domenica 18 ottobre 2009

La Strada

Ho percorso molte strade e sono tornato da poco da un altro viaggio alla ricerca... di clown.

Percorro da molto tempo le strade della gioia e del sorriso, lastricate spesso di pianti e sofferenze, eppure ancora oggi ho visto negli occhi di molti... ragazzi e ragazze il cuore di un clown.

Questa è la mia gioia infinita...........stanno nascendo altri clown.



http://www.youtube.com/watch?v=9TW_2mTksEs&feature=player_embedded#

sabato 17 ottobre 2009

Il Viaggio..alla scoperta del mio clown!!!

Il viaggio alla scoperta del mio clown è stata un’esperienza unica che mi ha arricchito. Condividere certi momenti con persone straordinarie rende unico ogni momento e lo consegna per sempre alla tua vita. Le mie aspettative non sono state deluse e vivere una settimana con delle persone che non conoscevo mi entusiasmava moltissimo. Loro erano già dei clown con il proprio nome, io ero l’apprendista ed ero davvero emozionato ogni volta che aprivano bocca.

L’ospitalità di Chanda nella sua taverna è stata fantastica, ma sicuramente senza la compagnia di Favola (Paola) Stellina (Cristiana) e Birimbau (Angelo) la casa mi sarebbe sembrata più vuota. In una sola settimana ho conosciuto tante persone, tutte con la stessa voglia di gioire alla vita, ridendosi un po’ addosso, da ognuna di loro ho imparato qualcosa: da Scarabocchio (Claudia) a miscelare la dolcezza con la responsabilità, da Sonnellino (Giulia) a dire molto di più con gli occhi che con la bocca, da Grizabella (Anna) ad amare le prime ore del mattino come un dono straordinario, da Caramella (Carmela) come in ogni semplice gesto ci sia qualcosa di meraviglioso. Tricky (Tiziano) che è stato il mio cocchiere in giro sulle scale questi giorni mi ha insegnato come miscelare un buon sorriso ed una battuta fantastica. Ho avuto poco tempo per conoscere meglio anche Scimmietta (Simone) e Mecala (Carmela) anche se sono apparse immediatamente come due splendide persone. Che dire di Lampione (Sidney) (VADE RETRO SIDNEY!!!!) ha dato quel tocco di classe allo stage ed è stato fantastico nella conduzione del council, esperienza che non scorderò mai più per le emozioni che ha vissuto il mio cuore.

Non potrò mai dimenticare il sorriso di Molletta (Blandiana) e la risata fragorosa di Delfino (Andrea) che uniti alla dolcezza di Muffin (Anna) facevano placare qualsiasi sentimento d ansia o tensione. Nanosecondo (Enzo) è stata una guida per me, sempre presente e sempre discreto, pronto ad un abbraccio quando ero stanco. Jean, il nostro conduttore attraverso il nostro universo interno è stato STRAORDINARIO a farmi riscoprire la potenza del respiro ed aumentare cosi le mie potenzialità.

Vi ringrazio con questo video dove ho cercato di sintetizzare le emozioni che mi avete trasmesso, vostro Clown Goccia (Costantino)



http://cittadiariano.it/blog/kosta/2009/10/17/una-settimana-di-risate-e-riflessioni/


http://www.iohounsogno.it/

martedì 6 ottobre 2009

SCUOLA TRIENNALE di MUSICOTERAPIA


“Carlo Gesualdo” Gesualdo (Av)

è lieta di comunicare l’apertura delle selezioni per l’ammissione al corso per l’anno accademico 2009/2010.

Requisiti di accesso: Diploma di scuola media superiore, Diploma di Conservatorio o Compimento medio di uno strumento musicale, Laurea in discipline medico/psicologiche o sociologiche.

Inoltre costituisce requisito di accesso l’operare già in strutture tecnico/riabilitative e socio-sanitarie nonché in contesti di relazione d’aiuto (medici, psicologi, insegnanti, educatori, ecc ). Per concorrere è necessario inviare una breve domanda di ammissione con i propri dati anagrafici ed allegare un curriculum vitae.

Info :
Comune di Gesualdo
o chiamare il 347.7419809
oppure scrivere al seguente indirizzo mail:
sabatino.miranda@libero.it
qui il bando e dove potete scaricare i moduli di iscrizione:
http://istitutogesualdiano.it/public/?p=3,8&ii=10

DIETRO la TENDOPOLI mostra fotografica

Maggio 2009 Abruzzo

Questo reportage si propone di documentare cosa accade nelle tendopoli al riparo dagli occhi delle telecamere; le esperienze delle persone che ogni giorno lavorano per garantire servizi ed una vita dignitosa a chi è costretto nelle tende, esposto al freddo notturno ed al soffocante caldo diurno.

Dalle oltre mille persone di Piazza d'Armi alle piccole realtà dei paesini circostanti come quella di Filetto; uno sguardo sul desiderio di ripartire della cittadinanza.


Le mense, affollate da Alpini, cuochi e volontari che si occupano dei tre pasti giornalieri; le chiese da campo, il veterinario, l'ufficio postale ma soprattutto attraverso le innumerevoli tracce lasciate dai bambini; le più grandi vittime di questa tragedia. Attraverso i loro disegni comprendiamo meglio l'orrore dell'esperienza passata, gli amici persi... ma anche la speranza che spesso può essere semplicemente il desiderio di tornare a giocare, nelle ludoteche, in strada o con il supporto dei molti clown ”dottori” veri e propri maestri nel curare l'anima dei più piccoli.

Fotografie di:
Valerio Ancona – Cecilia Guzzo – Andrea Paolini

MOSTRA
FOTOGRAFICA
dal prossimo
18 Ottobre
fino al
7 Novembre 2009
"Museo Archeologico di Lavinium"
a Pomezia (Roma)
sito istituzionale del museo:
Il 3 Novembre c.a. alle ore 10,00 alcuni Clown "Dottori", che hanno partecipato alla missione in Abruzzo, incontreranno gli studenti delle scuole di Pomezia nella Sala del Museo dove è allestita la mostra fotografica, per parlare dell'esperienza vissuta e dell'attività di volontariato che svolgono come clown.

sabato 3 ottobre 2009

Il gabbiano le Sirene, tra silenzio e canto e specchi magici


Nei giorni scorsi mi sono chiesto se le Sirene sono pesci o uccelli e se per caso il Gabbiano non sia l’uccello che meglio possa comprendere le Sirene.

Il Gabbiano è abituato a volare tra cielo e mare anche lui. E’ acquatico e sa volare in alto come le stesse Sirene con il loro canto.

Il Gabbiano poi è consacrato a Teti - figlia di Urano e di Gea - e considerato un collegamento tra cielo e mare, dell'acqua dispensatrice di rigoglio e di fecondità. Il Gabbiano è anche il simbolo di una rapida pace e tranquillità tra gli elementi e forse è l'unico essere che può aiutare le Sirene a superare la loro infelicità.

E, già! Forse pochi lo sanno, ma le Sirene sono esseri infelici!


Le Sirene sono esseri infelici per la loro natura biforme: “gli artigli fanno pensare che si tratti di donne-uccello, secondo la tradizione più antica (certo condivisa da Omero, che peraltro non le descrive), e non di donne-pesce. Il fatto che i loro lamenti risuonino come un canto non ne allevia il dolore, e nel contempo le rende un pericolo per chi ascolta.”

Che quello delle sirene non sia un canto felice è anche l’opinione di Maurice Blanchot:
«Pare che cantassero, ma in un modo che non soddisfaceva, che lasciava appena intendere in quale direzione si aprissero le vere sorgenti e la vera felicità del canto. Tuttavia, coi loro canti imperfetti che erano un canto ancora a venire, guidavano il navigante verso quello spazio dove il canto potrebbe cominciare veramente. Non promette all’eroe nient’altro se non la copia di quel che ha già vissuto, conosciuto, sofferto, nient’altro se non lui stesso»

Ciò che le sirene promettono è falso, perché chi si lasciasse sedurre dalla loro voce incontrerebbe la morte, ma nel contempo è vero, «poiché è attraverso la morte che il canto potrà elevarsi e narrare all’infinito l’avventura degli eroi»


Ma, “…le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, il silenzio. Non è accaduto, ma si potrebbe pensare che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma certo non dal loro silenzio.” (1)

La stessa illusione, da parte di Ulisse, di essersi liberato delle sirene, di averle sconfitte con il suo buon senso, si rivelò infondata, perché «esse l’attirarono là dove egli non voleva cadere, e, nascoste dentro l’Odissea divenuta il loro sepolcro, lo impegnarono, lui e molti altri, a quella navigazione felice, infelice, che è il racconto».

“Ulisse, dunque, ha avuto bisogno di accostarsi alle sirene tanto da ascoltarne il canto, per avere un’esperienza realmente profonda da raccontare, ma ha dovuto sottrarsi a questo canto per poter sopravvivere e dar vita alla narrazione , al suo viaggio.” (Blanchot – «Ulisse diventa Omero»).


«Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, / ferma la nave, la nostra voce a sentire. / Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, / se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; / poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose. / Noi tutto sappiamo, quanto nell’ampia terra di Troia / Argivi e Teucri patirono per volere dei numi; / tutto sappiamo quello che avviene sulla terra nutrice» (2)

Micheal Focault dice che, la promessa contenuta in questi versi è quella di cantare le vicende della guerra di Troia, quindi anche la storia dello stesso Ulisse.

Italo Calvino dice: «Cosa cantano le Sirene? Un’ipotesi possibile è che il loro canto non sia altro che l’Odissea. La tentazione del poema d’inglobare se stesso, di riflettersi come in uno specchio si presenta varie volte nell’Odissea, specialmente nei banchetti dove cantano gli aedi; e chi meglio delle Sirene potrebbe dare al proprio canto questa funzione di specchio magico?»

Beh! Mi convinco sempre più che il Gabbiano è l'unico essere che può aiutare le Sirene ad allievare il loro dolore.

Nanos





Bibliografia:
Da un’arte all’altra
, Giuseppe Zuccarino Novi Ligure (AL),
Edizioni Joker, “Materiali di Studio”, 2009.
Brani tratti da:
(1) - Il Silenzio delle sirene - Kafca
(2) - Omero, Odissea, XII, vv. 184-191, tr. it. Torino, Einaudi, 1963; 1984, p. 339.

venerdì 2 ottobre 2009

Il Gabbiano Jonathan Livingston


"Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza, ci accorgeremo d'essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!" (dal racconto di Richard Bach).

Ho riportato nel post precedente un "dialogo immaginifico con il mio angelo Mercurzio" pubblicato anche su ...


...resoconto di un sogno che ho fatto un pò di giorni fà.



Mentre lo scrivevo mi è venuto in mente il romanzo che ho letto molti anni fa nel 1974/75: "IL GABBIANO JONATHAN LIVINSTON" di Richard Rach (1973).

All'epoca facevo il militare nel Carcere Militare di Gaeta. Ogni sera andavo a prendere con l'ambulanza, non ve l'ho mai detto ma sono stato anch'io autista come mio padre, un ragazzo mio coetaneo, obiettore di coscienza, che aveva tentato il suicidio.

Coprai quel libro suggeritomi da un mio amico commilitone Bertocchi. E, così ogni sera prima di andare a letto leggendo quel libro immaginavo un gabbiano che li prendesse a volo radente e facesse evadere tutti gli obiettori di coscienza.

All’epoca, questo romanzo (favola) di Richard Rach fu un bet sellers ed insegnò anche a me ad immaginare la libertà. Il volo che era stato sempre nei miei sogni, prese coscienza del suo significato vero, e la mia vita si trasformò già una volta allora. Anche un'altro libro segnò quell'epoca per me è fu Il buon soldato Sc'vèik di Jeroslav Haseck 1912 (ma di questo vi parlerò un'altra volta) perchè credo che questo personaggio sia stato un vero e proprio Clown.


“Un gabbiano…è un’infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non è che un grumo di pensiero.”

Jonathan non è un gabbiano come gli altri: lui vuole sapere, vuole conoscere. Non si accontenta di procurarsi un pezzo di pane come hanno fatto tutti prima di lui. Questo atteggiamento comporta la disapprovazione dei suoi genitori; non ha amici, patisce la fame. Si adegua per un certo periodo agli imperativi di suo padre e cede alle lacrime della madre, ma continua ad allenarsi da solo e di nascosto per imparare a volare libero. Cade e si ferisce molte volte, ma non demorde. Arriva a desiderare la morte, ma la fame di conoscenza lo sostiene. E’ disposto a tutto per saziare questa fame anche, appunto, a rinunciare alla propria vita. Quando riesce ad ottenere i primi risultati si convince che gli altri lo seguiranno e vorranno al pari di lui, imparare a volare liberi. Ma si sbaglia: gli altri non capiscono e lo espellono dal consorzio dei suoi simili condannandolo alla solitudine.

……E si fece avanti….

“II gabbiano Jonathan Livingston” l' Anziano proclamò “viene messo alla gogna e svergognato al cospetto di tutti i simili!”

Fu come se l'avessero colpito con una randellata. I ginocchi gli si sciolsero, le penne gli si fecero flosce, le orecchie ronzavano. Messo alla gogna? lui? Ma no, impossibile! E la grande Impresa? le Nuove Prospettive? Non hanno capito niente! C'è un errore! si sbagliano di grosso!

“…per la sua temeraria e irresponsabile condotta” intonava la voce solenne “per esser egli venuto meno alla tradizionale dignità della grande Famiglia dei Gabbiani ...”

Questo significava ch'egli sarebbe stato espulso dal consorzio dei suoi simili, esiliato, condannato a una vita solitaria laggiù, sulle Scogliere Remote.

« ...affinchè mediti e impari che l'incosciente temerarietà non può dare alcun frutto. Tutto ci è ignoto, e tutto della vita è imperscrutabile, tranne che siamo al mondo per mangiare, e campare il più a lungo possibile”

Nessun gabbiano, mai, si leva a protestare contro le delibere del Consiglio, ma la voce di Jonathan si levò. « Incoscienza? Condotta irresponsabile? “Fratelli miei!” gridò. « Ma chi ha più coscienza d'un gabbiano che cerca di dare un significato, uno scopo più alto all'esistenza? Per mill'anni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e una sardella, ma ora abbiamo una ragione, una vera ragione di vita. ..imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi solo il tempo di spiegarvi quello che oggi ho scoperto. ...”

Ma lo Stormo pareva di sasso, tant'era impassibile.

« Non abbiamo più nulla in comune, noi e te.” intonarono in coro i gabbiani, e, con fare solenne, sordi alle sue proteste, gli voltarono tutti la schiena.

E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre.

Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.

Ogni giorno, lui apprendeva nuove cose. Imparò che, venendo giù in picchiata a tutta birra, puoi infilarti sott'acqua e acchiappare pesci più prelibati, quelli che nuotano in branchi tre metri sotto la superficie: non aveva più bisogno di battelli da pesca e di pane raffermo, lui, per sopravvivere. Imparò a dormire sospeso a mezz'aria, dopo aver stabilito alla sera la sua rotta, nel letto della corrente d'un vento fuori costa, e coprire così un centinaio di miglia dal tramonto all'alba. Con uguale padronanza ora volava attraverso fitti banchi di nebbia sull'oceano, o sennò si portava al di sopra di essi, dove il cielo era limpido e il sole abbagliava. ..mentre gli altri gabbiani, con quel tempo, se ne stanno appollaiati in terraferma, mugugnando per la pioggia e la foschia. Imparò a sfruttare i venti d'alta quota, e portarsi nell'entroterra, per un bel tratto, e far pranzo con insetti saporiti.

Quel che aveva sperato per lo Stormo, se lo godeva adesso da se solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì ch'erano la noia e la paura e la rabbia a render così breve la vita d'un gabbiano. Ma, con l'animo sgombro da esse, lui, per lui, visse contento, e visse molto a lungo.


"Non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero"(parole di Richard Bach).


…..Molto bene, » disse poi. e voi chi siete? »….

“Veniamo dal tuo Stormo, Jonathan. Siamo fratelli tuoi.”. Quelle parole furono pronunciate con calma e fermezza. “Siano venuti per condurti più in alto. Per condurti a casa”

“Io casa non ne ho. Nè ho una patria, nè uno stormo. Sono un Reietto. E più in alto di così, ve l'assicuro – stiamo volando alla sommità del Vento che nasce dalla Grande Montagna - più in alto di così, tranne magari un par di cento metri, non riuscirei a sollevare questo mio vecchio corpo. »

" Sì che invece puoi riuscirci, vecchio Jonathan. Perché tu hai imparato tutto. Hai terminato un corso d'istruzione, e ne incomincia un altro, per te. Adesso.”

Come aveva illuminato tutta quanta la sua vita, il lume dell'intelletto lo soccorse in quel momento, e lui capì. Avevano ragione, quegli uccelli. Lui poteva volare, sì, più in alto. Ed era l'ora, sì, di andare a casa. Abbracciò con un ultimo sguardo il suo cielo, i magnifici campi del cielo, dove aveva imparato tante cose.

" Sono pronto.” disse alfine.

E il gabbiano Jonathan Livingston fece prua verso l'alto, scortato da quei due splendidi uccelli, e scomparvero insieme nella notte.

Brani tratti:
Da “Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach - Ed. BUR Milano 1991

giovedì 1 ottobre 2009

Il Clown Nanosecondo ed il suo gabbiano smarrito....(dialogo immaginifico tra un Clown ed il Suo Angelo)

Nanosecondo - Carissimo Mercuzio, angelo mio, sai ho fatto un sogno l’altro notte. Ero diventato un Gabbiano e volavo in alto mare senza nessun punto di riferimento. Mi ero smarrito. Ad un tratto poi, in lontananza nuvoloni neri accompagnati da saette enormi e paurose, e tuoni altrettanto terribili mi facevano tremare tutto dalle ali alle zampe.

Mercuzio - A me da bambino hanno insegnato a conoscere il mormorio delle nuvole, lo stridore delle comete che impaurivano gli abitanti della terra e a non temere il lamento pauroso del vento nelle serate invernali perché dovevo volare per vivere ……

N- Poi sono riuscito finalmente a volarci intorno e mettendo la coda al vento mi sono fatto spingere fino ad uno scoglio che è apparso quasi per magia. Non era molto grande ed il mare. agitato dalla tempesta. ogni tanto mi faceva schizzare onde e schiuma bianca sulla testa. Mi sembrava un diluvio.

M- Vedi la differenza tra noi angeli e voi umani……..noi voliamo per vivere, voi vivete per volare e volate solo per magia, incanto o fantasia.

N- La cosa strana è che avevo un anello nella zampetta sinistra che fischiava con il soffio del vento in maniera diversa, a seconda di come orientavo la zampa. Ero un gabbiano smarrito, in mezzo ad una tempesta, su uno scoglio in mezzo al mare. Mi sembrava un incubo.

M- E continui ad avere incubi alla tua non tenera età. Mi sa, Nanos, che ti sta succedendo qualcosa di strano e di abituale per gli uomini. Cose che capitano agli uomini nelle ‘notte maliconiche’…notti terribili con colori foschi, pensieri cupi che annunciano ‘il miracolo’ della vita .

N- Ad un tratto ho sentito un lamento. Era una Sirena che cercava anch’essa di salire sullo scoglio, era esausta. Si vedeva che aveva nuotato da parecchio nella tempesta e non ce la faceva più. Mi sembrava smarrita anche lei, anzi no era ferita alla testa. Si aveva una brutta ferita alla testa, due grosse cicatrici sanguinanti.

M- Eccola! La sirena “adgnosco veteris vestigia flanmmis” ….conosco i segni dell’antica fiamma …..sospirava Didone alla vista dell’amato-straniero Enea spossato dalla fatica e dai pericoli del mare periglioso e nemico. .

N- Non sapevo come aiutarla per farla salire sullo scoglio, quando ad un tratto un onda, un po’ più grossa, la spinse tanto da farla sedere in un sol colpo affianco a me. La situazione mi sembrò anche un tantino imbarazzante. Ma tanto è, che dovevamo salvarci in due dalla tempesta.

M- Sono gli dei che si divertono con i mortali creando pericoli, disavventure, ostacoli per fargli credere, ingenui, che “per aspera ad astra” cioè che nelle difficoltà si arriva fino alle stelle. Perchè a te sembra di colpo di essere già al famoso settimo cielo, nevvero?

N- Cosi lei si presentò: "Ciao, mi chiamo Seirà". Mi parlo dei suoi amori e delle sue ammalianti avventure. Sapevo che le Sirene sono esseri marini, dal temperamento malevolo, che sfruttano le loro doti di seduzione sessuale, mostrando la parte superiore del corpo, per attrarre ignari giovani marinai, ed ucciderli trascinandoli nel mare, ma io ero un Gabbiano che male mi avrebbe potuto fare se parlavo con lei? - mi chiesi - nessuno?

M- ‘Seirà’ che bel nome e che bella fantasia! Ma un po’ di storia non ti fa male, caro Nanos. Le sirene erano la personificazione dei torridi giorni canicolari, quando Sirio (da qui il loro nome) dardeggiava senza pietà nel cielo infuocato; erano vampiri, demoni di calore, di putrefazione, di voluttà, di lussuria. L’Ellade, però, le rivesti di forme nuove, diede loro cuore e vesti verginali; le spedì in occidente in cattiva compagnia…..Ma vedo che continuano ad usare le vecchie armi e che ti hanno colpito con il loro migliore colpo….il colpo di sole.

N- Ma che colpo di sole era nuvolo Mercù, e parlando con lei sentivo odore di morte. Sapevo che le Sirene, se non riescono ad uccidere, si uccidono esse stesse. Lei mi parlò che si trovava in quella condizione perché aveva cercato di uccidersi, ma non ce l’aveva fatta a compiere il gesto sacrificale, poi aveva visto lo scoglio e si era avvicinata per cercare di salvarsi.

M- A benedetto o maledetto scoglio! Ricordati però che poeti e filosofi ,dopo Omero, insistettero sempre più sulle sembianze e gli attributi umani delle sirene, sul fascino e il mistero della voce, del canto e sulla bellezza dei lineamenti. Tu sappi che comunque sono creature speciali con una loro identità e natura superiori agli uomini per sentimenti, intelletto e soprattutto passione creatrice, amorosa e poetica.

N- Mi raccontò, appunto, che stava cercando di ammaliare con il suo canto un giovanotto strano ma che questi all’ultimo momento si era involato con uno strano arnese tra le mani, che tra l’altro faceva un baccano della miseria, sembrava una moto, mi disse: “Il mio canto era reso nullo dal frastuono del motore di quella moto

che partì di colpo…” continuando il suo racconto "..lo stesso giovanotto, in lontananza, vidi che si era tramutato in uccello. Mi sembrava un gabbiano."

M- Nanos……Con le sirene si può convivere solo se si è in possesso di magia, fantasia, poesia, canto e soprattutto sogno.. “Una volta le sirene sfidarono le Muse ad una gara di canto, poesia e musica; ne uscirono battute e le Muse vollero ornarsi con le penne delle avversarie sconfitte. Chi non è tentato di vedere in questa leggenda la vittoria della musica del canto, della poesia sulla improvvisazione primitiva di un canto naturale e arcaico ?

N- A questo punto pensai ma fa che sta parlando di me? Ma io sto solo sognando e che c’entra tutta sta storia adesso. Mi stavo innamorando di una ragazza che mi aveva cercato di ammaliare con le sue parole, senza immaginare che fosse una Sirena pronta ad uccidermi? Dovevo stare attento! Mi dissi tra me e me. Se avesse compreso che ero io mi avrebbe potuto uccidere all’istante, anche adesso che stava parlando con me Gabbiano - senza saperlo -, anche se ferita e quasi in agonia?

M- Attento agli artifici, alle visioni, che voi umani considerate strumenti femminili tout court! Le sirene greche infatti vengono raffigurate con i caratteri dell’eterna giovinezza e attrazione femminile: se ne stanno sugli scogli circondati dal mare con la lira in mano, o sorgono dalle acque lucenti, percuotono i cimbali e scompaiono. Nel loro mito ci sono quella indeterminatezza, distanza e discrezione che rendono possibili le interpretazioni più diverse e costituiscono il fascino di molte altre concezioni greche, che non sono il prodotto di una mente sola, ma formano una specie di complesso poliedrico, che riflette i vari strati delle culture sovrapposte : forme belle ,ma evanescenti .E un po’ il mondo femminile in assoluto con gioie e dolori che tanto intrigano gli esseri umani….

N- Carissimo Mercurio io non ci capisco più niente aiutami mi so proprio perso e non so se in un sogno o è realtà ed a questo punto devo pensare che già so morto?

M- Morto …ma perché mai? Tramortito sì ma piacevolmente credo. Quello che noi immortali invidiamo in voi uomini è proprio la possibilità di sentire il ‘piacere’, l’eros’ oltre al dolore. L’uomo nei momenti migliori della sua vita ha grande necessità non solo di creare miti e divinità a sua somiglianza soprattutto per viverli con intensità e passione. E, poi gli uomini sono gli unici essere umani che inventano consapevolmente le loro finzioni e hanno il coraggio di chiedere agli altri l’approvazione e il loro parere.

N- Ma è vera sta cosa che l’attraversamento dell’acqua è la prova necessaria per il passaggio tra due livelli di realtà, quello profano e quello sacro e che quindi la natura mi sta mettendo alla prova e che le anime dei defunti sono raffigurate da uccelli? Quindi il mio Gabbiano non nient’altro che la raffigurazione della mia anima (persa) ed il mio corpo si è trasformato in uccello perchè io già so morto e non me ne sono ancora accorto?

M- La morte non è argomento serio per le nostre finzioni e i nostri inganni. La morte è purtroppo una cosa molto seria per giocarci su con la fantasia o l’inganno. A noi il compito di trovare buoni e belli argomenti per ingannarci. Questa dei due livelli è buon argomento per ‘i filosofi’ a cui noi abbiamo dato il gusto e il senso di creare labirinti mentali con cui giocare alla ricerca dell’essenza, dell’eternità e di Dio. Ma tu ,Nanos, hai scelto la strada dei Clowns che è più leggera e seria di quella della Civetta di Minerva che ha l’ardire di voler insegnare agli uomini a saper guardare nella notte della mente degli uomini con la pretesa di scoprire la verità una volta per tutte. Io ti consiglio di restare nel tuo corpo di bianco gabbiano vivo negli occhi e leggero nel corpo anche nella folle pretesa o il coraggio di volersi confrontare in amore con una sirena ammaliatrice e conturbante. In un momento di riposo spossato su uno scoglio di fortuna e in un momento di pausa del suo volo del sogno e della fantasia per portare consapevolezza e gioia ai poveri umani intristiti nelle doloranti e appesantite prove della loro difficile e sempre più complicata vita terrena.

N- Sto già passando in rassegna su questo scoglio la mia vita?

M- Bene! Approfittane per rivedere la parte bella del film della tua vita e raccontala con sentimento, amore e passione alla povera e bella sirena che ti è capitata tra le mani. Non annoiarla con pensieri forti e pesanti …ricordati che è un essere umano e marino e che predilige la leggerezza e la liquidità alla solidità e rigidità umana.

N- Questo mondo così strano che vedo solo adesso racchiuso in questo fazzoletto di scoglio sperduto anch’esso in mezzo al mare ed alla tempesta, come può rappresentare per un attimo tutte la mia vita quello che ho fatto, detto e scritto finora, sull’amore, sulla gioia e sulla bellezza della vita, e non comprendere ancora come tutto ciò ha un rapporto con la morte.

M- Ancora con la morte !Ma voi uomini perché confondete o meglio avete il cattivo gusto di volere sempre mettere assieme amore e morte? Questo che stai vivendo è una esperienza tipicamente d’amore. Fatto unico e irripetibile nella vita di un essere umano. E, allora è con l’amore che devi confrontarti …giocare la tua partita a scacchi umana troppo umana. In questa tua esperienza amorosa confluiscono altri motivi e suggestioni: Orfeo sta per la poesia, o in genere per l’arte; Ulisse per la curiositas: le due principali risposte alla seduzione intellettuale operata dalle sirene. Tu vuoi una vita poetica o una vita curiosa. Un mio consiglio spassionato: lascia ai filosofi la curiosità, il dubbio, il sospetto. Tu avendo trovato nelle pieghe della tua anima ‘il clown’ che sonnecchiava in te continua a inforcare la tua ‘moto del tempo’ e se riesci a convincere la tua sirena prova a portarla con te per un bel viaggio tra le nuvole che lei non conosce. Ma mi raccomando non promettergli “il viaggio definitivo e assoluto della sua vita. Sono animali essenzialmente fisici e non amano la metafisica.

N- Certo, un mare in burrasca, uno scoglio dove sono Gabbiano con a fianco una Sirena che si è cercata di uccidere perché ha fallito il suo compito, mi fa sperare che l’acqua del mare e della pioggia, che qui continua a cadere scrosciante e impetuosa, possa mettere fine a questa sofferenza ed al più presto si ponga lo stesso scoglio come un ponte per l’aldilà. Ecco adesso ho paura e spero che presto possa ricomparire l’arcobaleno..

M- L’arcobaleno è già dentro di te …non aspettarlo dall’esterno. Il tuo vero arcobaleno è la sirena che è ti è capitata di incontrare e che per ora, per necessità o volontà è sullo scoglio con te, gabbiano spossato, affaticato e triste. Le piogge e i temporali passano sempre e gli scogli sono il luogo su cui ti tocca vivere il più bel sogno della tua vita amorosa ‘hic et nunc’ (qui e ora)….non trasformare mai un luogo di vita concreto in un ponte mentale o irreale. Trasforma questo piccolo scoglio nel tuo giardino del tuo Eden …..vivilo profondamente sapendo che non c’è nessun Dio che possa migliorarlo o annullarlo tranne che nelle mitologie religiose. Questo lo puoi fare solo tu in piena libertà e volontà.

N- Certo io vorrei riuscire a volare ancora come Clown con la mia moto del tempo e mi va bene anche come Gabbiano, ma vorrei andare verso una nuova vita. Mi hanno detto che c’è un’isola che si chiama dei Beati, ma per andarci non ho capito come fare.

M- Pinzillacchere, fanfaluche e fantasie per bambini. Non ci sono isole felici e meno che meno strade percorribili e segnate da altri .”Hic est Villanoviana di Etruria (Pontecagnanus) est nisi deficias animo aequo” La felicità è dove ti trovi a vivere Villanoviana ...se non ti manca la tranquillità o l’equilibrio dell’animo.

N- Comprendo che l’evoluzione della mia specie, come uomo intero, come clown, non può che passare senza forzature tra la conoscenza, la memoria dell’acqua e la forza tentatrice del sesso ammaliatore che poi t’uccide, ma possibile che l’amore sia morte e non, assenza di morte? Ho è questa l’assenza di morte? il non amare ma essere uccisi dall’amore. La sirena è il mezzo che mi potrà far conoscere l’amore?

M- La sirena, come qualsiasi altra esperienza, può essere anche un mezzo ma tu sai che è soprattutto un fine, un essere umano-marino che va vissuto, amato e anche rifiutato e o odiato ma solo a partire da questa convinzione e rispetto. L’amore non è mai un fine che si possa raggiungere ….è uno stato mentale o fisico che è già in noi e che può essere evocato, cercato, ricreato a patto che si hanno le occasioni e le capacità per riconoscerlo. Il resto è filosofia, letteratura o anche poesia che serve solo a renderci la vita meno noiosa e superficiale . E’ finzione e in questo modo deve essere vissuta.

N- Ecco spero che tu mi possa rispondere e salvare e farmi comprendere come sciogliere questo incantesimo e salvarmi. Chiederò anche aiuto ad Afrodite, che punì tutte le Sirene per aver disprezzato le gioie dell’amore.

M- Ma Afrodite è una immortale e si diverte per gelosia a stuzzicare e anche deviare gli uomini dalla vita semplice, facile e felice. Io ne avrei rispetto ma a dargli fiducia o anche pregarla….eviterei se fossi in te. Ma tu parli ancora di incantesimo e di salvezza. Devi sapere che chi ascolta questi canti, dice Omero, non torna più a casa e alla famiglia. Il che può significare che per certi uomini la saggezza val più della felicità domestica: ma si tratta di una esagerazione poetica senza dubbio. A tale proposito ti ripropongo ciò che scriveva Omero ad Ulisse, l’astuto o il saggio:

“O molto illustre Ulisse, o degli Achei somma gloria immortal: su via, qua vieni, ferma la nave; e il nostro canto ascolta. Nessun passò di qua su negro legno, che non udisse pria questa che noi dalle labbra mandiam,voce soave; voce, che inonda di diletto il core, e di molto saver la mente abbella. Chè non pur ciò, che sopportaro a Troia Per celeste voler Teucri ed Argivi, noi conosciam, ma non avvien su tutta la delle vite serbatrice terra nulla, che ignoto o scuro a noi rimanga”

Capito!?!?

Un nanosecondo o mille anni è la stessa cosa.... per un Clown!?....


Tratto da :
http://www.girodivite.it/Il-Clown-Nanosecondo-ed-il-suo,13259.html


Mercurzio, il mio angelo è Mauro Orlando