lunedì 28 dicembre 2009

LA NOSTRA E' PURA UTOPIA!


Carissimi/e,

nella prima discussione sui principi “costituenti” fatta il 27 dicembre 09 della nostra “nuova” associazione ci siamo consultati con alcuni dei soci fondatori dandoci appuntamento sia in rete che in cerchio per il 10 gennaio, per lavorare sul testo definitivo auspicando il contributo di tutti. Insomma le consultazioni sono aperte ufficialmente il testo base resta quello che ognuno può scaricare e leggere sulla HOME PAGE del sito http://www.radunonazionaleclowndottori.org/ a parte qualche aggiornamento che sarà apportato in questi giorni anche in relazione alla discussione emersa il 27 dicembre.

Voglio ringraziare tutti i partecipanti per i contributi dati alla discussione. In particolare però voglio ringraziare Squasapasa che oggi mi ha inviato una bellissima e mail nella quale secondo me sintetizza un po’ il percorso che abbiamo fatto fino ad oggi e che per me ha rappresentato un po’ l’anima del mio Clown e del percorso fatto insieme a voi fino ad oggi e quello che spero potrà essere nel prossimo futuro.

“ Caro Enzo, quando ci siamo conosciuti sono stata colpita da questo mondo magico, senza etichette, senza limiti e pregiudizi di amore e gioia, libertà , risate. Stasera mi sono accorto che in questo mondo ci possono essere conflitti di svariati tipi, questa cosa mi ha un po perplesso, perché il nostro mondo clown li può affrontare cioè vivere e trasformarli, se non ci riusciamo è inutile ………. le associazioni non reggono i principi…….”.

Qui cerco di rispondere alle preoccupazioni (legittime) di Saquasapasa. Ho sempre detto che l’immaginazione è più forte della volontà ed io immagino un’associazione che si propone non le solite cose, se vuoi un po’ anche scontate, ma un’associazione che voli alto che guarda al futuro e che attraverso una grammatica della fantasia scriva dei principi a cui, non adesso, ma fra cent’anni tutti potranno aderire.

Tutti noi possiamo vivere in un mondo fantastico, scoprendo la bellezza di questo mondo ogni giorno, a patto di non vivere in una società repressiva, in una famiglia repressiva, in una scuola repressiva questo significa sostanzialmente una cosa: vivere in una società “creativa”.

Insomma organizzare una società dove è possibile sviluppare i talenti fuori dalle logiche di potere, o peggio dei “micro poteri” (come sosteneva Foucault).

Per fare ciò c’è bisogno a mia opinione di essere impegnati e ben disposti ad eliminare ogni repressione alle potenzialità creative dell’essere umano. FRIEDRICH SCHILLER sosteneva che l’uomo gioca unicamente quando è uomo (essere umano) ed è pienamente uomo quando gioca. Fu il primo che parlò della necessità di costruire uno “stato estetico”, al quale riservava il compito di “dare la libertà attraverso la libertà”. In verità quella per molti fu idea sbagliata e così nacque lo “stato etico”: e sappiamo tutti quanto c’è costato in sangue e lacrime.

Quindi attraverso il clown, il “prendersi cura” (attraverso la creatività) assume un significato specifico: assumersi un compito di vita, dove non è predominante né l’esterno (aver cura di qualcuno) ne l’interno (curarsi qualcosa), bensì l’impegno che si prende è il senso ed il valore che si dà. In questo caso il valore che possiamo dare noi al “prendersi cura” è costituito dal senso della corresponsabilità. In questo principio che spero sia stato espresso in maniera chiara nella proposta dei principi, c’è un aspetto emancipante dell’educazione che come associazione ci dovremmo far carico: il “prendersi cura dell’altro” diventa un “prendersi cura di se stessi”.
Questo dovremmo intendere come “prendersi cura”. Lo stesso amare significa voler bene gli altri, e far loro del bene, vuol dire riconoscere come legittimo l’egoismo degli altri. Lo spirito e quello dell’ascolto. La stessa via del cerchio ci può venire in aiuto in alcune intenzioni.

Certo il rischio è fondato. Un associazione come la nostra non può reggere principi che stiamo dando, o meglio offrendo. E’ vero! Ma, ciò dipende da come la stessa disciplina del potere o semmai del micro potere si svilupperà al suo interno. Anche in questo caso abbiamo cercato di indicare una strada possibile che è quella che abbiamo detto prima. Ma non solo.

“Koinomia” è un termine (greco) che designava il concetto di comunità e venne poi assorbito dal latino attraverso la parola “communio” e cioè società/comunità.

Ora se è vero che molti di noi si sono persi la comunità e l’attuale società sembra più attenta ad educare i nostri figli alla competizione, alla matematica, alla scienza, ai diritti, all’ambiente ed alla geografia, chi si preoccuperà di far sentire meno soli tanti giovani che vivono ai margini di questo modello di società - non più comunità – ma fatta di non luoghi?
L’aggettivo latino “communis” a sua volta è alla base del verbo comunicare composto dalla proposizione “cum” e dall’aggettivo “munis”, il cui iniziale significato era quello di “condivisione di una carica”.

Figurati siamo arrivati al dunque. Le cariche sociali? Presidente, direttivo, ecc. Ma no scherzo...Io credo che il valore fondamentale che abbiamo inserito o che forse dovremmo meglio precisare nei nostri principi e scopi statutari deve essere proprio questo: “idea di reciprocità = bisogno di comunità” una condivisione vera di una carica, nella sostanza di un voler immaginare insieme.

Una comunità che utilizzi, mai come in questo momento della nostra storia: la storia, la letteratura, la geografia, i principi delle scienze, ma anche la geometria, come fa il mio amico Renato Palmieri con la sua “quadratura del cerchio” che ci ha svelato alcuni giorni fà a Napoli, per trattare una quantità di argomenti su cui la questione fondamentale è che deve operare non la nostra volontà ma solo la nostra immaginazione.

Questo è un altro dei fondamentali motivi per i quali all’interno dei principi e degli scopi della nostra associazione dovremmo tutelare non solo il “patrimonio immobiliare” quando ne avremo (ed è giusto che sia così) ma fondamentalmente il “patrimonio creativo dell’essere umano”.

Il conflitto pure legittimo in questo caso dovrà essere affidato, così come possiamo spero condividere, ad una "comunicazione fatta in cerchio”, non finalizzata al confronto come possibile conflitto tra diversità, ma, gelosa e rispettosa della ricchezza cognitiva ed esistenziale dell’individualità di ognuno e della libera scelta del proprio stile di vita e degli autonomi percorsi personali della propria esistenza, senza mai essere strumento o struttura di micro poteri tra gli associati. L a stessa funzione del direttivo diventa di fatto opera di facilitazione "burocratica" e anche strumento di rappresentanza ma non di rappresentatività , quest'ultima affidata ad ogni singolo socio.

E’ un utopia? Si, certamente!

Ma come accennavo prima è proprio l’utopia che rappresenta o meglio la dobbiamo immaginare oggi come unico strumento reale del cambiamento. Certo a partire da noi, da me!

Ecco spero che il 10 gennaio 2010 possiamo affrontare tutti insieme una discussione o meglio condividere “quell’idea di reciprocità” per costruire la nostra comunità di clown: “uomini interi”.

Nanos

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