo del braccio, divenuto giallastro, di Carlo Vischioni lasciato per alcune ore in un fossato dopo il bombardamento del Viadotto, il 22 luglio 1944. Frammenti della memoria, meglio, per stare nel tema, della coscienza: frammenti che brillano alcuni di gioia, altri provocanti dolore.


Uno e centomila, ma non nessuno, con buona pace di Pirandello. Nel vuoto contenitore indicato dalla parola nessuno non può essere collocato il rapporto tra me, ragazzo quindicenne, e il braccio abbandonato per alcune ore sotto il sole del 22 luglio 1944.Ich und Du (“Io e Tu”) è il nucleo della filosofia di Martin Buber. Né l'Io, né il Tu vivono separatamente, ma essi esistono nel contesto Io-Tu. Non voglio ora soffermarmi sulla filosofia di Buber, che tu conosci bene. Dico semplicemente che la relazione con gli Altri dà la possibilità di convivere nella polis salvo che le leggi scritte non contrastino con il nostro sentire, un sentire dell’animo, della nostra coscienza (si veda il contrasto tra Creonte/Gengis Kahn/Napoleone/Hitler, e Antigone).Antigone segue le leggi del cuore, l’impulso che a lei proviene dal profondo del suo essere. Antigone, nella libertà di spirito che non conosce servilismo, sa ascoltare quello che natura (in verità lei parla di leggi divine, ma noi modernamente traduciamo) le ha instillato sin dalla sua nascita, cioè l’impulso a dialogare con gli altri, a vivere armonicamente con essi senza ricorrere alla violenza, ad aver bisogno di essi in un reciproco dare.

Questa è una morale naturale, laica, non discesa da alcun monte in quanto dettata da un Dio che alcuni pretendono parli dietro nubi tempestose.

Ti saluto caramente, in attesa di altri nostri conversari.

commento al post "LA COSCIENZA DI NANOS DIALOGA CON L'ANGELO MERCUZIO"
http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/2012/02/la-coscienza-di-nanos-dialoga-con.html

La "CO-SCIENZA" di Simone
(amicissimo del mio Angelo Mercuzio, pare che lui sia un Arcangelo.)


La Bellezza.... dell'Amore Infinito!

sabato 7 gennaio 2012

RENATO PALMIERI: STUDI UNIGRAVITAZIONALI 2012

RENATO PALMIERI: STUDI UNIGRAVITAZIONALI 2012

Lunedì 30 Gennaio 2012, ore 17.30

Gli ultimi eventi scientifici

Martedì 28 Febbraio 2012, ore 17.30


DNA naturale DNA di Olopòiema



Un riepilogo della fisica unigravitazionale




ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

Via Monte di Dio, 14 - Palazzo Serra di

Cassano – Napoli

http://www.iisf.it

Renato Palmieri

STUDI UNIGRAVITAZIONALI 2012



Inquadramento nella storia della scienza moderna: Piergiorgio Fusco, fisico delle

particelle presso l’Università di Bari, Relazione sul libro di Renato Palmieri “La

fisica unigravitazionale e l’equazione cosmologica”, SCHERIA, Rivista


30-31, 2005-2006, pp. 45-50.
dell’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI, anni XIV-XV, nn.





"........IN DEFINITIVA ANIMALI E PIANTE, OSSIA TUTTA LA VITA, HANNO TROVATO CON NOI IL LORO COMUNE ATTO DI NASCITA NEL GREMBO FECONDO DELLA PRIMEVA PANTHALASSA. SE INFINE SUL VOSTRO TERRAZZO AVETE UN'AGAVE O UN ALOE, DI CUI ABBIAMO DESCRITTO PRECEDENTEMENTE IL TRACCIATO IN RAPPORTO ALLA "STELLA FOTONICA" (P.217) , SIETE IN PRESENZA DI UN ANGIOSPERMA, CIOE' AL CULMINE DELL'EVOLUZIONE VEGETALE. SEGUITE QUINDI IL PERCORSO PENTAGONALE ALLORA INDICATOVI, PARTENDO DALLA BASE DELLA PIANTA: LO VEDRETE ANCORA AVVITARSI "VERSO LE STELLE", CIOE' VERSO DI VOI, SEMPRE IN SENSO ORARIO, DALLE FOGLIE PIù GRANDI E PIù ANTICHE FIN SU ALLE PIù GIOVANI. NON POTRETE, ALLORA, AVERE PIù DUBBI SULL'ATTRAZIONE AMOROSA DELL'INTERO UNIVERSO SULLA VITA CHE CI CIRCONDA."

(brano tratto dal libro di Renato Palmieri p.354/355 "la fisica unigravitazionale e l'equazione cosmologica")


martedì 27 settembre 2011

Presentazione del libro LA FISICA UNIGRAVITAZIONALE di Renato Palmieri

La prima volta che m’imbattei, o meglio mi scontrai, con Renato Palmieri fu nel lontano 1971, quando, di buon mattino, un mio carissimo amico, il cui nome mi piace qui ricordare, Quinto Quinzii, mi riscosse dal sonno all’improvviso apostrofandomi in tal modo: “Luciano, non ti alzi fino a quando non hai letto questo libriccino!”.

I molti interessi in comune, il tono perentorio, il titolo “Introduzione alla Fisica Unigravitazionale” ed il fatto che anche il mio amico fosse un fisico mi indussero a scorrerne le poche pagine. Dopo circa un’ora il libro era tornato al portatore con un lancio perfetto.

Passarono alcuni giorni e quel senso di malessere che deriva inesorabilmente dalle reazioni spropositate mi riportarono sul luogo del delitto: effettivamente nella formula newtoniana della gravitazione universale non era presente il parametro densità!

“Ok, Tino, fammi conoscere l’uomo nato due volte”.

Fu un’esperienza appagante sul piano dell’intelligenza e della logica perché il mio interlocutore usava quelle stesse capacità di sintesi che mi avevano sempre fatto preferire Leonardo a Galileo.

Iniziò, allora, un duello che nel corso di più di trent’anni ha avuto come scenari conferenze, incontri con esponenti della fisica ufficiale, apparizioni sui media (Costanzo show), pubblicazioni ed ovviamente Internet.

Esporre qui, anche per sommi capi, la teoria della propagazione ondulatoria eccentrica sarebbe come derubare il lettore del godimento visivo di una successione di albe e tramonti che, in maniera gaia ed ironica, si lasciano esplodere come fuochi d’artificio; più opportuno è giocare ai dadi lanciando sul tappeto una serie di informazioni atte a suscitare la curiosità dei sacri e dei profani (il libro è alla portata di tutti) e che troveranno la loro completa esplicitazione sulle pagine del WEB.

Insomma, se da una parte era vero che il piccolo professore si era fatto ampiamente notare, dall’altra nessuno resisteva alla sua incalzante dialettica che costringeva oppositori, qualificati e no, a repentine chiusure mentali con la conveniente scusa di non aver tempo da perdere; ma la perversa politica dell’incuranza a volte presentava qualche falla: nell’edizione della EST Mondadori del 1964 alla voce “Meteorite” si legge, a proposito dei frammenti di uno stesso meteorite, “... quelli di massa maggiore continuano a velocità maggiore e perciò hanno un percorso più lungo” (vol. VI, pag. 731); nella riedizione del 1970, dopo una lettera di contestazione da parte di Palmieri, si legge invece “… quelli di massa maggiore hanno un percorso più lungo” (vol. VIII, pag. 368). Veniva silenziosamente omessa la spiegazione in base alla velocità, ovviamente non più soddisfacente, rendendo il tutto ancor più nebuloso e lasciando, poi, completamente insoddisfatti gli spettatori televisivi che nel luglio del 1994 osservarono i frammenti più piccoli della cometa Shoemaker-Levy schiantarsi per primi su Giove.

Si riapriva il discorso della caduta dei gravi di Eötvös e si rivalutavano i dubbi espressi dallo stesso onesto Galilei : in caduta, nel vuoto, il corpo dotato di minor massa arriva prima.

Intanto la messa a punto dell’ “equazione cosmologica” e del programma Olopoiema aveva aperto nuovi orizzonti di ricerca: se la fisica è anche filosofia, cioè sforzo interpretativo della realtà che ci circonda, il modello unigravitazionale non poteva ignorare le applicazioni della mente umana nei settori cosiddetti non scientifici.

Il messaggio esoterico degli artisti del passato, da Piero della Francesca a Dalì, il codice geometrico delle Piramidi e delle Cattedrali, l’interpretazione matematica delle misure della Bibbia, diventavano trasparenti nell’applicazione di un'unica formula che contemplava le caratteristiche del numero d’oro j e del suo apparente antagonista p.

L’associazione dell’ altare degli olocausti agli anelli di Newton o allo scudo del Centurione nella Deposizione di Antelami , la costruzione astronomica di Orléans e di Napoli, l’accostamento dell’icosaedro di Holyrood ai virus, non sono voli pindarici ma espressione della stessa rete viaria che secondo un disegno teleonomico ha costruito il cosmo.

Ad un fisico non si può chiedere chi ha costruito l’universo, gli si può soltanto chiedere come è stato costruito: alla seconda domanda Renato Palmieri potrebbe aver già risposto, alla prima il pensiero non può che andare al “Giardino delle Delizie”, al “soffiatore” di Bosch, al Primo ed Immobile Motore.

Luciano Cattaneo

Fisico Ricercatore


Fonte:

dalla Presentazione del Libro

"La fisica unigravitazionale"

di Renato Palmieri

l'immagine del post è la prima pagina di un quaderno dove Renato Palmieri

prese il suo primo appunto per la sua ricerca 37 anni fà

http://xoomer.virgilio.it/cid12/


sabato 24 settembre 2011

PIU' VELOCI DELLA LUCE?: "LA FISICA UNIGRAVITAZIONALE" di Renato Palmieri

Richard Bach nel suo libro "IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON" si soffermava su alcuni principi di fisica:

"Puoi arrivare da qualsiasi parte, nello spazio e nel tempo, dovunque tu desideri." ...."Scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che noi apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, con le stesse limitazioni.",

ma ciò restava limitato nel gioco dell’immaginazione e della fantasia di uno scrittore anche se secondo me anche lui era un’angelo caduto.

Il nucleo creativo della ricerca sulla fisica unigravitazionale di Renato Palmieri (professore di latino e greco antico di Napoli) viene descritta più che come metafore o meglio opera, in un libro o trattato di 356 pagine pubblicato nel 2006 dall’Istituto Italiano per Gli Studi Filosofici di Napoli, studi i suoi che risalgono a circa 37 anni fa.

Ultimamente a seguito di alcune sue conferenze tenute agli inizi del 2011 presso l’Istituto degli Studi Filosofici di Napoli, un giornalaio ops scusate un giornalista di Roma scriveva su “IL FATTO QUOTIDIANO” un articolo

http://www.girodivite.it/Il-Fatto-Quotidiano-ovvero-la.html

definendo le sue tesi "sciempiaggini". Ora speriamo che possa ricredersi delle sue e fargli pubbliche scuse.

Questo scriveva alcuni anni fà Renato nel suo libro (ripeto pubblicato nel 2006):

“L’esperimento dei fisici di Ginevra ha dunque dimostrato , senza che essi ne siano consapevoli, la realtà di una telepatia fotonico, che è fenomeno ordinario di tutta la natura e che si riscontra, in modo meravigliosamente estetico, nelle manifestazioni sensibili di quel miracolo che si chiama AMORE.”

Che sia stato anche chiarovegente?

Ha anticipato il risultato anche dell’esperimento, telepatico?

No il fatto è che lui poteva viaggiare ad una velocità superiore a quella delle luce già anni fà e quindi la sua macchina del tempo gli ha permesso di arrivare anche prima di noi a questa notizia dell’ANSA.IT pubblicata solo il 23 settembre 2011

http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2011/09/23/visualizza_new.html_699325134.html

Lo dicevo io che quando andavo a casa sua a trovarlo lui mi apriva le porte del paradiso!

http://www.girodivite.it/Renato-Palmieri-ci-apre-una-porta.html

‎"Muoversi l’amante per la cos’amata come il senso e la sensibile e con seco s’unisce e fassi una cosa medesima. L’opera è la prima cosa che nasce dall’unione. Se la cosa amata è vile, l’amante si fà vile. Quando la cosa unita è conveniente al suo unitore, li seguita dilettazione e piacere e sodisfazione. Quando l’amante è giunto all’amato, li si riposa. Quando il peso è posato, li si riposa. La cosa cognusciuta con nostro intelletto" (Leonardo Da Vinci).

Renato Palmieri non disdegna, anzi gradisce autodefinirsi un "eretico" e considerato che lui è stato professore di latino e greco antico e ben consapevole del fatto che l’etimologia di questo termine deriva dal verbo greco "AIERO"= scelgo, preferisco, approvo un’opinione, eleggo una parte; quindi "ERESIA" = aireis = "scelta"!

Lui è un estimatore di Feyrabend ed in particolare del suo notevolissimo saggio "CONTRO IL METODO" .

Avendo fatto gli studi classici lui nel suo libro cita dell’Eneide Anchise che parlando ad Enea della dottrina pitagorica dell’anima universale (che lui prende a base di riferimento per i calcoli sull’espressione cosmologica) cita:

"U/n soffio alimenta da dentro (le cose) ed una mente diffusa per le membra muove la massa universale e si mescola al grande corpo".

Oggi, così la stessa "Biologia delle credenze", con queste nuove conferme alle tesi di Renato Palmieri, cambierà l’approccio della presa in cura dei malati, attraverso l’amore. Be si adesso lo avete compreso anche voi perchè tento di stupidirmi anch’io per diventare clown dottore.

Insomma il "cambio del paradigma" era già nell’aria da tempo, io come patafisico e scienziatissimo inventore della Moto del Tempo me ne ero accorto, che il XXI secolo sarà la conferma e la realizzazione di un nuovo uomo.

Nell’ambito della biologia lui si chiedeva già 37 anni fa: "..come mai il Bruco ha gli stessi geni di una farfalla?

Renato è uomo di dubbi permanenti e come un bambino di 88 anni quando ha nuovi ospiti a casa sua, oltre ad offrire sempre una pizza ed una birra a testa alla fine della sua lezione, la prima cosa che gli dice, appena seduti sul tavolo in cucina, forse suggerito anche da Benedetto Croce:

"La maggior parte dei professori hanno definitivamente corredato il loro cervello come una casa nella quale si conti di passare comodamente tutto il resto della vita; da ogni minimo accenno di dubbio...diventano nemici velenosissimi, presi da una folle paura di diverso ripensare il già pensato e doversi mettere al lavoro".‎...

”ecco (aggiunge)… io non vorrei essere portato ne in processione da voi come a San Gennaro, ma neppure essere ascoltato per le cose nuove che vi dirò come cose non possibili. Ecco ora che state qui un po’ con me, donatevi per almeno qualche ora di tempo, la libertà di avere dei dubbi su quel che conoscete già ed aprite il vostro cuore alle cose che vi comunicherò, della mia ricerca”.



I neutrini del CERN: ovvero, il trionfo del Fotone Unigravitazionale

di Renato Palmieri

"Nessuno poteva immaginare che una notizia diramata da fisici sperimentali, dopo tre anni di prove (ieri, 22 settembre 2011), fornisse l'assoluta prova matematica della parte più difficile di questa opera: la sezione IV riguardante le dimensioni e le funzioni del fotone, la particella unica e fondamentale della materia. Diamo qui una sintesi molto ridotta del problema, sull'onda del suo carattere sconvolgente e dell'urgenza di offrirne un'informazione corretta nel mare di commenti suscitati.


La chiave del mistero fisico-matematico sta nei §§14-16 di quella sezione (essendo necessaria a rigore l'intera lettura di essa). Indichiamo col solito c il valore empirico della velocità della luce nel vuoto di circa 300000 km/s (propriamente 299792,458 km/s). Ma tale simbolo ha tre versioni differenti: relativistica, tradizionale, unigravitazionale.

La prima è nata dalla erronea lettura dell'esperimento Michelson-Morley (come dimostriamo tante volte: v. NOTA a "Bilancio storico") ed ha l'incredibile caratteristica della cosiddetta "costanza", puramente dommatica. E', quindi, la prima insanabile vittima dei neutrini più veloci della luce.

La seconda, più ragionevole, ma senza spiegazione del limite, presenta giustamente la componibilità (al posto della costanza), come per l' "aberrazione siderea". Ma, a causa del limite, viene anch'essa spazzata via dai neutrini superveloci.

Ed ecco la terza, quella unigravitazionale, il cui limite empirico - lo stesso delle altre due, ma spiegato con una debole resistenza dell'etere - è però flessibile!, fino a un limite teorico superiore, di carattere ondulatorio, indicato nel §14: precisamente 1,035288c (la notazione greca, in dimensioni fotoniche ε/τ, equivale a c: v. fine di §15). In questo modo, tra il comune limite empirico di 1c e quello solo ondulatorio di 1,035288c trova posto una lieve superabilità del primo, che le altre due versioni della velocità della luce non consentono, oltre a non possedere una qualche reale spiegazione del limite.

Questo limite più ampio alle velocità corpuscolari è sfruttato dalle particelle neutriniche, in particolari condizioni, per correre a una velocità superiore a c. Ebbene, gli esperimenti del CERN danno un risultato di circa 300006/300000 km/s=1,00002c, in perfetto accordo col ragionamento unigravitazionale.

Napoli, 23 settembre 2011

E qui a volte cita anche Feyerbend ".. la condizione della coerenza, la quale richiede che le nuove ipotesi siano in accordo con teorie accettate, è irragionevole, in quanto preserva la teoria anteriore, non la teoria migliore".

E, già citazioni per citazione adesso ve ne dico anch’io una che mi ha scritto tempo fa il mio Angelo custode Mercuzio:

“Merita il nome di sapere soltanto ciò che conferisce il giusto ordine all’anima”.

Be devo confessarvi una cosa io credo che pure Renato sia un angelo ma non lo dice.

Ogni volta che vado a casa sua a trovarlo vedo sempre un anima infinita....che viaggia nello spazio tempo ad una velocità superiore a quella della luce.

Ma questa è un’altra storia, che appena potrò vi racconterò.


NOTA BENE: APPUNTAMENTO A CASA DI RENATO E' PER MERCOLEDI 28 SETT. ORE 17,00 max 7 partecipanti
INFO:
SMS +393384122630

nanosecondo54@alice.it

lunedì 12 settembre 2011

FISICA UNIGRAVITAZIONALE: "L'AMORE E' UNA LEGGE UNICA!"

Chi ha la fortuna e il piacere di conoscere di persona Renato Palmieri, non si rende conto esattamente del dono, fino a quando, come me ora, non continua ad avere davanti agli occhi i suoi occhi, sperando e augurandosi di conservare, alla veneranda età di 87 anni, lo stesso luccichio, la stessa brillantezza, la stessa profondità e leggerezza, come il mare del Golfo di Napoli, che spettacolarmente si apre al nostro sguardo, dalla sua terrazza, di fronte alla certosa di San Martino: "alle porte del paradiso" ci conduce così Nanos.



Una serata indimenticabile, ieri, e amici cari, la cosa giusta al posto giusto al momento giusto. Renato, fisico unigravitazionale ed ex professore di latino, con una semplicità e dovizia uniche ci spiega come, dal geranio all'orchidea al corpo umano si riproponga la forma pentagonale nonché uno schema riassuntivo delle principali funzioni del corpo, il macrocosmo che si riflette nel microcosmo, secondo un ordine spiegabile dall'equazione a cui è giunto lui, l'equazione cosmologica. Ce la dettaglia, ritrovo le nozioni di coseno, arco coseno, di limite, di logaritmo. Rispolvero quanto ci ha passato il buon Pontillo al Liceo a Telese (ci diceva che la matematica è poesia), e seguo uno per uno i passaggi di Renato.


Poi lui si scusa se ogni tanto "scantona", allorché fa considerazioni sull'uomo (l'unica bestia feroce dell'universo, che cerca il male per il male), sull'impianto della scienza in occidente (una scienza che ha riproposto l'atteggiamento fideistico e dogmatico che a parole dice di combattere,ma che non accetta posizioni alternative o diverse, bollandole come "scienziaggini"), sulle lobby che dettano gli orientamenti di pensiero.


Renato ritorna allora alla sua fisica unigravitazionale, e ci mostra con due semplici calamite che la forza di repulsione non esiste, ma che a un certo punto della "repulsione" una delle calamite fa una sorta di rotazione, si gira, e riposiziona il polo contrario verso l'altra. La legge matematica della natura è la sezione aurea.


L'AMORE E' UNA LEGGE UNICA E NON C'E' REPULSIONE.


LA FORZA UNIGRAVITAZIONALE E' L'AMORE.


Che aggiungere, di Renato, più di quello che ti ho detto salutandoti?

Che sei un DONO, e per questo sei PRESENTE.

Che Dio ti porti sempre nel palmo della sua mano.

Clown Caramella

(Napoli, 30 agosto 2011)


rinnovato appuntamento


SABATO 17 SETTEMBRE

torneremo a casa di Renato (il gruppo è già chiuso vedi email comunitaria)

Info sulla sicurezza di volo:

Si consiglia bagaglio a mano e indumenti comodi in caso di emergenza seguire il sentiero luminoso e indossare le ali sotto i sedili, state tranquilli volerete da soli.

AVVERTENZE ASSICURATIVE:
“Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza;

ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari,

mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna,

al punto che non so concepire

un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore.”

(Charles Baudelaire, Opere postume) ……

...ma siccome che nell'universo come dice anche Renatino c'è solo una forza quella unigravitaionale che sempre più a me si dimostra… (e già).... noi siamo quello che pensiamo. Per questo dobbiamo sempre considerare che siamo noi il nostro dolore e quindi se stiamo nella paura siamo dolore ma se stiamo (pensiamo) nella bellezza possiamo essere amore, e cosi metteremo diamanti (di stelle) sotto le suole delle nostre scarpe e potremmo volare.
(Nanos opera seconda)

per chi intende approfondire su chi è Renato Palmieri e cosa per oltre 40 anni ha ricercato:



Nuovo appuntamento in programma per
MERCOLEDI 28 SETTEMBRE ore 17,00
a casa di Renato Palmieri

Gruppo di volo prenotarsi

lista d'imbarco : nanosecondo54@alice.it



mercoledì 25 novembre 2009

DARWIN 1809 - 2009

(Riflessione su Darwin di Renato Palmieri)

"L'eredità concettuale di Darwin": "selezione naturale, albero della vita, classificazione delle specie sulla base della loro genealogia, estinzione in seguito a selezione, "tempo profondo" - deep time, cioè l'enormità della scala dei tempi trascorsi - e ancora la distribuzione biogeografica dei viventi, la selezione sessuale, la coevoluzione, l'economia della natura e infine il cambiamento graduale. Anche un grande fisico come Lord Kelvin sentenziò che non c'era stato abbastanza tempo perché si fosse evoluto tutto quello che si è evoluto.

Non mi resta, ora, - come corrispettivo del famoso viaggio di Darwin alle Galapagos, fondamento dell'Origine delle specie - altro che uscirmene sul terrazzo di casa mia e fotografare questo geranio:

Sono evidenti il trivium dei tre petali superiori, più sottili, e il bivium dei due inferiori, più grossi: tra questi si situano gli organi sessuali del fiore. E' la stessa struttura formale che nel regno animale va dagli echinodermi zigomorfi del Paleozoico all'Uomo di Leonardo e in quello vegetale perviene alla specializzata Orchidea. Al punto che, non molto tempo fa, sulla rivista FOCUS fu pubblicata una fotografia di orchidea, tanto somigliante a una figura umana da suggerire al fotografo la didascalia: Sorrida, prego!

Si tratta quindi, semplicemente, di domandarsi come può essere accaduto che una serie identica di modificazioni casuali abbia portato a una morfologia omologa dopo la separazione dei due regni, animale e vegetale, risalente a miliardi di anni fa.

La risposta a tale domanda chiude il cerchio con le epigrafi sugli embrioni-chimera che ho preposte alle questioni della fisica: se l'universo fosse sotto il segno del caso, dovremmo consentire con Monod sulla sorte umana (Il caso e la necessità): "L'uomo finalmente sa di essere solo nell'immensità indifferente dell'Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo". Per fortuna un geranio ci assicura il contrario."


Una sera andai a fargli visita a casa sua "alle porte del paradiso" a Napoli con alcuni amici per parlare della sua legge unigravitazionale, "ricordammo anche Darwin, e alla fine della sua lezione ci disse:

“....il cammino dell’uomo nel terzo millennio è sicuramente predeterminato da un riconoscimento o da una rinuncia: il riconoscimento della sua autonomia dalle "cose" o la rinuncia ad essa ......l’unica cosa a cui non possiamo rinunciare però adesso è magiarci le pizze"

.... ne aveva ordinate cinque, con cinque birre. E, si una a testa!

Fonti:
Renato Palmieri
Napoli, 13 aprile 2008
http://zed8.tripod.com/coper.htm

venerdì 20 novembre 2009

Appuntamento fuori rotta: LEONARDO legge DANTE e... UN PARADOSSO MATEMATICO

CONFERENZA di RENATO PALMIERI
presso
l’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

P.zzo Serredicassano
Via Monte di Dio, 14 - 80132 NAPOLI


Mercoledì 9 dicembre 2009, ore 17,00
“Leonardo legge Dante”

Martedì 15 dicembre 2009, ore 17,00
“Un paradosso matematico…. la quadratura del cerchio”


Il prof. Renato Palmieri è nato 85 anni fa a Napoli. Cosi egli scrive nel sul libro “LA FISICA UNIGRAVITAZIONALE E L’EQUAZIONE COSMOLOGICA” Ed. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli:

“Il 18 marzo del 1969 scribacchiavo, sul tavolo dove facevo colazione, su una pagina di un quaderno http://xoomer.virgilio.it/cid12/coper.htm che conservo ancora e che perciò risulta in qualche parte palesemente unta. Vi si trovano abbozzate le prime confuse idee di un tentativo di ricerca su moti e propagazioni gravitazionali, che sarebbero sfociate trentasette anni dopo nella pubblicazione del libro presentato più oltre. Quella pagina, appunto, stava aprendo "un nuovo mondo". Formidabili interessi sono oggi coalizzati per la conservazione di un mondo parkinsoniano di tecnica senza scienza, incapace persino di "vedere" - letteralmente - che la gravitazione non è a simmetria sferica e isotropa, come la descrive Newton, ma è polarizzata e anisotropa, come la più ovvia delle calamite. Su questa cecità si svolgono dibattiti simili alla "dotta disputa" che accalora gli ospiti del quinto capitolo dei Promessi Sposi.” (Renato Palmieri)

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