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domenica 17 luglio 2011

IL VIAGGIO: IO ERO, IO SONO LA MIA STORIA DI CLOWN

Prefazione al libro di vissuti dei clown "dottori" della Associazione non profit "RNCD - Comunità Libertaria di Clown & Sognatori Pratici".

"Il Clown e il Filosofo" di Mauro Orlando(*)

Il clown è stato variamente descritto e definito. Il filosofo viceversa, non come semplice espositore di filosofie eterogenee, è un argomento sempre vergine e pieno di incognite e di pericoli di potenzialità esitenziali.

Il clown più che un linguaggio e una comunicazione è una esperienza trasformativa e pretende con la leggerezza del sorriso trasformare ogni attività ed inattività al di là delle parole, degli atti e delle performance che mette in opera.

Vuole cambiare prima di tutto la sua vita interiore e una volta scoperto questa aria rarefatta di leggerezza come nel respiro d’alta montagna e nella profondità della vista di un “museo dell’aria” respirare a pieni polmoni tra le pieghe e le crepe del proprio animo per infondere questo respiro di vita nella mente e nel cuore degli altri diversamente sofferenti.

E, in questa profonda metamorfosi intima e totale egli pretende di alienare e di estirpare ogni identificazione con la sua persona familiare, professionale, sociale e storica arrivando a non riconoscersi nell’individuo che sembra essere (maschera)- nato da certe genitori in certa data, con suo carico di conoscenze,esperienze e ricordi,senza paura di schizofrenie e paranoie ma con la gioia di identificarsi con l’essere in quanto tale “ il clown nascosto” tra le pieghe e le crepe del nostro animo scisso e conflittuale.

Potrebbe paradossalmente e a buon ragione gridare a tutti con un sorriso a 120 gradi “sono figlio del cielo e della terra …. sono figlio del sole e della luna”. ....“sono della stessa sostanza dei sogni”.

L’uomo normale può anche essere “uno, nessuno, centomila” a sua insaputa sul palcoscenico del suo mondo reale, il clown aspira allo zero assoluto della leggerezza come via di perfezionamento sempre più alto ed eccelso senza la pretesa e l’obiettivo di insegnare o raggiungere nessuna dottrina e sapere.”

E’ un sognatore pratico non solo per il gusto di metafora o amore del paradosso. Sente profondamente perché sa il vero sapere è la democrazia buona ,bella e ordinata della sua anima. Il clown non è mai un individuo isolato che ama la solitudine triste di Pierrot.

E’ nella sua solitudine fatta di silenzi e bellezza che convive con il suo “io” più bello ed autentico e in questo silenzio solitario scopre la sua vocazione e bisogno degli altri e aspira ad essere amato ed accettato dalle comunità civili e politiche senza la pretesa di indicare modelli ma con la libertà di non esserne ingabbiato,condizionato … obbligato.

Il suo è un particolare modo di fare esercizi di esodo e di esperienza non solo degli altri ma con gli altri, malati bisognosi di cure mediche, cittadini di cure politiche, persone di cure d’amore … con una medicina naturale ed ovvia: un modo diverso e nuovo di guardare,pensare e vivere il mondo,gli uomini e le cose.

E’ un modo di “entrare nei panni degli altri” con stupore ,disponibilità e meraviglia, incanto sia si tratta degli indiani d’America ,di naviganti profughi, di un bambino triste , di un sindaco distratto , di un assessore disponibile o di una mosca che si posa silenziosa e fastidiosa sulla nostra mano o di una rosa che ci riinnammora della vita per il suo profumo o bellezza.

Cercando solo di pensare, vivere per approssimare ogni uomo all’altro uomo e a tutti gli esseri viventi in un organismo unico e infinito che è l’universo naturale .In questo gioco di specchi il clown e il filosofo amano confrontarsi e confondersi agli occhi degli altri in un gioco intrigante, gioioso, leggero e profondo assieme per fecondare idee di luce e sogno e per incontrare e stimolare belle facce sorridenti ,arrese e aperte di bambini e adulti-bambini aperti al gioco, alla bellezza e alla leggerezza del vivere nello spirito del “clown” che ognuno aveva conservato dentro di sé con riserbo e generosità e anche con un certo timore, riverenza e diffidenza.

Anche il nostro "clown" …scoperto ’in interiore homini’ una volta individuato la sua autentica identità sarà come all’inizio del pensiero filosofico costretto a porsi le domande classiche della filosofia: chi sono (?), dove sono (?) e chi sono gli altri (?), “a che tante facelle”? e che senso voglio dare alla mia vita presente e futura. Le risposte non saranno facili e mai definitive.

‘Rinascere’ e rinnovarsi dopo le peregrinazioni o le migrazioni letterarie o esistenziali nelle corti e nei teatri di tutto il mondo non è scontato e il "ritorno" nei "piccoli paesi" degli appennini del mondo in cerca “della grande vita” o riorientarsi nel caos rumoroso dei grandi centri urbanizzati della socializzazione o dei “non-luoghi” dello scambio solo commerciale, può alleviare o rimediare alla nostalgia e al ricordo affettivo e riproporre lo stesso affascinante viaggio che la "paesologia" letteraria e poetica cerca di delineare e definire. “Il clown è poesia fatta persona e vita quotidiana ”.

Si, certo! Egli sa dopo tutto che il percorso del pensiero non solo filosofico e letterario del nostro occidente resta imprigionato come nei “prigioni “ di Michelangelo o nella incompletezza del Mosè e che l’identità autentica scaturisce dalla domanda primaria del "conosci te stesso" e “racconta il tuo io” e non solo del moderno “io sono perché penso ”! In questo egli ritrova la poesia che sa farsi “pensiero poetante” dei sogni della vita e della vita come sogno..

Questa è una premessa gratificante e indispensabile ma non definitiva e bastevole. Si sa anche che la conoscenza sociologica, antropologica e culturale del territorio su cui si intende restare, ritornare , operare e vivere (civiltà contadina o urbana) si alimentano delle stesse origini umili ma intransigenti del clown: colonus, lo zotico , l’inurbano, e che il suo sapere accumulato antropologicamente, letterariamente e storicamente, possono essere utili per liberarlo dalla stessa schiavitù del non gioco senza spingerlo nei vecchi e chiusi labirinti del sapere.

Sa anche che la “liberazione sociale e individuale ”può diventare incentivo al potere personale anche nella “microfisica del potere” della quotidianità passiva o attiva. Si può anche finire a ricoprire in patria e nel mondo ruoli e “clichè” professionali anche con compiti di protagonismo culturale e riscatto sociale.

Il vero problema in ultima analisi resta il senso che si vuol dare a questo “ritorno identitario” e clownesco nella realtà dei "piccoli paesi" dell’abbandono (economico, sociale e psicologico), dei “terremoti” interiori con ferite e crepe profonde, e mai rimarginate, delle solitudini doloranti e silenziosi delle emarginazioni storico-politiche, delle quotidianità ipocondriache, ciniche o rancorose e quant’altro che Franco Arminio poeta errante della provvisorietà nell’abbandono dell’Irpinia d’Oriente ci racconta meravigliosamente.

E, già ora prima di una “squola” bisognerebbe fare una opera di “descolarizzazione” di tutti i clichè, grammatiche e sintassi e le ‘maschere’ che la storia ha accumulato e imposto, con croste ossificate e grumi gelatinosi, allo spirito leggero, ridente e danzante che Nietzsche aveva individuato nella categoria del “dionisiaco” non come stato mentale e conoscitivo ma come stato emozionale e sapienziale come “stelle danzanti”.

E così cominciare a ragionare del come questo “clown”: contadino, zotico, inurbano, rinato si possa ripresentare nei bar, nella case contadine, nelle piazze, nella varie ‘chiese’, musei dell’aria, negli ospedali ed in tutti i luoghi del disagio sociale, ecc. e al di là delle paure, dei timori, della riservatezza come esporsi.

Come saggiamente dicevano i nostri pratici antenati latini “rem tene, verba sequentur” ….insomma, quando “conosci il senso del proprio essere e delle cose da fare” …. gli argomenti,le parole e i comportamenti conseguenti verranno, perché usate per “prendersi cura” di tutti i mali, i disordini, i dolori e le sofferenze nostre e dei nostri simili.

(*) Mauro Orlando è nato a Grottaminarda (AV) e vive a Desenzano sul Garda - Professore di Filosofia - è Presidente Onorario della "Comunità Libertaria di Clown & Sognatori Pratici".

www.radunonazionaleclowndottori.org

"IL VIAGGIO: IO ERO, IO SONO LA MIA STORIA DI CLOWN"

è un libro autoprodotto con il contributo della Fondazione Cotroneo di Benevento. Il ricavato delle sottoscrizioni serve a sostenere l’attività di promozione sociale dell’associazione Comunità RNCD.

info@radunonazionaleclowndottori.org


venerdì 5 novembre 2010

Viaggio con mio padre....

Viaggio con mio padre tra le stelle,
a bordo di un camion pieno di scatole,
che sballottano da un lato all'altro,
per le buche nella strada.
E, così mi sono accorto,

che ho un corpo
pieno di dolori e di speranze.
E’ un magazzino pieno di scatole.
Devo fare un inventario e sistemarlo.



E, anche se sono stanco del lavoro che faccio,
continuo a viaggiare con la testa tra le stelle,
per fortuna che c'è sempre una musica che mi accompagna.
E, così mio padre che faceva l'autista di camion mi disse:

"Invia un desiderio su una stella
Fai il lavoro e andrai lontano
Invia un desiderio su una stella
Fai una mappa e non ci sei
Invia una speranza su un onda...."
(Brano tratto da: Sia Fruler - Lullaby)

‎Ai bordi della strada c'era tanta neve.

E, così provammo insieme a volarci sopra...



lunedì 5 luglio 2010

IL VIAGGIATORE RITORNA SUBITO...

"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.
E, anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.


Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia ...della spiaggia e ha detto: "Non c’è altro da vedere", sapeva che non era vero.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

Bisogna ricominciare il viaggio, Sempre.

Il viaggiatore ritorna subito."


(Di José Saramago)

E, così che io ... mi sono (ri)visto Gabbiano, a casa seduto su uno scoglio..in mezzo al mare.

Clown "Dottore" Nanosecondo

mercoledì 29 luglio 2009

IL VIAGGIO POETICO DI UN ATOMO DI CARBONIO

Il carbonio è il mattone fondamentale della vita, e qui di seguito si descrive una parte del suo viaggio senza fine, adattata da una racconto di Primo Levi “La storia di un atomo di carbonio” (dal libro “Il sistema periodico”).

Se hai mai pensato che tu esista disconnesso dal Pianeta, questo racconto dovrebbe riportarti ad una visione più reale, poiché il tuo corpo contiene circa 700,000,000,000,000,000,000,000,000 atomi di carbonio che rappresentano il 10% del tuo peso, ognuno dei quali ha già danzato innumerevoli volte non diverse da quella che stai per leggere...

“il nostro atomo di carbonio ha atteso per centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi di ossigeno ed uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea non troppo lontano dalla superficie terrestre. Ad un certo punto il colpo di un piccone lo scopre e lo spedisce al suo destino verso la fornace per la calce, portandolo nel mondo delle cose che cambiano. Viene bruciato ed ancora aggrappato ai suoi compagni di viaggio, gli atomi di ossigeno, viene emesso dalla ciminiera e prende la via dell'aria. La sua esistenza, una volta immobile, ora è divenuta tumultuosa. Viene catturato dal vento, portato giù verso la terra e poi innalzato dieci chilometri in alto.

Respirato da un falco e disceso nei suoi ripidi polmoni, non è stato assorbito nel suo ricco sangue ricco ed è stato espulso. Si è sciolto per tre volte nell'acqua del mare, una nell'acqua della cascata di un torrente e di nuovo espulso. Ha viaggiato sospinto dal vento per otto anni: ora in alto, ora in basso, sul mare e tra le nuvole, sulle foreste, i deserti, le distese senza limite dei ghiacci; poi una volta catturato, ha dato inizio alla sua avventura nel mondo organico. L'atomo del quale stiamo parlando è stato portato dal vento lungo un filare di viti. Ha avuto il fortunato destino di sfiorare una foglia, di penetrare al suo interno e di essere qui fissato da un raggio di sole.

Ora il nostro atomo è parte di una molecola di glucosio. Viaggia dalla foglia al ramo e da qui scende verso i grappoli quasi maturi. Ciò che accade in seguito è la scienza degli enologi. E' il destino del vino di esser bevuto e chi lo beve conserva la molecola nel fegato per una settimana, ben nascosta e tranquilla, come riserva di energia per una fatica improvvisa; una fatica che viene affrontata la domenica successiva, per inseguire un cavallo in fuga. L'atomo viene preso dal flusso sanguigno dritto verso una minuscola fibra muscolare della coscia... e più tardi, come anidride carbonica, viene espirato di nuovo nell'aria.

Una volta ancora il vento, che questa volta soffia lontano, si spinge oltre gli Appennini, l'Adriatico, la Grecia, l'Egeo, Cipro, fin sino in Libano. E la danza si rinnova. L'atomo ora penetra e rimane intrappolato all'interno di un venerabile tronco di cedro, uno degli ultimi. Potrebbe rimanervi per cinque secoli, ma permettetici di immaginare che vent'anni dopo un tarlo lo abbia mangiato. Il tarlo ha poi generato una larva che in primavera si è trasformato in una farfalla che si asciuga ora sotto il sole, confusa ed abbagliata dallo splendore del giorno. Il nostro atomo è in uno delle migliaia di occhi dell'insetto che quando morirà, cadrà a terra, sotterrato nel sottobosco. Qui sono all'opera gli omnipresenti, instancabili ed invisibili microrganismi dell'humus. La farfalla viene lentamente decomposta e l'atomo ancora una volta prende il volo.

Torna all'aria... ed ecco si ferma sulla superficie dell'oceano per poi affondare lentamente. Un coccolitoforo che si trova a passare di lì se ne appropria per costruire il suo guscio di carbonato di calcio incredibilmente delicato. Ben presto anche esso muore e scivola sul fondo dell'oceano, dove si unisce ai milioni di miliardi dei suoi simili ognuno con i propri atomi di carbonio.

Nel corso delle ere geologiche, il movimento tettonico delle zolle porta questo sedimento, trasformatosi in roccia calcarea, alla superficie terrestre, esponendo questo atomo alla complessa danza della vita”
Ora guardati la mano, una cicatrice od un'unghia. Considerala non tanto come una mano, ma come il luogo ove si son fermati per un pò innumerevoli atomi di carbonio. Un luogo ove stanno avendo una tregua assai breve prima di continuare in quell'immenso viaggio che comprende le profondità dell'oceano, i cieli più alti, i dinosauri prima di te e le forme di vita che non abbiamo mai immaginato che verranno dopo di noi.

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