venerdì 2 ottobre 2009

Il Gabbiano Jonathan Livingston


"Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza, ci accorgeremo d'essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!" (dal racconto di Richard Bach).

Ho riportato nel post precedente un "dialogo immaginifico con il mio angelo Mercurzio" pubblicato anche su ...


...resoconto di un sogno che ho fatto un pò di giorni fà.



Mentre lo scrivevo mi è venuto in mente il romanzo che ho letto molti anni fa nel 1974/75: "IL GABBIANO JONATHAN LIVINSTON" di Richard Rach (1973).

All'epoca facevo il militare nel Carcere Militare di Gaeta. Ogni sera andavo a prendere con l'ambulanza, non ve l'ho mai detto ma sono stato anch'io autista come mio padre, un ragazzo mio coetaneo, obiettore di coscienza, che aveva tentato il suicidio.

Coprai quel libro suggeritomi da un mio amico commilitone Bertocchi. E, così ogni sera prima di andare a letto leggendo quel libro immaginavo un gabbiano che li prendesse a volo radente e facesse evadere tutti gli obiettori di coscienza.

All’epoca, questo romanzo (favola) di Richard Rach fu un bet sellers ed insegnò anche a me ad immaginare la libertà. Il volo che era stato sempre nei miei sogni, prese coscienza del suo significato vero, e la mia vita si trasformò già una volta allora. Anche un'altro libro segnò quell'epoca per me è fu Il buon soldato Sc'vèik di Jeroslav Haseck 1912 (ma di questo vi parlerò un'altra volta) perchè credo che questo personaggio sia stato un vero e proprio Clown.


“Un gabbiano…è un’infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non è che un grumo di pensiero.”

Jonathan non è un gabbiano come gli altri: lui vuole sapere, vuole conoscere. Non si accontenta di procurarsi un pezzo di pane come hanno fatto tutti prima di lui. Questo atteggiamento comporta la disapprovazione dei suoi genitori; non ha amici, patisce la fame. Si adegua per un certo periodo agli imperativi di suo padre e cede alle lacrime della madre, ma continua ad allenarsi da solo e di nascosto per imparare a volare libero. Cade e si ferisce molte volte, ma non demorde. Arriva a desiderare la morte, ma la fame di conoscenza lo sostiene. E’ disposto a tutto per saziare questa fame anche, appunto, a rinunciare alla propria vita. Quando riesce ad ottenere i primi risultati si convince che gli altri lo seguiranno e vorranno al pari di lui, imparare a volare liberi. Ma si sbaglia: gli altri non capiscono e lo espellono dal consorzio dei suoi simili condannandolo alla solitudine.

……E si fece avanti….

“II gabbiano Jonathan Livingston” l' Anziano proclamò “viene messo alla gogna e svergognato al cospetto di tutti i simili!”

Fu come se l'avessero colpito con una randellata. I ginocchi gli si sciolsero, le penne gli si fecero flosce, le orecchie ronzavano. Messo alla gogna? lui? Ma no, impossibile! E la grande Impresa? le Nuove Prospettive? Non hanno capito niente! C'è un errore! si sbagliano di grosso!

“…per la sua temeraria e irresponsabile condotta” intonava la voce solenne “per esser egli venuto meno alla tradizionale dignità della grande Famiglia dei Gabbiani ...”

Questo significava ch'egli sarebbe stato espulso dal consorzio dei suoi simili, esiliato, condannato a una vita solitaria laggiù, sulle Scogliere Remote.

« ...affinchè mediti e impari che l'incosciente temerarietà non può dare alcun frutto. Tutto ci è ignoto, e tutto della vita è imperscrutabile, tranne che siamo al mondo per mangiare, e campare il più a lungo possibile”

Nessun gabbiano, mai, si leva a protestare contro le delibere del Consiglio, ma la voce di Jonathan si levò. « Incoscienza? Condotta irresponsabile? “Fratelli miei!” gridò. « Ma chi ha più coscienza d'un gabbiano che cerca di dare un significato, uno scopo più alto all'esistenza? Per mill'anni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e una sardella, ma ora abbiamo una ragione, una vera ragione di vita. ..imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi solo il tempo di spiegarvi quello che oggi ho scoperto. ...”

Ma lo Stormo pareva di sasso, tant'era impassibile.

« Non abbiamo più nulla in comune, noi e te.” intonarono in coro i gabbiani, e, con fare solenne, sordi alle sue proteste, gli voltarono tutti la schiena.

E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre.

Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.

Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose. Imparò che, venendo giù in picchiata a tutta birra, puoi infilarti sott'acqua e acchiappare pesci più prelibati, quelli che nuotano in branchi tre metri sotto la superficie: non aveva più bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per sopravvivere. Imparò a dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuori costa, e coprire così un centinaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava. ..mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stanno appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia. Imparò a sfruttare i venti d'alta quota, e portarsi nell'entroterra, per un bel tratto, e far pranzo con insetti saporiti.

Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da se solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui, per lui, visse contento, e visse molto a lungo.


"Non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero"(parole di Richard Bach).


…..Molto bene, » disse poi. e voi chi siete? »….

“Veniamo dal tuo Stormo, Jonathan. Siamo fratelli tuoi.”. Quelle parole furono pronunciate con calma e fermezza. “Siano venuti per condurti più in alto. Per condurti a casa”

“Io casa non ne ho. Nè ho una patria, nè uno stormo. Sono un Reietto. E più in alto di così, ve l'assicuro – stiamo volando alla sommità del Vento che nasce dalla Grande Montagna - più in alto di così, tranne magari un par di cento metri, non riuscirei a sollevare questo mio vecchio corpo. »

" Sì che invece puoi riuscirci, vecchio Jonathan. Perché tu hai imparato tutto. Hai terminato un corso d'istruzione, e ne incomincia un altro, per te. Adesso.”

Come aveva illuminato tutta quanta la sua vita, il lume dell'intelletto lo soccorse in quel momento, e lui capì. Avevano ragione, quegli uccelli. Lui poteva volare, sì, più in alto. Ed era l'ora, sì, di andare a casa. Abbracciò con un ultimo sguardo il suo cielo, i magnifici campi del cielo, dove aveva imparato tante cose.

" Sono pronto.” disse alfine.

E il gabbiano Jonathan Livingston fece prua verso l'alto, scortato da quei due splendidi uccelli, e scomparvero insieme nella notte.

Brani tratti:
Da “Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach - Ed. BUR Milano 1991

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