martedì 2 novembre 2010

CARTOLINE DAI MORTI

Negli antichi miti greci il nostro corpo, privo di vita, riveste la forma di una realtà a due facce: una è la psyché termine da collegare con psýchein “respiro, soffiare”, inconsistente, invisibile, inafferrabile, fantasma, sogno, ricordo ad immagine e somiglianza del corpo ma pur sempre ombra, quindi vuoto, evanescenza; L'altra è il kolossós (pietra grezza non iconica) che invece si presenta compatto, duro, massiccio, presente e che, al contrario della psyché, non ci rimanda l'immagine del corpo vivente ma il suo essere di altra natura, la sua non-forma, la sua assenza.

Il desiderio però ad un certo punto prende corpo e potrebbe essere rappresentato dal rinascere con migliori speranze?

Questo mio passaggio è una “riflessione” sulla "morte cercandola", e della possibile rinascita.

E’ un percorso che va oltre il disfacimento fisico del proprio corpo (perché per il clown il corpo è tutto, in tutte le sue forme) inteso, non soltanto come morte del fisico, ma anche, e soprattutto, come “morte sociale” come crisi della speranza.

"Morte sociale" come "abbandono di uno stato sociale", appunto, per passare ad un altro più evoluto, attraverso un percorso di "meditazione corporale" che diventa esso stesso rito e mito, per ognuno.

La morte è quindi (in questo caso) una specie di prolungamento della vita.

In effetti nei vocabolari più antichi il concetto di morte non esiste : se ne parla come di un sonno, di un viaggio, di una nascita, di una malattia, di un incidente, di un sortilegio, di un ingresso nella dimora degli antenati.

Il Clown come il bambino non ha coscienza della morte. Per lui un secondo o mille anni è la stessa cosa. E, quando noi creiamo la coscienza del nostro individuo nel "sé” (con l’accento) che diventiamo mortali.

Per questo il Clown è un “se” - senza accento - perché è un andare verso, un “se” non statico, non mascherato, ma dialettico: “emozionato”, non nella paura, ma nella gioia, nell’ironia.

Egli si prende gioco di “se” di quello “io sono” che resta ancorato per tutta una vita a false credenze. Quindi ogni uomo, contro ogni “buona regola”, non deve diventare quel cadaverico, rattrapitico adulto che è, ma prodursi sempre con spirito gioviale di fanciullo.

La sua stessa vecchiaia non deve necessariamente essere una triste stagione d’inarrestabile decadenza, ma l’estremo limite della sua gioventù.

Gesù disse: "Un vecchio che nei suoi giorni non esiterà a interrogare un bimbo di sette giorni riguardo al luogo della vita, vivrà. Giacché molti primi saranno ultimi, e diverranno uno solo." (Vangelo Apocrifo di San Tommaso)

La nostra gioventù che dura tutta la vita, come nel ricordo indelebile dell'estremo saluto da lontano - di noi stessi già morti -, che si legge nelle “Cartoline dei Morti”.

L’ironia delle “Cartoline dei Morti” di Franco Arminio (poeta e scrittore Irpino, e mio caro amico), a mia opinione ci riconduce a riflettere sulla nostra vita, spingendoci a prolungare la nostra infanzia, attraverso proprio la rappresentazione della “nostra morte”, nell'estremo saluto da lassù, che in maniera cosi fortemente “auto ironica” (da scombisciarsi dalle risate) ci fa scoprire d’un tratto come abbiamo perso molte occasioni per venirci incontro a volte, anche con “autoironia”.

Spero che la stessa coscienza della morte, così rivalutata, dalla nostra capacità residua di autoironia ci possa farci sentire così anche “immortali”, e nasca in questa fase una vita per ognuno senza più creare rancori, angosce e paure.

La stessa consapevolezza che la morte è un pezzo della nostra vita, vivendo in gruppo, in una comunita come la nostra di clown, o come nella "Comunità Provvisoria", ci dovrebbe spingere ad augurare a tutti noi, attraverso l’amore, di rientrare nell’utero materno per farci rinascere tutti nella gioia.

In questo credo che oggi siamo tutti un po’ facilitati perché, lo dico sempre: la terra incinta!

E, qui “eros” diventa non più conflitto e lotta di conquista e/o di sopravvivenza, ma ci prepara per “il ritorno”.

La “psicologia” delle nostre “comunità" o meglio di una nuova comunità che superi lo stesso concetto di dualismo (architetti contro poeti; clown contro architetti; architetti contro archeologi; filosofi contro l’angelo, etc etc..scusate il raffreddore…ma ci sono molte “escursioni termiche”) ci può far superare a tutti (spero) l’ossessione della morte e con essa lo stesso bisogno di “ritornare” nell’utero materno, perché cosi possiamo nascere da “se”, e così diventare padri e madri di noi stessi.

Il principio del piacere di Freud guida l’uomo verso l’infanzia; il principio di potenza lo guida nell’adolescenza, mentre la volontà del significato e dell’immaginazione verso l’uomo intero, che resta il futuro dell'uomo.

Ad esempio il piacere è un effetto collaterale della relazione di un compito. Esso si realizza però nella maniera più autentica solo quando si realizza un significato un senso e non un obiettivo di volontà o di piacere e basta. Quindi dovremmo percepire anche l’ironia delle “cartoline dei morti” come nuova ricerca di senso delle nostre “comunità".

Ritornando all’argomento “psicologia della comunità e paura della morte”, se ogni nevrosi è un tentativo regressivo di riconciliarsi con l’ambiente, allora lo stesso suicidio (per assurdo inteso come: "morire prima per non morire") – diventa una forma più estrema di rottura, di fuga dalle “tradizioni” (false credenze), perchè non ci è rimasta nessuna possibilità più di ridere della nostra vita e quindi rappresenta al tempo stesso la più alta, disperata, forma di riconciliazione con il mondo e con se stessi e quindi un prolungamento “tradotto” della vita.

Credo che le “Cartoline dei Morti” di Franco Arminio intervengono ora, dopo l'ipocondria paesologica, e mai come in questo momento, a “prendersi cura autentica” (Heidegger) di "se", anticipando con ironia la stessa illogicità della morte, e come non possiamo più perdere occasioni per incantarci davanti alle bellezze del mondo, e per questo, vale - in ogni caso - sempre e comunque vivere la vita, con ironia e gioia.

La nostra “comunità provvisoria” fa i conti anche con certi fenomeni di “suicido” e/o “morte sociale” a cui tante volte ci siamo appellati disperatamente, e di come è oggi possibile, guardando il mondo con altri occhi, abbandono una forma arcaica di “stato sociale” comprendere le nostre incapacità ad affrontare il "passaggio", dalla “tradizione” alla “traduzione”, riproducendo qui finalmente una “permanenza provvisoria” su quello “stato di margine” ai confini tra cielo, terra ..."e quel che ci sta nel mezzo" a partire semmai dal Museo dell’Aria di Cairano, e come oggi "io clown" Nanosecondo possa vivere con permanenza questo lutto, nel tabù della morte comunitariamente provvisoria.

Crisi? Morte = separazione; rito = margine; risoluzione/rinascita = reintegrazione.

Urge una rinascita! O meglio, un ritrovarsi, che possa far incontrare i nostri bambini, il nostro “bambino interiore”.

“Neotenia= crescere restando giovani"... credo che sia ancora possibile!

Questa teoria scientifica individua nella specie umana una prolungata permanenza in età adulta delle caratteristiche infantile, e grazie a questa cosa che possiamo “tradurre” le “tradizioni” in: curiosità, immaginazione, flessibilità, tolleranza, adattabilità, desiderio di amare, ma cosa più importante di tutte, desiderio di giocare, apprendere, scoprire sempre cose nuove, e come a questo punto la password per evitare tutti gli “spam” sia la nostra “immortalità”, in poche parole : ridere di se!

Ecco credo (e per questo scrivo) che il nuovo libro “Cartoline dei Morti” (uscito in questi giorni) di Franco Arminio che ci ha donato a tutti noi, è anche la nostra occasione di essere “provvisoriamente immortali” nell'essere capaci d'ironizzare sulle nostre disgrazie.

Anche per questi motivi e per altri ho introdotto nell’esperienza formativa della nostra associazione RNCD di “Clown Dottori” …“Alla ricerca del tuo clown ….ma se trovi qualcos’altro va bene lo stesso” la lettura (di alcuni passaggi) delle "Cartoline dei Morti di Franco.

Insomma, credo che ogni atto creativo passi attraverso una crisi “una morte”, vista con l’ironia del clown e stavolta anche con l'ironia di un grande poeta e scrittore dell'Irpinia d'Oriente onorandomi della sua amicizia.

Clown Nanosecondo

martedì 26 ottobre 2010

ALDA MERINI DANZA CON GLI ANGELI

…..avevo bisogno di sentimenti, di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitano gli alberi,
piccoli paesi e grandi uomini,
di canzoni semplici che fanno danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti,
e di brezze che sconvolgono le teste,
di quelli che amano amare…

avevo bisogno di poesia
…..la magia che brucia la pesantezza
ed i cattivi umori
la freddezza
delle parole che sanno diventare cattive
nell’offesa
e la tristezza e la solitudine degli uomini
che potesse risvegliare le emozioni
e dare colori, odori e sapori nuovi
alle cose, alle idee, ai sentimenti e alle passioni
ma sopratutto agli uomini
…. mi avevo sopravvalutato impoverendomi
dei saperi personali
pensando che bastasse
dichiararli …………

avevo puntato tutto
sull’umano, troppo umano
a rischio
in nome dell’amicizia …
…. ora ho paura anche delle parole
sopratutto quando hanno ancora voglia
di raccontare i sogni e le speranze
di una terra e di uomini che amo
con “abundantiam cordis….. donec ac cadaver”
e non mi basta neanche dare retta ad Eschilo che scrive:
“… io parlo per coloro che sanno
e taccio per coloro che non sanno…”
non parlo e basta!

… ma sono felice della vostra felicità
Se per felicità si intende “eudaimonia”
…..armonia dei ‘demoni’ che ci hanno sopraffatto
negli ultimi tempi!
Io vi voglio ‘bene’
e voglio il vostro bene!
Anche se sono cosi lontano,
vi sento vicini….
"io sono" Mercuzio (*) … l’angelo custode di Nanos
ed ho preso in prestito

alcune parole e sentimenti di Alda Merini…..
dopo aver provato a ballare con lei.
......

Alda Merini: eternamente vivo TRAILER

Studio Asparagus | Myspace Video


Info fonti: Per gentile concessione questo è il trailer inserito nel libro che uscirà in questi giorni Ed. Mondadori dedicato ad Alda Merini. (*) l’Angelo Mercuzio -al secolo Mauro Orlando
è Presidente Onorario della nostra Comunità RNCD.










lunedì 25 ottobre 2010

L'amore e le stelle....

Mecala stanotte ha volato senza tappeto, con un tuffo nelle stelle, che sembrano sempre le stelle di un cielo incantato d'estate, nei riverberi delle pieghe della pelle, nel sudore che sa di notti tarantate, di suoni di tammorre, di amori condivisi e donati, di lacrime offerte alla fertilità della vita.

Le stelle del calore dei sacchi a pelo, delle strade di montagna, della salsedine, del letto caldo del corpo di un compagno, di colori sul viso, del caos di vicoli che al giorno dopo regalano malinconiche tristezze, nei resti di chiassosi notti tra le note dei violini di un tango, nella rigidità delle maschere, nella spensieratezza di un sorriso donato.

Le stelle stanotte abbracciano con il calore che sa di umano, come di una rete che ti rassicura che in fondo la vita la sa lunga sulla tua esistenza, basta aver fiducia ed affidarsi, tra zavorra e paracadute volare vuol dire affidarsi alle vibrazioni nella fiducia inconsapevole che ogni cosa avrà il suo senso.

E, così anche la tristezza dell'animo sembra ritrasformarsi in energia, pura forma di accoglienza integrale per ogni parte di sè...anch'essa diventa magica, quando spolverata dalle disillusioni regala consapevolezza di amori che sanno di accoglienza e specialità.

L'amore e le stelle non cambiano posizione... perchè non smettono mai di brillare!

Clown Mecala

LABORATORIO CLOWN "Alla Ricerca del Tuo Clown......."

Laboratorio
“ALLA RICERCA DEL TUO CLOWN
…. ma se trovi qualcos’altro va bene lo stesso!”
(39 ore)

A cura del Clown "Dottore" Nanosecondo
Tutor Clown Dottofessa Mecala


(il viaggio è dedicato a umani e disumani da 18 anni in poi)

Le prenotazioni e relative conferme si accettano al massimo entro il 20 ottobre 2010
contattare la tutor: Clown Dottofessa Mecala - Carmela D’Antonio:
+39 339 8240289
+39 346 3934605

(dalle ore 14,00 alle 16.00 e dalle 18..00 alle 20.00)

info@radunonazionaleclowndottori.org
http://www.radunonazionaleclowndottori.org/

Programma del laboratorio:

LUOGO:
1° Appuntamento: Centro Più Bello Insieme - Via Firenze - Benevento
Appuntamento: Sala Convegni MP INFISSI Zona Industriale C.da Ponte – Torrecuso (BN)

GIORNI ED ORARI:
venerdì 29 ott. 2010 dalle ore 17.00 -20.00
sabato 30 ott. 2010 dalle ore 09.00-19.30
domenica 31 ott. 2010 dalle ore 09.00-19.00

ripresa laboratorio:

sabato 6 nov. 2010 dalle ore 09.00-19.30
domenica 7 nov. 2010 dalle ore 09.00-19.00

Cosa portarsi già dal primo giorno:
• portare un quaderno, una penna, per prendere appunti;
• una pallina da tennis o simile
• abiti larghi e comodi, calzettoni per poter lavorare scalzi;
• un materiassimo di quelli da palestra sottili per stendersi o sedersi a terra;
• una coperta;
• nei giorni interi ognuno porta una lasagna, parmigiana, polli arrosto, coniglio, anguria e qualche biccione di vino ecc. (per stare leggeri) da condividere. Noi siamo anche quel che mangiamo.

  • Attenzione :
    E’ NECESSARIO ESSERE PRESENTI A TUTTE LE GIORNATE FIN DALL’INIZIO chi non può si astenga dal partecipare perché il laboratorio è intensivo ed è strutturato da non poter prevedere neppure un’ora di assenza.

MAX 14 PARTECIPANTI (fortemente motivati)

Il Clown è cosciente che per superare tutte le sue paure deve continuare a giocare con i bambini.
• Il Clown sà, che solo nell'inutilità della ripetizione del gioco c'è ancora vita.
• Il Clown, in questo viaggio, a volte perde la strada.
• Il Clown spesso ritorna indietro.
• Il Clown spesso riparte.
• Il Clown commette un sacco di errori.
• Il Clown ha un sacco di dubbi.
• Il Clown si pone un sacco di domande.
• Il Clown ricerca una ragione.
• Il Clown prima o poi la troverà.
• Il Clown con il sorriso cerca di guarire tutti i mali del mondo, a partire dai suoi.
• Il Clown riconosce ed accetta.
• Il Clown è poesia fatta persona.
• Il Clown per questo è: “uomo di medicina”


per INFO e CONFERMA DELLA PRENOTAZIONE
CONTATTARE CLOWN DOTTOFESSA MECALA AI NUMERI SOPRA E SOTTO AVANZATI:
3398240289 - 3463934605 (dalle ore 14/16 e dalle 18/20)

venerdì 22 ottobre 2010

DICHIARIAMO ILLEGALE IL GRIGIO NEGLI OSPEDALI!


Lo sapevano da tempo i nostri antenati, lo hanno scritto molti scienziati, Norman Cousins in “VOGLIA DI GUARIRE” ce l’ha raccontato e si è pure salvato la vita da solo, uscendo dall'ospedale dove era stato ricoverato con una prognosi a tre mesi di vita, e scegliendo di curarsi da solo, (ricordate Heidegger ci parla della "cura autentica" e delle "cura inautentica") "ricoverandosi" in una pensione e sparandosi dosi massicce di vitamina C ed ore di film comici, e adesso ve lo annunciamo anche noio!!!

Ci voleva la prova scientifica e finalmente è arrivata proprio in questi giorni da una ricerca fatta dall’Università di Udine che ha utilizzato anche uno speciale software di una Risonanza Magnetica ad Alta Campo Funzionale che ha registrato come la parte frontale del cervello modifica le proprie reazioni agendo anche sul sistema limbico.
Insomma, l’effetto placebo sia per somministrazione di sostanza farmacologica che non, funziona per d’avvero.

Lo studio dell’Università di Udine è stato realizzato su 31 volontari nei quali il dolore è stato indotto. Nell’esperimento è stato rilevato anche l’effetto così detto “memoria”, nel senso che se c’è stata una precedente esperienza funziona ancora meglio, non deriva da una semplice suggestione psicologica (che il paziente crede di provare meno dolore) ma deriva da una modifica delle reazioni corticali del cervello (parte pre-frontale) sia per effetto farmacologico che non.

Inoltre i risultati di un'altra sperimentazione a doppio cieco svolta dall'Universita di Uppsala (Svezia) hanno mostrato che la risposta al trattamento placebo era associata a una ridotta attività dell'amigdala, regione cruciale per l'elaborazione delle emozioni.
Tuttavia, la ridotta attività dell'amigdala si riscontrava solo in quei pazienti caratterizzati da due copie della variante G del gene TPH2.

In pratica il polimorfismo del gene TPH2 sarebbe un predittore significativo della risposta al placebo e sarebbe associato a miglioramenti significativi dei sintomi ansiogeni.

Per la prima volta si dimostrerebbe quindi il collegamento tra la modulazione serotonergica dell'attività dell'amigdala e i benefici ottenuti con un trattamento placebo.

Ma vediamo ora che significa per noi Clown “Dottori” questo “non”.

Insomma lo abbiamo sostenuto più volte che la mente può influire positivamente sulla nostra salute, ma ora ci sono le “prove scientifiche”.

Qui occorre fare una piccola premessa per spiegare che cos’è l’effetto placebo.

Più dettagliatamente si tratta di sostanze totalmente ininfluenti a livello fisico (in pratica acqua fresca, semmai insaporite con gusti di caramelle o altri sapori del tutto innocui) che vengono utilizzate, all’insaputa dei volontari, durante le sperimentazioni di farmaci o cure naturali.

Tuttavia accade che molto spesso, a livello psicologico, i placebo funzionano proprio come i farmaci dando risposte fisiologiche reali ed inaspettate.

In pratica quest’ultima ricerca dell’Università di Udine ha chiarito - come già accennato in precedenza - il vero volto delle sostanze placebo: tutt’altro che farmaci terapeuticamente inattivi, ma che il cui effetto sarebbe basato "non solo" sulla sola suggestione psicologica del paziente che crede in quella cosa, ma con dati fisiologici concreti.

Proprio per questo alcuni ricercatori hanno iniziato da anni a prestare attenzione alla cosi detta “variante placebo” che, molto spesso, come sostengono anche gli stessi ricercatori, può arrivare a falsificare gli stessi dati di una ricerca.

Nel frattempo un altro gruppo di ricercatori, questa volta dell’Università di San Diego, ha analizzato 167 trial clinici pubblicati su riviste scientifiche prestigiose ed affidabili e visto che in molti casi il placebo usato è a sua volta in grado di sortire qualche effetto fisico sull’organismo, hanno osservato che ciò potrebbe ridurre l’attendibilità delle stesse sperimentazioni cliniche di molti farmaci.

E qui hanno fatto anche qualche esempio: i malati di Aids sono spesso intolleranti al lattosio, quindi usare questo zucchero come placebo per studiare farmaci anti-Aids significa dare un “vantaggio” fittizio ai farmaci, cioè sovrastimarne l’efficacia perché risulterà che i pazienti che hanno assunto placebo lamentano più problemi gastrointestinali, quindi sembra che il farmaco difenda da tali problemi, quando ciò non è vero.

In altre ricerche sui farmaci per il cuore venivano testati contro placebo, in questo caso olio d’oliva o di semi.

Ma adesso si sa che l’olio riduce il colesterolo cattivo e quindi questo trial potrebbe aver portato a una sottostima degli effetti dei farmaci nel proteggere il cuore.

Ma non è tutto, il problema, sottolineano questi ricercatori, è che non ci sono regole, nessuno stabilisce quale placebo bisogna usare e quale no, e per di più in molti casi non è resa nota l’identità del placebo usato.

A questo punto un altro ricercatore dell’Università di Oxford Jeremy Howick sostiene che ”Questo è ovviamente pericoloso per la salute pubblica poiché potrebbe portare all’uso di terapie inefficaci, e impedire invece di riconoscere e portare sul mercato quelle efficaci”.

Anche una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali “The Lancet” ha pubblicato di recente uno studio di un altro ricercatore, Damien Finniss della Sydney Medical School dell'Università di Sydney sull'effetto placebo.

Sono due le osservazioni principali che emergono dal lavoro di Finniss. Anzitutto il placebo è un effetto fisiologico genuino di cui sono almeno in parte note le basi biologiche.

Inoltre, nota il ricercatore australiano, questo fenomeno è comunemente usato dai medici nel trattamento di una vasta gamma di disturbi.

Vista la diffusione della pratica Finniss solleva in questo caso una questione etica: "è giusto mandare a casa un paziente ignaro dopo avergli somministrato poco più che una caramella?"
"L'effetto placebo è un genuino fenomeno psico-biologico attribuibile al contesto terapeutico nel suo complesso", osserva Finniss, e ciò significa che dipende non solo dalla convinzione del paziente riguardo l'efficacia di un trattamento, ma forse soprattutto "dall'ambiente medico" in cui viene somministrato, nel senso che l’ambiente lo stesso ospedale deve realizzare un contesto di fiducia e di speranza (aggiungo gioiosa) di vita.

E qui è la parte del “non solo" (sostanze) a cui facevo riferimento prima, ed è quindi importante alla luce delle osservazioni e ricerche scientifiche qui riportate costruire "ambienti salutari" insommza è importante creare un giusto contesto aggiungo io qui: “colorando la vita”.

Infatti è vero anche che alcuni studi dimostrano che un'iniezione fatta da un medico o da un bravo infermiere è fino al 50 per cento più efficace rispetto a un'iniezione eseguita in maniera automatica e semmai controllata da un computer.

E, proprio questo aspetto della ricerca che ci sostiene nell'affermare la validità della relazione empatica che il clown dottore crea nel suo giro viosite con la persona adulto o bambino che sia ricoverato in una corsia di ospedale.

Se ulteriori studi confermeranno l'effetto modulatorio dell'ambiente, (è l'ambiente stupido sostiene Lipton - ricercatore e biologo americano . nel campo dell'epigenetica, in futuro sarà forse possibile somministrare una cura basata sul placebo a un paziente informato, a patto anche di creare un ambiente molto "convincente e piacevole" come se lo creo Norman Cousins.

Ecco perché ...

“DICHIARIAMO ILLEGALE IL GRIGIO NEGLI OSPEDALI

Qui la trasmissione di LEONARDO rai tv del 21 ottobre 2010 che annuncia il risultato della ricerca dell’Università di Udine:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f2374d45-f2ec-4ffb-bae9-18c060def361.html?56258890

venerdì 1 ottobre 2010

I COLORI DEL CINEMA 15 OTTOBRE 2010 A BENEVENTO

15 ottobre 2010
ore 20.15
Libreria Masone - Benevento

La nostra Comunità RNCD nel contesto della
Rassegna I Colori del Cinema
http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/2010/04/rassegna-eco-solidale-abenevento-i.html

si presenterà attraverso la proposta del film


"CLOWN in'KABUL"
Regia di

Stefano Moser & Enzo Balestrieri

OSPITI della SERATA:
Stefano Moser
&
Serena Roveta
(una delle Clown che ha partecipato alla missione)

TEMA DELLA SERATA:

“IL CLOWN: UN VIRUS "POLITICO"?”

Alcuni spunti di riflessione sul tema:
http://www.girodivite.it/Il-Clown-Shady-va-a-fare-la-pace.html

Genere Documentario:
anno 2002
Missione di un gruppo di medici e clown a Kabul nel 2002.
La visione del film è consigliata ad un PUBBLICO ADULTO

un'Anteprima del film:


LA STAMPA SI RASSEGNA:

http://www.sanniopress.it/?p=8571


http://www.ntr24.tv/it/video/2802

PER UN'ECOLOGIA DELLE RELAZIONI

L’ecologia profonda, quella di cui erano capaci gli indiani d’America, considera la Terra sacra, secondo un’unità che racchiude armonicamente le creature terrestri, il cielo, l’uomo e la donna.

Non una massa statica, ma tutta materia pulsante, battito eterno da cui proveniamo e a cui ritorneremo, energia vitale che si declina tra nascite e morti.

Credere nella validità di questo approccio significa anche impegnarsi per un’ecologia delle relazioni: non dobbiamo usare metodi invasivi e violenti nei confronti della terra e delle creature terrestri, e allo stesso modo non dobbiamo usare parole o gesti violenti nei confronti degli altri esseri umani. E’ intuitivo ma non è di facile attuazione.

La Terra non dà motivo di odio o risentimento, forse neanche quando con un terremoto distrugge tutto. Gli esseri umani ci danno motivi di rabbia, rancore, dolore, delusione pressoché continui, talvolta proprio le persone che più ci stanno a cuore, con cui magari condividiamo un impegno grande, un ideale, un percorso comune. Nei primi tempi di una relazione significativa (quale può essere anche quella all’interno di un’associazione) in genere si cerca di dare maggior peso a tutto ciò che unisce: divergenze, opposizioni e contrasti vengono lasciati sullo sfondo, anche temuti perché possono incubare discussioni e lacerazioni.

Ma questa è una situazione innaturale, non affine con la vita: nelle relazioni che funzionano, i conflitti arrivano sempre, e non si ha paura di affrontarli: “Il conflitto appartiene all’area della competenza relazionale, mentre la violenza appartiene all’area della distruzione, cioè dell’eliminazione relazionale. E’ pertanto la relazione e non la bontà –come nel senso comune si è spesso portati a credere- la misura discriminante fra conflitto e violenza” (Daniele Novara, Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti).

Una relazione è buona se consente l’emergere del conflitto, mentre è cattiva se impedisce questo processo, imponendo una “pace” solo virtuale, pietra tombale per la relazione. Riconoscendo la divergenza, anche forte, con l’altro, e identificandola, nominandola all’altro e a me, io riconosco la relazione e riconosco l’altro come persona. Al contrario, “la violenza appare un’azione, più o meno premeditata, volta a sospendere la relazione” (D.N., cit.).

Talvolta, infatti, non sono i gesti compiuti o le parole dette ad esacerbare gli animi, ma il non detto, il taciuto, l’omesso. C’è una violenza dei comportamenti gentili quando questi non sono genuini e autentici ma servono a dissimulare i propri vissuti e a squalificare la relazione. C’è una violenza di chi lascia che si espongano gli altri per riservarsi la possibilità di allearsi con il vincente. E’ vitale, dunque, accettare la presenza del conflitto, e gestirlo in maniera costruttiva, non evacuativa, impulsiva o, appunto, dichiaratamente violenta.
Le parole e i gesti, espressi oppure omessi, hanno peso e forza, possono inquinare o pulire, offendere o capire, distruggere o costruire ponti.

E il dissenso? La critica, anche forte, il conflitto sulle posizioni?
1. Il dissenso va riconosciuto. Devo sentire l’emozione che mi abita, in quel preciso momento, o cosa mi abitava prima: avevo già motivi di dispiacere, di attenzione rancorosa? Come mi sento quando l’altro dice/non dice questo o quello? Le risposte mi aiutano a capire in parte se e perché reagirò in una data maniera. A volte non tolleriamo aspetti di una relazione, perché questa, tacitamente, ci ricorda altri momenti, situazioni analoghe, paure sedimentate a cui non avevamo saputo (potuto) far fronte: il rifiuto, il non amore, il non sentirsi ”parte di”. Vissuti squisitamente umani, che veicolano spesso una memoria arcaica delle relazioni impresse nel nostro corpo, caleidoscopio vibrante, fin dai primi mesi di vita. Ognuno di noi ha questo nucleo antico, come il tronco dell’albero ha il primo cerchio all’interno. E’ importante averne consapevolezza. Può risultare difficile identificare il proprio dissenso quando abbiamo imparato a sopprimere le nostre reazioni, ad accordarvi poca o nessuna fiducia, abdicando in favore di qualcuno sentito come più capace, cedendo il timone e a volte, purtroppo, le vele. Può succedere anche che non riusciamo a vivere senza guerreggiare, perché solo nel perenne scontro con gli altri e nella lotta non sentiamo impotenza e fragilità.


2. Il dissenso va espresso. Non esprimere il dissenso può celare la paura di essere emarginati, etichettati, o assimilati a questo o a quello. E’ apparentemente comodo, non suscita divergenze nell’immediato, ma è ben più insidioso: tra le altre cose, vi è un attacco al proprio sé. Ogni qual volta rinunciamo a dire esattamente la nostra opinione e il nostro vissuto, dissimulandolo intenzionalmente per paura che emerga, un po’ della nostra autostima e il senso del nostro valore si opacizza. E’ come dirsi: non meriterei l’amore e la benevola considerazione se dicessi apertamente quello che sento. Il risultato, tragico se adottato come modus vivendi, è che la persona perde energia e perde contatto con il suo centro, sentito da se stessa come mancante di valore.

3. Il dissenso va detto in maniera ecologica: può essere utile allenarsi su questi passaggi:

• Cosa vedo dell’altro? (COMPORTAMENTI VISIBILI, ad es.: l’altro mi guarda negli occhi, siede di fianco a me, parla guardando altrove…)
• Cosa sento prima, durante e dopo questo scambio comunicativo e relazionale, qui ed ora? (SENSAZIONI del mio corpo)
• Cosa provo? (EMOZIONI)
• Cosa penso, ricordo, immagino (lì ed allora).

Nella discussione, il feedback che darò all’altro sarà, ad es.: “Mentre tu mi parli, guardando altrove, io mi sento avvampare e provo rabbia” (dentro di me, inoltre, penso a quella volta in cui credevo che mio padre non mi ascoltasse veramente).

Oppure: “Mentre tu mi parli, guardando altrove, io sento che mi si stringe lo stomaco e provo rammarico” (dentro di me focalizzo che ero dispiaciuto ritenendo mio padre incapace di mantenere un contatto oculare con me).

Se la persona dà un feedback del genere all’altro, si assume la piena responsabilità dei propri vissuti: “Sento che io” e non “Sento che tu”; inoltre, dicendo, a se stesso e/o all’altro “credo, ritengo, penso, immagino”, relativizzo la percezione che ho dell’altro, anziché dirmi “sicuro”, in maniera assolutizzante, dello stato dell’altro.

Costruire relazioni ecologiche significa familiarizzare con tutte le emozioni, accoglierle e dar loro diritto di asilo. E poi recuperare la tenerezza per sé (imparando a perdonarci), per gli altri (accettando il conflitto e il limite), per la Terra (ascoltando quello che sempre ci dice).

di Carmela Longo
Città di Eufemia, Nodo di economia solidale