martedì 14 febbraio 2012

“SPAZIO ASCOLTO DONNA” ATS - Coop- EVA Cerreto Sannita (BN)

“SPAZIO ASCOLTO DONNA”
Coop. EVA Cerreto Sannita (BN)
Gentili Associazioni e Presidenti

Con piacere attraverso questa lettera Vi comunichiamo la prossima apertura del Servizio “Spazio Ascolto Donna”, gestito dalla Cooperativa Sociale “EVA” nell’Ambito Sociale B3, con sede presso il Comune capofila Cerreto Sannita.

La Cooperativa E.V.A. è da tempo impegnata nella realizzazione di interventi e servizi per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere e privilegia interventi di diffusione culturale e sensibilizzazione parallelamente ad azioni in grado di promuovere concretamente empowerment e reinserimento sociale e lavorativo. Aderisce alla Rete Nazionale Antiviolenza Arianna, promossa dal Dipartimento delle Pari Opportunità, come referente del numero nazionale 1522 per la provincia di Caserta.

Nella precedente fase di preparazione della proposta progettuale avevamo chiesto la Vostra collaborazione attraverso la firma di un protocollo di intesa, in particolare per la sensibilizzazione e la diffusione di una cultura di contrasto alla violenza di genere.
Questo è stato per noi un primo importante passo per la strutturazione di una rete locale proficua.

Lo Spazio di ascolto denominato “Frida” è il primo servizio di intervento per il contrasto alla violenza di genere nella provincia di Benevento e vedrà coinvolti operatori del territorio che hanno partecipato al corso tenuto dalla cooperativa EVA finanziato dall’Ambito sociale B1; alcuni degli operatori sono impegnati anche nell’attività dei Centri antiviolenza-Case per donne maltrattate di Maddaloni (Centro “Eva”) e di S. Maria Capua Vetere (Centro “Aradia”).

“Frida” oltre a presentarsi come un servizio di intervento attraverso l’ascolto, il sostegno e l’avvio di percorsi di fuoriuscita dalla violenza, intende promuovere anche una nuova cultura, con
azioni ed eventi in sinergia con le realtà locali.

Sarà pertanto preziosa la Vostra collaborazione.
Lo spazio d’ascolto “Frida”, con sede nel palazzo comunale di Cerreto Sannita, sarà aperto il Martedì e il Giovedì dalle 15.00 alle 18.00.
A breve Vi forniremo il materiale informativo.
In attesa di prossime proficue collaborazioni, cogliamo l’occasione di ringraziarVi nuovamente e di inviarvi sinceri saluti.

Per l’equipe, la Coordinatrice
Carmen Festa

email indirizzata a
info@radunonanzionaleclowndott​ori.org
il 13 02 2012 ore 16.59

sabato 11 febbraio 2012

LA COSCIENZA DI NANOS dialoga con Mercuzio


Carissimo Mercuzio,

angelo mio, lo so è un po’ che non ti chiamo perché? Boh! Diciamo che ho tenuto un po’ da fare in questi “attimi” sono andato come al solito alla ricerca di me e mi sono imbattuto nella mia coscienza.


Beh ti è andata bene! Molti altri  più intuitivi di te  hanno  speso una vita di studi e di analisi e non hanno avuto l’onore o l’onere di averla incontrata .Il più di tutti che ci è andato vicino nel suo racconto  è stato un certo Pirandello  siciliano di nascita e di convinzione. Ha spinto sino al virtuosismo l’analisi della scissione dell’io, ha descritto il prodursi di personalità sdoppiate o multiple, esercitando il dubbio iperbolico nel trattare le fratture e   le deformazioni psichiche. Ha sperimentato le configurazioni della coscienza scissa di un individuo simultaneamente o alternativamente sedotto dalla tranquillizzante sicurezza di essere “uno” , dall’angoscia  e dallo sconcerto di essere  “centomila” e dal sollievo derivante dall’ascetica  decisione di azzerarsi per essere “nessuno”.

Sai Mercuzio, più che sperimentare "configurazioni" ho sperimentato "scofigurazioni spazio temporali" e ho trovato un sacco di persone che mi hanno detto una cosa che al dire il vero non mi convince molto: “la coscienza non ci appartiene ma ci possiamo solo accedere” , e poi figurati mi hanno pure detto che io non sono io, ma solo una parte della coscienza, e che quando sto insieme ad un altro clown, e siamo uno più uno ma sempre uno fa, e potremo alla fine anche essere mille clown, che sempre uno fa. Ma, allora io non esisto, e non ho coscienza, e gli altri non esistono e non hanno coscienza, avevo ragione io a sconfigurarmi allora?

La confusione tra voi mortali è al massimo della sopportabilità ,ma quello che più mi preoccupa  è che i ciarlatani  , “i vù cumprà”  e i sofisti  del Logos nei momenti  di crisi  crescono a grappoli e non solo sugli alberi. Socrate ci ha rimesso le penne  solo per cercare di farli ragionare  confidando nella “ironia” come  smascheramento dei  paralogismi, dei sofismi, degli antilogismi……tutte forme errate del funzionamento  cerebrale e linguistico umano. Un esempio: un clown  è incosciente, Nanosecondo è un Clown……Nanosecondo è incosciente! Bisogna uscire dai labirinti delle parole  e restare comunque nella realtà effettuale. Il mio “Masto”, sempre con rispetto parlando, perché ultimamente  mi ha rivelato di essere in confusione o depressione  proprio per i vostri comportamenti mentali  e non solo politici, già ‘ab initio’ vi aveva liberamente dotati di  una logica delle passioni distinta da quella della ragione e che ciascuno di voi è necessitato a oscillare  liberamente e responsabilmente tra questi due poli della personalità. Riteneva che per un miglior uso della propria libertà l’umano  doveva  caratterizzarsi come Homo duplex piuttosto che come Homo siplex. Il tuo problema parafilosofico è di “essere indeciso …a tutto”.

Ma a me mi avevano detto che dovevo essere "triplex" ...ora con questa vecchia storia del "duplex" mi potrei pure arrangiare.... ma ci staremo stretti... non credi? E, poi se non esiste la mia e la loro di coscienza quante ne esistono, una, due o tre oppure milioni di milioni?


..ancora “una, centomila……nessuna”? Ma quel povero uomo  almeno sapeva di essere a teatro  e di rappresentare una “maschera”….. e il dramma  superficiale  della esistenza moderna“ come sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?» Il tuo problema  sei tu  che hai ancora  questa  infantile in genuinità  di pensare che per  “conoscere sé stessi”  bisogna cercarlo nell’amore  per  “altri” sia  unica di genere femminile  sia  tante  universalmente  e metafisicamente umane. E’ già un bel  fardello  cercare di aver coscienza  noi stessi  il resto lasciamolo ai poeti  che non hanno l’obbligo conoscitivo ed etico di distinguere tra sogno e realtà, tra finzione e verità .

Sai mi sono chiesto a questo punto ma allora io insieme agli altri sono più coscienza, ma se sempre è una la coscienza e allora anche io sono tutto...E di che?   

«Se l'uno sarà identico a sé stesso, non sarà uno con sé stesso e così, pur essendo uno, non sarà uno. Ma questo è certamente impossibile. Dunque è anche impossibile per l'uno o essere diverso da altro o essere identico a sé stesso.» (Platone, Parmenide 139e1-4)
Come vedi già Platone in questo dialogo della vecchiaia si poneva   il problema vecchio ed eterno , come usate dire voi mortali quando siete in ‘impasse  esistenziale’,   del “monos” uno  e dei “polloi” molti. Molte sono le difficoltà incontrate nella discussione, io te ne riporto a mò d’esempio una. La prima difficoltà riguarda la partecipazione (mètexis) dell'idea con l'oggetto sensibile: «ciascun oggetto che partecipa [di un'idea] partecipa dell'intera idea o di una parte»? Socrate tenta un paragone con il giorno, che pur essendo uno illumina varie terre, e con un lenzuolo che copre molti uomini. Tuttavia, il lenzuolo non potrà essere per intero su ciascun uomo, ma solo per una sua parte. Se ne deduce che anche l'idea dovrà essere divisa in tante parti, quante gli oggetti che ne partecipano.



Senti Mercuzio,  a questo punto non ci capisco più niente, ma se io sono io e sono tutto perché non vado d’accordo con tutti, e tutto mi sembra sfugge?



E meno male! Prova a metterti dalla parte di “uno” di quel tutto che giustamente  e liberamente  ti sfugge …il problema si allarga  all’infinito o meglio “a spirale” come dice il nostro saggio amico fisico-filosofo napoletano. Il tuo “scienziatissimo e micissimo Renatino. A spirale e non lineare o a cerchio  come ancora il tuo pensare  funziona. Ogni punto della spirale o della vita non ha un fine o una fine o un ritorno eterno ed uguale ma ogni momento di questo viaggio a spirale  ha un senso in sé  sia che si vada all’insù, sia che si vada all’in giù, e non ci è dato sapere o impaurirci se si allarga o si ristringe nel tempo e nello spazio ….anche con la metafora del labirinto e del bosco  c’è un uscita  da ricercare  e questo crea ansia e rinuncia  …e questo umanamente è male…..ma basta così per ora!

Figurati che mi ero fatto pure la moto del tempo per cercare di acchiapparla la mia coscienza, "sconfigurandomi nello spazio temporale" ma fino adesso mi ero solo illuso di esserci riuscito, e così mi sono venduto la moto del tempo!


Ecco il tuo errore ….la moto del tempo tu non te la dovevi vendere....e per quanto poi per un misero euro..... con i tempi che corrono.....sempre dettato dalla tua benevolenza e assieme dalla tua incostanza mediterranea. Certo lo so la tua moto del tempo tu l’avevi  indirizzata in viaggio  “nel tempo esterno”, poi ultimamente ti hai pure ….viaggiato nel ..”Regno del tempo all’incontrario”... degli uomini e delle loro storie  complicate e complesse. La dovevi  prima di tutto indirizzare  “dentro di te…in interiore homini  est veritas”! Sai quanti poeti e quanti scrittori hanno raccontato  questo viaggio  in pagine di una intuizione e una intensità da restare senza fiato. Un mio amico, immortale  come me, ha scritto “un viaggio nel tempo immobile”  E gli  racconta, immaginando per educare  i mortali,  di Alessandro Magno che  viaggia al contrario nel tempo rivivendo a rovescio la vita e sentendo sempre la stessa ossessiva noia di vivere; di  Ferdinand De Saussure che  risolve un intricato caso di omicidio con l'ausilio della linguistica; di  un uomo che dice di chiamarsi Sancho Panza insegue e uccide Cervantes; Ulisse, dopo aver combattuto una guerra epica e immensa, esita a piegarsi all'ordinaria felicità che ha a portata di mano... È la voce del  narratore atipico, un immortale  come sono gli angeli che conosce segreti particolari e affascinanti, a raccontare queste storie, svelandoci l'altra faccia delle cose, quella nascosta dietro i fatti, i miti, gli infelici destini di uomini ormai leggendari. Dieci viaggi fuori dal tempo scritti con un linguaggio veloce e denso, con un ritmo da ballata, dieci vicende impossibili se misurate col metro della logica, ma attraversate da una verità umana più intima e profonda.


E, va beh! Mo gli chiedo a Bullone se me la ridà la moto. Certo dovrei inventarmi anche qualcos’altro adesso, per andare più veloce della luce più veloce del pensiero. Un qualcosa che addirittura mi facesse staccare dai pensieri. Mi ha detto il mio scienziatissimo e micissimo Renatino che solo l’amore riesce a fare questa cosa, ma pure questa mi sembra che mi scappi sempre? O mi devo fermare e aspettare che passi, come diceva un amico mio di tanti anni fà...si chiamava Max?


Il nostro saggio e  carissimo  “scienziatissimo e micissimo Renatino” fa bene a metterti in guardia  “dai pensieri” anche se poi anche lui spesso  si fa ammaliare  dalla sua ninfa  “partenope” scegliendo liberamente di togliersi i tappi di cera dalle orecchie. Debolezza e forza  che sono l’essenza  dei mortali a cui va l’invidia degli stessi Dei proprio per questa loro capacità, piacere e sofferenza di amare nello stesso tempo. L’amore esiste ed è piacevole proprio per questo su vezzo di scappare e tu te ne fai un cruccio?


Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond' elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l'imago al cerchio e come vi s'indova;
ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
l'amor che move il sole e l'altre stelle.

Ti ricordi  agli inizia anche tu eri  afflitto dall’ansia di “misurar lo cerchio” ed io gentilmente cercavo di dissuaderti e poi  da solo, dopo prove ed errori”, ti sei  infilato nel “cul de sac” della realtà effettuale e ti sei ritrovato “ab initio” e  imballato nei problemi della “coscienza “ e nella paura della sua perdita” che è nella intrigante,piacevole e dolorosa posta in  gioco  della vita  dei mortali. Ma tutto qua…..

Insomma io mi sono convinto che io la coscienza non la tengo e che devo perdere la speranza di trovarla ma tutto poi se è vero che c’è e che tutto ciò che è, è coscienza, allora la coscienza si muove ma se a volte mi è sembrata di acchiapparla poi non me la sono più ritrovata.


La parola “io”, cosciente  o non , è un contenitore multiforme, una specie di Proteo, divinità inafferrabile inafferrabile e desiderabile, quando lo definiamo appunto “in toto” o riguarda i “tutto” di uomini ,cose naturali e ideali. In realtà usiamo questa parola per cercare di sbarazzarci di qualcosa che non ci piace, e che vediamo nell’altro o in noi stessi. In sostanza, stiamo giudicando uno o più aspetti psichici che abbiamo soffocato o rinnegato quando eravamo bambini. Può trattarsi dell’arroganza, dell’egoismo, dell’espansività, del menefreghismo o del controllo… infatti ognuno di noi crescendo ha messo da parte alcuni aspetti, a favore di altri, con cui siamo identificati e che ci fanno sentire comodi. Se abbiamo fatto dei percorsi di crescita, può essere che anche le nostre vecchie  identificazioni finiscano per essere giudicate “io ” cosciente : siamo stati troppo nel controllo (e ora vogliamo imparare a fluire nella vita), oppure siamo stati troppo razionali (e ora vogliamo scoprire la nostra intuizione, creatività …..); siamo stati troppo cauti (e ora vogliamo scoprire la fiducia nell’Universo mondo e nel Tutto Umano)… e così via. Siamo spinti a pensare di essere “intrappolati nell’ io”, che non ne riconosciamo il senso  e che ora vogliamo vedere la luce alla fine del tunnel, senza renderci conto che ci stiamo intrappolando… in altre zone dell’”io” cosciente  o alla ricerca della coscienza! “C’est la vie …mon ami” ed è dolorosamente meravigliosa, complicata  e intrigante!


Tu, angelo mio, che ne pensi di questa storia della coscienza? Io penso , e mi hanno detto pure che fin quando penso non ho coscienza e che solo quando smetto di pensare posso arrivare alla mia coscienza ma allora è un po’ quando penso che è meglio stare davanti ad un tramonto, che nel traffico?Però poi penso che pure il traffico di Napoli ha la sua bellezza. Che sia questa la mia coscienza, un ingorgo? O essere capaci di testimoniare la bellezza sempre?

Anche un ingorgo  psichico o materiale può essere bello o brutto. Dipende dallo stato del tuo animo….Orazio rispetto alla imprevedibilità  e bellezza della vita umana scriveva poeticamente “ Quid voles? Est hic ( ognuno mette  la sua città e i suoi ingorghi)  est Ulubris…….nisi deficias animo aequo” se non ti manca l’ordine nell’animo…..un “ordo amoris” che non sia sempre  diverso, provvisori…..mai definitivo ...

Ma allora la mia coscienza non è un ingorgo universale ..una sconfigurazione spazio temporale....ma un granello di sabbia che sta in un “ordine soggettivo” che è la spiaggia. Si “il centro dinamico di me clown e mortale in mezzo ad altri mortali, come un granello di sabbia, sulla spiaggia! …..Mitica sta storia Mercuzio, della coscienza mò ho capito, tutto ..o quasi, grazie Mercuzio, ti sono grato per il tuo richiamo ad “ordo amoris”, ....agli “ordini dell’amore” .....si quello assoluto e universale di un granello di sabbia che sta li come una goccia sta al suo oceano, capace di strutturare l’intera realtà «dal granello di sabbia, o goccia di mare fino ad arrivare a Dio, perchè ognuno di noi è una parte di esso»…....spero adesso di non cadere più in contraddizione con il mio “io, anzi io, sono te!

Io sono un granello di sabbia sulla spiaggia, una goccia del mio ..mare.


(Dialogo immaginifico tra l’angelo custode Mercuzio e il Clown Nanosecondo)


giovedì 2 febbraio 2012

CARAMELLA PRESIDENTE COMUNITA' RNCD

Il 29 Gennaio 2010 il Comitato Promotore RNCD nato a Flumeri nel 2008 (Presidente Angela Stanco)

si costituisce con proprio statuto non profit in associazione RNCD Comunità Libertaria di clown & Sognatori Pratici, si proprio a San Salvatore Telesino (BN).


Per due lunghi anni dal 2010 al 2011 ho avuto l’onore di essere il Presidente di questa Comunità RNCD che ha realizzato tante cose belle. Questo Blog della nostra Comunità RNCD rappresenta per me un po’ il diario di questo viaggio fatto con la mia Moto del Tempo, “Alla ricerca di clown…ma se trovi qualcos’altro va bene lo stesso!” (Nanos enzo)


BUON COMPLEANNO COMUNITARIO!

Il 29 Gennaio 2012 alle ore 17.00 a San Salvatore Telesino si è tenuta l'assemblea dei soci ordinari della nostra Comunità RNCD e tra i diversi argomenti all'ordine del giorno, si è provveduto anche al rinnovo delle cariche sociali:


Presidente Carmela Longo

Vice Presidente Carmela D'Antonio

Tesoriera Daniela Mastrocinque

Presidente Onorario Mauro Orlando


DISCORSO DEL PRESIDENTE USCENTE NANOS ENZO

La Comunità RNCD si è affidata anche a “gruppi di lavoro” sui diversi temi a noi più cari. Continuerò a seguire la formazione dei clown e gli eventi, dedicando anche più tempo alle mie ricerche personali nel campo della clown terapia.

Spero che si potrà per il futuro approfondire attraverso la nostra esperienza i diversi studi nel campo delle medicine alternative e degli approcci alla presa in cura di tutti i disagi sociali, attraverso il pensiero positivo nel rapporto pensieri emozioni organi, ma non solo. La stessa nostra adesione come Comunità RNCD (negli anni passati) alla Rete Arcobaleno di Benevento ha il merito di porsi l'obiettivo di praticare una "decrescita felice".

La VIA che continueremo a percorrere sarà LA VIA DEL CERCHIO per sostenerci a vicenda anche nei momenti bui prendendoci cura di tutti i nostri mali, con infinita speranza & amore.

Voglio esprimere un grazie di cuore al Mio Angelo Custode Mercuzio al secolo Prof. Mauro Orlando (Presidente Onorario) che in questi anni anche se a "distanze ravvicinate del terzo e quarto tipo" mi ha dato sempre buoni consigli e "dialogato" con me che sono un bel "SOGGETTO SMARRITO". Le sue ricerche e "lezioni" sul significato delle parole, sono state (raccolte qui in questo blog) e per me, e spero per molti di voi, sono state un punto di riferimento in questo viaggio molto "comunitariamente provvisorio".

Custodisco nella mia BIBLIOTECA DELL'ANIMA le tante cose ascoltate nei cerchi, uno scrigno per me che ho riposto sempre nel mio cuore.

Un grazie di cuore a tutti i clown ed a quelli che non ce l'hanno fatto a seguire la via del clown, non è una strada facile. Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto nel difficile percorso (personale) di cambiamento.

Un grazie di cuore a Caramella (Carmela Longo) che si è sobbarcata l'onere (oggi) di svolgere un ruolo non sempre facile, e nel quale, a volte, mi sono perso, per questo, le esprimo i più sinceri ed affettuosi auguri, per il lavoro che si appresta a compiere di Presidente della nostra Comunità RNCD.

AUGURI SINCERI&AFFETTUOSI CLOWN CARAMELLA

con immensa stima e affetto,

Nanos enzo


DISCORSO DELLA PRESIDENTESSA CARAMELLA

al secolo Carmela Longo:

Ma, soprattutto, che dire?

Indimenticabili siete tutti voi clown, belli, spettacolari, mitici! Per me questa è stata la vera magia di essere clown, SODDISFACENDO AL MIO PROFONDO BISOGNO DI POESIA, che finora ho soddisfatto attingendo al dolore.

La magia è data anche dal prepararsi tutti insieme, a volte stare nella stessa casa…la colazione, i biscotti, passarsi i trucchi…aggiustarseli a vicenda… CARICARSI E BENEDIRSI L’UN L’ALTRO.

E la magia è anche quando, ormai stanchissimi, ci strucchiamo, ci spogliamo…provo sempre una nota di esaltazione per l’impresa compiuta ma anche di tristezza….mi chiedo CHISSA’ SE QUALCUNO SI RICORDERA’ DI ME….SE AVRA’ PER ME UN PENSIERO GENTILE.

E poi la luce della luna scende sui nostri occhi, immaginificando la notte…. Dormi Caramella...Ringrazia tutti i tuoi amici clown che ti hanno permesso di vivere la magia…. DORMITE TUTTI NELLA GIOIA E NELLA BELLEZZA, IL GRANDE SPIRITO VEGLI SUI VOSTRI NASI ROSSI!

Carissimi, spero di poter portare con onore il naso rosso di presidente!

Grazie Nanos e grazie a tutti voi!

Onorificenze a parte, spero soprattutto di tenerlo sempre rosso d'amore e poroso di cuore!

Clown Caramella

Presidente Comunità RNCD


UN ABBRACCIO DI LUCE A TUTTI!

continuiamo a praticare ognuno il nostro sogno..... d'amore

domenica 15 gennaio 2012

ALDA MERINI: SALVIAMO IL MURO DELLA SUA CASA





"LA FOLLIA E' UN SOSPIRO DI GIOIA ..VIENE SCONVOLTO DALL'IGNORANZA DEGLI ALTRI...."

ELISIR D'AMORE....PER FRAGILITA' E DONO.

Di Mauro Orlando (il mio angelo Mercuzio)

Fragilità, indifferenza e provvisorietà comune.

Nella nostra esperienza comunitaria ho messo in gioco , istruendo un processo d’amore (philìa), la stessa filosofia rea di pensare solo per conoscere invece di ricercare un modo e un senso del vivere per essere belli,buoni,giusti e felici.

Una prassi quotidiana ed esistenziale non un lavoro di cervello. Partendo dalla categoria della fragilità più che della forza…della incompiutezza che della pienezza,della molteplicità più che dell’unità.

Nella pratica,insomma, della felicità non cercata nelle teorie astratte ed eteronome ,logiche,etiche,metafisiche o religiose ma nelle autonome vie ,discipline,stili di vita che consentono di uscire indenni ed attivi dalle trappole e tagliole intriganti dell’esistenza. Ma una felicità che non è le tavole della legge mosaica o la legge morale kantiana dentro di noi ma….è “eudaimonia”…cura di sé come .ordine ed equilibrio dei vari demoni della nostra anima individuale e equilibri e giustizia della nostra vita in comune.

Per cercare in sé stessi e nelle nostre piccole e grandi comunità un equilibirio ed una armonia capaci di difenderci e ricattarci dalla fragilità della paura ,del dolore e degli squilibri delle diversità e pluralità.La “paesologia” non come una sorta di nuova o vecchia pedagogia del senso,dell’intelletto e della ragione ma una sorta di “esercizio spirituale” attraverso cui ognuno di noi trovava la sua identità (equilibrio) personale e la sua (koinonìa) comunanza sociale con gli altri.Camminare, leggere, meditare, armonizzare la giungla dei propri sentimenti e passioni,ascoltare, fare silenzio, coltivare amicizie,dialogare nella vita concreta di tutti i giorni e nella realtà effettuale .”Scolpire la propria statua” come scriveva Plotino, non per ergerla su un nuovo e d originale piedistallo di potere ma per fare e praticare , come prescriveva la scultura greca e umanistica, opera di sottrazione,di alleggerimenti di scorie per successivi svelamenti.Scappellando dal nostro marmo grezzo ed informe tutto ciò che è falso,superficiale ed inutile che ci si è attacato col tempo culturale al nostro corpo e anima e liberare l’essenziale armonico di quel che noi veramente e autenticamente siamo.

Recuperare con questa esperienza anche il senso vero della filosofia non come attività puramente teorica e speculativa ma di recupero-svelamento (alethèia) dell’idea aurorale di filosofia come conversione umanistica,guarigione ,prassi di sanità-armonia mentale. ”Fare il proprio volo ogni giorno” senza abbandonare la nostra specificità di esseri umani terrestri,”..Almeno in momento che può essere breve, purchè sia inteso.

Ogni giorno una esperienza umana e territoriale come un “esercizio spirituale”, da solo o in compagnia di una persona che vuole parimente migliorare. Uscire dalla durata. Sfozarsi di spogliarsi della proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome. Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà el’odio. Amare tutti gli uomini liberi.

Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta” (Pierre Hadot) .Le idee e i concetti di questo studioso del mondo greco mi hanno fatto pensare al senso che noi vogliamo dare alla parola “rivoluzione” nella nostra esperienza comunitaria e provvisoria: “ rendercene degni” oltre che “immergerci interamente nella politica militante,nella preparazione della rivoluzione sociale”.Fragilità e provvisorietà ci aiutano non solo a resistere ma soprattutto ad essere modernamente consapevoli ed attivi.

E’ l’indifferenza il peggiore dei sentimenti freddi che ci costringe in una solitudine arida e pietrificata, che nulla ha a che fare con la solitudine interiore, creatrice che riscopre la semplicità ela bellezza, ama il silenzio non come rinuncia ma come ricchezza e non ci costringe all’isolamento..Nella indifferenza si inaridisce e si esaurisce una qualsiasi comunità provvisoria interpersonale o di destino che riuscirebbe per incanto anche a rendere vivibile e degno di pensiero…. una vita vissuta anche nella dolore, al margine, nella provvisorietà ,nell’angoscia ,nella sofferenza o nella disperazione per contrastare un nihilismo disperato verso un confortevole passato o un inquietante futuro.

Una vita degna di essere vissuta per la sua naturale vitalità e che vede anche solo nel dono gratuito della amicizia (philìa) un possibile superamento dei labirinti consapevoli e inconsapevoli del nostro ego che ci possa far vivere anche il dolore e la sofforenza ,la fragilità, il morire e il nascere nostro ed altrui come qualcosa che ci interessa molto da vicino come un destino comune anche in cui siamo coinvolti anche noi.

Una comunità del cuore che va oltre la comunità di cura o di lotta in cui siamo capaci di capire e convivere come nostra anche la fragilità, la difficoltà, la sofferenza degli altri. Un destino comune come esperienza complessa,difficile, affascinante ma anche inquietante. In questo senso mi inquietano e mi affascinano le parole profonde e sofferte della Elda e nel mio caso mi incitano a continuare con testardaggine e ripetitività a vederle necessariamente inserite nel percorso della nostra esperienza comunitaria in Irpinia anche a costo di testate di incomprensioni , dolorose e insopportabili.

Per non cadere in un solipsismo nobile e degno che non ci costringe ad inventare,sognare e cercare vie di uscite dignitose in un mondo culturale e politico che ha perso il bandolo umanistico della suo essere vivibile.Ed ho pensato ad un riferimento umano e storico che mi confortasse non solo con bellissime e profonde parole ma con azioni e fatti storici che veramente hanno determinato situazioni e cambiamenti “rivoluzionari” interiori ed esteriori…..

Tratto da :

http://elisiramore.blogspot.com/2011/12/elisir-damore-perla-fragilita-e-il-dono.html

di Mauro Orlando (Mercuzio, il mio angelo custode )

SOGGETTI SMARRITI: La comunità …inoperosa.

di Mauro Orlando

La parola magica ….è inoperosità comunitaria . Se abbiamo scelto la parola «comunità», ci accorgiamo che essa è riconducibile, in definitiva, ad un duplice senso: ciò che è in comune ed essere-in-comune.. L’essere-in-comune rappresenta la modalità di esistenza del libero individuo che partecipa direttamente, insieme agli altri, a ciò che è in comune. . L’essere-in-comune è appunto riferito ai componenti della comunità. Ma gli stessi componenti, sebbene fondamentali per l’esistenza della comunità, possono essere gli artefici di un ribaltamento dialettico un cambiamento di visione che li deve condurre da una modalità disgregativa a una aggregativa.

È una dimensione plurale della comunità in cui la “molteplicità” fa intravedere una dimensione in cui la persona non è separata dalla vita, o da se stessa, ma coincide con essa in un sinolo inscindibile di forma e forza, di esterno e d’interno, in cui il soggetto è finalmente norma a se stesso e non deve nulla ad istanze trascendentali o trascendenti.

In altre parole, un unicum, o singolarità, che coniuga il singolare e il plurale nella stessa persona.. Ed ecco allora il paradigma o la categoria originale e diversa della provvisorietà e ….della inoperosità. L’improduttivo spazio e tempo dell’inoperoso non è delimitabile da un opaco dispositivo di miscelazione di desideri arcani, pulsioni di fuga, resistenze inerziali, eremitaggi esistenziali, silenzi e rifiuti assoluti, immobilismi estremi. Volendo far uso di un lessico più squisitamente filosofico, possiamo peculiarmente qualificare l’inoperoso come la prevalenza dello stare dell’essere sul divenire dell’essere: esso è il sottrarsi giocato contro l’esporsi. In tal senso, è la faccia speculare del potere: l’abbandono simmetrico alla cattura.Noi vorremmo scongiurare l’abbandono delle emigrazioni,le fughe nella propria autosufficienza intellettuale o sociale,la cattura nelle neoideologie postmoderne del “fare” come variabile indipendente della producibilità umana universale e necessaria.

Dobbiamo pensare per non disperare che possa esistere o essere pensata una possibile nuovo modo di fare economia.Si parla di economia ‘noetica’. Una possibile nuova situazione in cui le visioni, i miraggi, le speranze segrete e inconfessabili, le introflessioni integrali, i mutismi e gli arresti incondizionati, le resistenze estreme e l’estrema inarticolazione dell’inoperoso diventano la prassi possibile per vivere e pensare “i piccoli paesi” dell’abbandono, e dei “terremoti”,delle emergenze o delle urgenze naturali o meccaniche.

Essa, grazie alla sua razionalità metapoietica, fa dell’inespresso,del fantasioso,del sogno e del non pianificabile il suo oggetto perspicuo, che non lega le proprie sortie le sue finalità alla esplosione consumistica e sublimazione riproduttiva . L’inespresso e l’inarticolato non necessariamente devono essere letti nell’ottica sublimato, modificato e riprodotto. Attenti e sospettosi che anche l’inoperosità può essere trasformata in mercato operoso che mette in scena il fantasmagorico teatro della fruizione consumistica dell’inespresso.

Che l’inerzialità, l’inespressività e l’inappagabilità dei desideri possono diventano sempre riproducibili, attraverso sequenze/figure immaginifiche: replicanti che si spacciano per mutanti. In queste condizioni inedite e nuove rifiutarsi di pensare che non v’è alcuna speranza di poter ingabbiare anche l’inoperosità nel ciclo o della salvezza o nell’orizzonte della linea di fuga.

http://comunitaprovvisorie.wordpress.com/2012/01/12/inoperosita-e-decrescita/

di Mauro Orlando